Dopo i conti del primo trimestre

Giù i prezzi, giù i margini: se la sindrome tlc colpisce Tesla (e tutta l’auto) 

Le consegne nel primo trimestre, già annunciate a inizio aprile, sono aumentate del 4,3%, ma la politica di riduzione dei prezzi presenta il conto sulla redditività. E il mercato si interroga su tutto il settore

di Alberto Annicchiarico

(REUTERS)

3' di lettura

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La strategia aggressiva del ceo Elon Musk sui prezzi paga su volumi e ricavi ma come previsto comprime i margini di Tesla. Solo, oltre il previsto. Così Wall Street ieri ha emesso il suo verdetto: calo eccessivo della redditività e titolo a fondo: -10%, trascinando al ribasso soprattutto Renault nel giorno dei conti, Stellantis, Bmw e le altre.

I numeri di Tesla

Tesla ha chiuso il primo trimestre con ricavi in aumento del 24% a 23,32 miliardi di dollari ma un utile in calo del 24% a 2,51 miliardi, indebolito da ripetuti round di tagli nei prezzi di listino delle vetture proprio per dare priorità al sostegno alle vendite. Questa linea, che ha scosso anche il mercato più grande del mondo, quello cinese, dove Tesla è accerchiata dalla concorrenza locale, ha dato frutti: le consegne nel primo trimestre, già annunciate a inizio aprile, sono aumentate del 4,3% rispetto al quarto trimestre del 2022 e del 36% dall'anno scorso, a 422.875 vetture. E Musk, nella conference call seguita all'annuncio dei risultati, ha ribadito che la strategia per fronteggiare l'incertezze economica figlia dell’inflazione e dell’aumento dei tassi, oltre che della concorrenza rimane la seguente: puntare su crescita e volumi, sul sostenere le quote di mercato, anche se questo significa rinunciare a una fetta di margini e utili.

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Il nodo della redditività

«Senza lenti rosa: i margini - ha commentato Dan Ives, di Wedbush - sono ormai una questione delicata che tiene svegli gli investitori Tesla la notte. Il problema del margine a breve termine per l’aumento della domanda/volume a lungo termine è una strategia con cui Wall Street è per lo più d’accordo. Tuttavia scendere al di sotto della magica soglia del 20% è preoccupante. La stima di 1,8 milioni di consegne nel 2023 (+37% sul 2022) rimane raggiungibile e perfino superabile». La sforbiciata ai listini, effetuata a più riprese (anche poco prima di presentare i risultati finanziari), si attesta tra il 14% e il 25 per cento. Il primo costruttore mondiale di auto a batteria ha archiviato un margine lordo totale del 19,3%, rispetto ad attese del 22,4%. Il margine operativo è sceso all'11,4% dal 19,2% l'anno scorso, pur rimanendo tra i più elevati nel settore.

Ford, VW e le altre

«Vale la pena notare - osserva Alec Lucas, Research Analyst di Global X - che un margine lordo dell’11,4% è ancora elevato per il settore. Il margine operativo di Ford è stato di circa il 4% nel 2022. I margini operativi di GM e Volkswagen erano entrambi più vicini al 7%. Riteniamo che la strategia di prezzo di Tesla funzionerà nel breve termine. Tuttavia, il mantenimento della sua posizione di leadership sarà probabilmente legato alla sua strategia di integrazione verticale. La prossima apertura di un impianto proprietario di raffinazione del litio è un buon passo avanti, ma pensiamo che per sostenere i suoi obiettivi Tesla abbia bisogno di possedere anche degli asset minerari di litio, in quanto denominatore comune di quasi tutte le chimiche delle batterie».

Il fattore Biden

Quanto può durare la guerra dei prezzi condotta da Tesla? Un elemento di vantaggio possono essere i crediti d’imposta accordati dall’Inflation reduction act di Biden. In più «molti sottovalutano - aggiunge Lucas - la capacità di produzione di Tesla. Lo stabilimento di Fremont, in California, opera a un ritmo di produzione di circa 12mila auto a settimana. L’azienda deve gran parte della sua produttività all’adozione della robotica, utilizzata a tassi più elevati rispetto alle case tradizionali».

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