Generali, la sfida è spingere i ricavi legati alle commissioni
di Vittorio Carlini
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Tra i molteplici grafici del business plan di Generali al 2021 ce n’è uno molto significativo. È quello che, stimando la crescita media annua ponderata nell’arco di piano dell’utile per azione tra il 6 e l’8%, illustra il contributo delle varie “strategie” all’aumento stesso. Orbene: l’ “Innovazione e trasformazione digitale” e il “Capital management e ottimizzazione finanziaria” valgono ciascuno l’1% dell’incremento previsto. Il rimanente 4-6%, invece, è da ricondursi alla cosiddetta “Crescita profittevole”.
Quest’ultima, quindi, ha un’importanza non da poco. All’interno di essa i focus sono molteplici: dal continuo miglioramento della gestione tecnica all’incremento della profittabilità (ad esempio con prodotti ibridi nel Vita) fino al consolidamento del business in Europa e alla sua espansione sui mercati emergenti ad alto potenziale (ad esempio Asia).
La gestione degli asset
Tra le priorità, però, deve anche ricordarsi la spinta sull’asset management. La strategia, va detto, è stata avviata nel 2017. Il gruppo assicurativo, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha incontrato i vertici finanziari, punta ad estrarre maggiore redditività dagli asset in gestione.
Si tratta di un progetto articolato. Tra le tessere del puzzle c’è quella di aumentare la quota di prodotti (ad esempio le “unit linked”) gestiti direttamente, in modo da incrementare i ricavi da commissioni. Altro punto rilevante è ampliare il portafoglio prodotti, allargando anche la quota in gestione per conto di terzi, offerti a diversi soggetti: dal singolo cliente alle imprese fino alle numerose piccole-medie assicurazioni in Europa.


