Giovanna Dossena: «La sostenibilità solo con rendimenti collegati a progetti industriali reali»
Professoressa ordinaria all'Università di Bergamo è ceo e presidente di Avm Gestioni: «Piani a lungo termine: l'impazienza dei capitali ha creato una finanza insostenibile»
di Monica D'Ascenzo
3' di lettura
3' di lettura
«Il rendimento non può venire solo dalla finanza, i fondi devono favorire progetti che generino valore nel lungo termine. Occorre che il rendimento finanziario sia collegato a un progetto reale». Giovanna Dossena, professoressa ordinaria all’Università di Bergamo e ceo e presidente di Avm Gestioni, crede ormai tramontata una finanza basata solo sui rendimenti per i venture capital e soprattutto per i private equity.
È il momento di costruire per il futuro: «Noi fondi non siamo soggetti al confronto quotidiano con il mercato come le imprese quotate. Abbiamo un altro orizzonte temporale e non dobbiamo perdere l'occasione di allocazioni a lungo termine. Non dobbiamo dimenticare che siamo un capitale privato destinato a generare valore nel medio e lungo termine. Se ci sono sottoscrittori che non aderiscono a questa missione bisogna avere il coraggio di non accettarli. Gli investitori devono capire che questa categoria di investimento deve essere un’allocazione efficace ma sostenibile».
Imprenditoria proiettata al futuro
Dossena ha fondato Avm Gestioni nel 1995 e ha partecipato a oltre 50 transazioni per un valore totale di oltre 400 milioni di euro. Membro del cda di Brembo dal 1992 al 2014, è tuttora esponente del comitato scientifico del Parco tecnologico KilometroRosso e direttrice dell’Entrepreneurial-Lab E-Lab - centro di ricerca focalizzato sull’analisi del comportamento imprenditoriale. Conosce gli imprenditori e ha imparato con il tempo a capire la loro visione. «Un imprenditore vero, che non necessariamente ha generato l'impresa, di natura ha una prospettiva dedicata al domani.
Vuole la sua impresa più grande e di successo» sottolinea la ceo di Avm, proseguendo: «Nel momento in cui faccio un buyout ho generato un risultato finanziario, ma nel momento in cui faccio un'aggregazione ho generato un beneficio per tutto il sistema. La prima operazione si fa tecnicamente, mentre la seconda costa più lavoro e richiede tempo per poterne vedere i risultati. Ho sempre avuto a che fare con gli imprenditori: se gli racconto il buyout si annoiano se gli racconto dell'acquisizione si accendono. Si può affiancare tutta l'enorme finanza che abbiamo a disposizione ad un progetto reale. Non possiamo essere autoreferenziali».
Impazienza dei capitali e finanza insostenibile
Ma da dove riparte il private equity dopo la pandemia? «Il 2021 per noi, come tutti gli anni di ripresa e di rimbalzo, è un anno in cui si muovono molte cose. Ci sono tante imprese in vendita, ma i multipli che non scendono soprattutto in settori del futuro. E portare le risorse dove si renderanno necessarie in prospettiva è un altro fattore della sostenibilità. Il problema è che la finanza di tutto il mondo sta guardando in questa direzione, quindi alcuni settori hanno multipli in rialzo: cura della persona dal cosmetico al biomedicale, alimentare, tecnologie abilitanti».


