Lettera al risparmiatore

Generali, doppio focus: diversificare il business e spingere sull’efficienza

di Vittorio Carlini

(IMAGOECONOMICA)

5' di lettura

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Da un lato spingere sulla gestione tecnica e, più in generale, sull’efficienza operativa. Dall’altro proseguire sul fronte della diversificazione del business. Sono tra i focus del gruppo Generali a sostegno dell’attività, in particolare nell’attuale crisi economico-sanitaria.

La gestione tecnica

Analogamente a tutte le compagnie assicurative il Leone di Trieste non ha vita facile, visto i tassi di mercato rasoterra o negaviti in Europa, sul fronte dei rendimenti nella gestione finanziaria. Per questo un focus riguarda quella tecnica.

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Nel 2020 il Combined ratio (indicatore d’efficienza nell’area in oggetto per il ramo Danni) della multinazionale italiana si è assestato a quota 89,1%. Il valore è in diminuzione, quindi in miglioramento, rispetto al 92,6% dell’esercizio precedente. Certo: la dinamica è stata agevolata, soprattutto durante il primo più duro round di lockdown, dal calo dei sinistri nell’Rca Auto conseguente alla minore circolazione di veicoli. E tuttavia da un lato i premi, dove la raccolta nei vari mercati ha compensato la forte diminuzione del business di Europ Assistance, sono rimasti sostanzialmente stabili (+0,1%); ma dall’altro la redditività operativa del segmento Danni, nonostante anche il minore apporto degli investementi, è salita (+19,4%). Un dato quest’ultimo che segnala, similmente al trend del Combined Ratio, il positivo ruolo della gestione tecnica. Detto ciò quali le prospettive sull’indicatore per fine 2021? La compagnia, anche a fronte della terza ondata del virus e del persistere di limitazioni alla circolazione, conferma che il Combined Ratio dovrebbe assestarsi nella parte bassa della forchetta compresa tra il 90 e 92%.

BILANCI A CONFRONTO

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Il ramo Vita

L’efficienza, però, non attiene solo al Danni. È tra i focus nello stesso Ramo Vita. Qui il contributo della marginalità tecnica alla redditività operativa, sempre nel 2020, è in aumento (+56 milioni sul 2019). Il dato consegue anche ad un più favorevole business mix indirizzato, soprattutto, verso prodotti a minore assorbimento di capitale. Un esempio? Le unit linked. Rispetto ad esse la raccolta netta è stata di 7,1 miliardi su di un totale di 12,1 miliardi di net inflow. Non solo. Un’indicatore rilevante in funzione dell’efficienza tecnica è, per Generali, il cosiddetto New Business Margin. Quest’ultimo, che in linea di massima esprime la redditività del nuovo business, a fine 2020 è risultato in crescita: dal 3,89% di due anni fa si è assestato nel 2020 al 3,94%.

La dinamica del “Nbm”

Ciò detto, però, può sottolinearsi un aspetto. Il New business margin negli anni precedenti, aveva raggiunto livelli più alti. Era stato del 4,o1% e 4,35% rispettivamente nel 2017 e 2018. Insomma: l’andamento dell’indicatore, seppure nel 2020 superiore esercizio su esercizio, non pare avere un’impostazione di fondo al rialzo. Il che induce un dubbio. Generali, che è stata sentita dalla “Lettera al risparmiatore”, non condivide la considerazione. Il valore del 2020, è l’indicazione, escludendo l’operazione (comunque creatice di valore) con il Fondo Cometa, sarebbe del 4,08%. Cioè in linea con quello degli anni precedenti al 2019. Inoltre il dato, dice sempre la società, da una parte, rispetto ai concorrenti in Europa, è il più elevato; e, dall’altra, è in sé di assoluta soddisfazione. Di conseguenza la società, che ricorda la sua capacità nel gestire i bassi tassi di mercato, non vede particolari problemi su questo fronte.

I RICAVI GEOGRAFICI

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La strategia

Al di la delle singole situazioni il fil rouge della ricerca di maggiore efficienza operativa, anche e soprattutto grazie all’innovazione tecnologica, attraversa l’intero gruppo. In tal senso l’uso di analitycs o algoritmi consente, da una parte, maggiore capacità di modulare al meglio il rapporto premio/rischio. E dall’altra, ad esempio, di profilare (tramite i big data) la clientela per definire timing e contenuti dell’offerta. Non solo. Altro focus, soprattutto in scia alla pandemia, è la digitalizzazione. A fine 2020 l’87% della clientela del gruppo avvia online la ricerca di prodotti e servizi. Un web dove gli utenti registrati sono 4 milioni e di questi circa il 72% utilizza attivamente il canale digitale.

Sia chiaro: il gruppo non punta alla disintermediazione tra azienda e cliente. Al contrario: la rete proprietaria è un’agevolazione per la stessa crescita nei prodotti “capital light”. La strategia, in realtà, è quella dell’approccio definito “phygidal” (unione tra le parole, in inglese, “fisico” e “digitale”). Vale a dire: l’integrazione tra il canale online e quello fisico. Nel risparmio, come nelle assicurazioni, l’interazione con l’agente, o il consulente, in carne ed ossa resta essenziale. Questa però, integrata con il digitale, permette all’agente di aumentare la produttività. Oppure al cliente di svolgere molteplici attività 24 ore su 24. Non va, infine, dimenticato l’uso dell’intelligenza artificiale. Un esempio? L’analisi delle foto per evitare le frodi nel ramo Danni. Insomma: il focus è su maggiori efficientamenti che contribuiscono, anche, a realizzare risparmi sui costi. Un fronte quest’ultimo riguardo al quale Generali ha il target, al 2021, della riduzione di 300 milioni, rispetto al 2018, delle spese generali del business assicurativo in Europa.

LA DINAMICA DEL DEBITO

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Diversificazione

Fin qui alcune considerazioni sull’efficientamento dell’attività. Altra priorità però, oltre al focus sulla generazione di capitale e flussi di cassa, è proseguire nella diversificazione del business. Così nel Danni, di là dall’Rca Auto che resta importante, ci sono tra le altre cose gli sforzi per espandersi nel cosiddetto non motor (dalle polizze sulla casa fino alle assicurazioni per le Pmi). Nel Vita, unitamente alla crescita delle Unit Linked, l’attenzione è anche sulle polizze protection (ad esempio l’assicurazione temporanea caso morte). La strategia di diversificazione si concretizza, peraltro, ad un altro livello: quello geografico. Generali da un lato, ricordando che nell’assicurazione sono rilevanti le economie di scala, punta a consolidarsi e crescere, nei mercati in cui è già presente (focus sull’Europa); e, dall’altro, ad espandersi in Paesi ad alta crescita.

Le acquisizioni

Proprio rispetto alla maggiore articolazione geografica una leva importante è quella dell’M&A. Sennonché, rispetto alle acquisizioni, il risparmiatore, vista la stessa aggressività della concorrenza (come ha dimostrato il caso degli asset di Aviva in Polonia) esprime un timore: che la società possa non essere così reattiva su questo fronte. Generali rigetta il dubbio.In primis, viene sottolineato, il gruppo, in linea con il piano strategico al 2021, ha compiuto diverse acquisizioni, investendo circa 1,8 miliardi. Inoltre, dice sempre la compagnia, la società nell’M&A persegue una strategia contraddistinta da tre elementi: il mantenimento della disciplina finanziaria, la valenza strategia/industriale dell’operazione e l’efficienza nell’ “execution risk”. A fronte di ciò Generali, rimarcando che il suo approccio è apprezzato dal mercato, ribadisce che le acquisizioni non sono un obbligo ma un modo per creare valore per gli azionisti.

STORIA DELL’EBITDA

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Il bilancio e redditività

Dalle strategie al conto economico. Nel 2020 il gruppo ha realizzato un risultato operativo di 5,208 miliardi (+0,3% rispetto al 2019). Il dato, riguardo al quale l’impatto negativo stimato del Covid è di 123 milioni, è conseguenza soprattutto del contributo di tre aree: il segmento Danni (+19,4%), l’Asset Management (+28,5%) e il segmento “Holding e altre attività” (qui la redditività operativa è salita a 130 milioni contro gli 8 del 2019). Il ramo Vita, al contrario, ha fatto registrare un risultato operativo in diminuzione del 16,1%. Si tratta di una dinamica che, considerando come il segmento Vita sia al primo posto quale contributore alla redditività operativa del gruppo, fa storcere il naso al risparmiatore. La compagnia su questo fronte si dice non preoccupata. In primis perchè, è l’indicazione, il dato è conseguenza di una duplice causa specifica non strutturale: la prima è l’accelerazione degli accantonamenti verso gli assicurati in Svizzera; la seconda è il calo della redditività dell’azionario (ad esempio minori dividendi) e del real estate. Oltre a ciò, viene ricordato, il calo dei tassi di mercato, che mette pressione ai margini d’investimento, è stato particolarmente marcato nel 2020. A fronte di un simile contesto, e considerando, al netto di eventi eccezionali non auspicabili, l’allentamento della crisi economico-sanitaria, il gruppo professa fiducia.

Ciò detto quali le prospettive sul 2021? Generali conferma una crescita annua composta 2018-2021 degli utili per azione tra il 6% e l’8%. Si prevede inoltre un Roe atteso del 2021 maggiore del 11,5%.

Per approfondire

L’andamento del titolo

L’analisi tecnica del titolo

Finlabo Research

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