Generali, contro i tassi-zero focus sulla gestione tecnica. La sfida nel risparmio gestito
di Vittorio Carlini
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L’attività delle assicurazioni è complessa. Tuttavia, pure semplificando, il business risponde ad alcune principali dinamiche di fondo. Una di queste è l’inversione del ciclo produttivo: i ricavi (premi) precedono i costi (indennizzi). Un contesto in cui l’impresa assicurativa arriva ad avere ingenti risorse finanziarie da investire in tempi e modi coerenti con gli impegni verso gli assicurati. Orbene: l’attuale scenario di tassi-zero rende difficile l’attività d’investimento. Di conseguenza le compagnie puntano a più efficienze nel business. Ad estrarre maggiore valore dalla cosiddetta gestione tecnica, oltre che cercare nuove fonti di ricavi. Certo: il margine finanziario è fondamentale. Le assicurazioni si sono ingegnate nel sostenerlo. E, tuttavia, l’efficacia ed efficienza operativa sono un “must”. Anche per il Gruppo Generali.
Tra le priorità del Leone di Trieste, molte delle quali indicate all’investor day del novembre 2016, la eco di quanto descritto appare in diversi casi. La si ritrova, ad esempio, nella razionalizzazione della macchia operativa (vedere anche domanda a fianco). Oppure: nel rafforzamento delle capacità tecniche. Senza dimenticare poi l’innovazione di prodotto, della distribuzione e nel rapporto con il cliente. Peraltro il fil rouge indicato risulta a livello dello stesso conto economico. Nel 2016, analizzando la redditività del ramo Danni e Vita, salta infatti all’occhio proprio quanto descritto sopra: il margine tecnico dei due segmenti è cresciuto.
La situazione si conferma nel primo semestre del 2017? Il discorso di fondo rimane. Seppure, da un lato, i dati contabili siano un po’ diversi. E, dall’altro, emerga un’altra interessante dinamica. Vediamo. Nel complesso la compagnia, nella prima metà dell’anno, ha aumentato la redditività. Il risultato operativo è salito del 4,1% e quello netto del 3,7%. Analizzando più da vicino le varie attività risulta inoltre che: il segmento Vita ha visto la redditività calare (-2,8%). Quella del ramo Danni è, al contrario, cresciuta ma di poco (+0,7%). L’incremento maggiore, alla fine, è da attribuirsi alla voce contabile “holding e altre attività”. Qui, al di là del contributo della partecipazione in Banca Generali, c’è stata anche la spinta legata all’asset management. Un rialzo, quest’ultimo, che è la “plastica” rappresentazione di uno dei focus del Leone di Trieste: il risparmio gestito. La strategia, che punta ad estrarre più redditività dagli Asset under Management (AuM), è articolata. Una tessera del puzzle è costituita dalla crescita nella gestione. In tal senso alla fine del 2016 solo il 14% delle “unit linked” emesse dalla compagnia era da lei direttamente gestita. Ebbene: raddoppiare la percentuale è considerato un target sensato. Non solo. Altro punto importante è ampliare il portafoglio prodotti da offrire a diversi soggetti: dal singolo cliente alle imprese fino alle numerose piccole-medie assicurazioni in Europa. Proprio per questo Generali vuole, da un lato, costruire una piattaforma “multiboutique”; e, dall’altro, diversificare ulteriormente gli investimenti con real asset (ad esempio private equity o immobiliare). Ovviamente per realizzare tutto ciò si deve passare (anche) dall’acquisizione di maggiori competenze nella stessa gestione. Non stupisce, quindi, che altra tessera del puzzle sia la volontà di creare team di asset management con profilo elevato. Già, profilo elevato. Ma, alla fine, quali gli obiettivi economici? Il gruppo punta a raggiungere, nel 2020, da un lato 300 milioni di utile annuale da asset management; e, dall’altro, masse in gestione oltre i 500 miliardi.
A fronte di una simile sfida il risparmiatore effettua una considerazione. Il mondo del risparmio gestito, con gli attuali tassi di mercato a zero, è considerato l’ “Eldorado” da molte istituzioni finanziarie. Cioè: è forte la concorrenza nel settore. Una situazione che può limitare lo sviluppo del progetto. Generali non condivide il ragionamento. In primis è l’indicazione il gruppo, nonostante la concorrenza sia molto forte nei settori in cui è già presente, ha mostrato la sua capacità di crescere. Non solo: le maggiori competenze che andranno ad acquisirsi consentono, da un lato, di contrastare gli eventuali concorrenti; e, dall’altro, di gestire meglio i prodotti già esistenti. In tal senso, viene ricordato, è significativo l’obiettivo di aumentare la quota di “unit linked” gestite internamente. Inoltre, aggiunge il Leone di Trieste, i target sono prudenti. Generali ha circa 446 miliardi di AuM. Cioè una base di partenza importante su cui fare leva per accelerare nel risparmio gestito. In conclusione la compagnia indica di non avere particolari preoccupazioni rispetto al tema della concorrenza.
Ma non è solo il risparmio gestito. Altro focus, per l’appunto, è l’efficienza del business. Una priorità che, tra le altre cose, passa dallo stesso riassetto in Germania. Nel mercato tedesco le 10 fabbriche prodotto saranno ricondotte ad un unico “centro prodotti”. Inoltre, da una parte, i circa 2.800 agenti di Generali saranno assorbiti nella jv con la rete tedesca di Dvag; e, dall’altra, il marchio Generali (cui saranno fatti confluire i brand AachenMunchener e Central) verrà distribuito esclusivamente dalla rete della jv. Ancora: ci sarà l’ulteriore sviluppo del canale digitale CosmosDirekt mentre Generali Leben verrà messa in “run off”. Cioè: la società non avrà più nuovi business ma gestirà solo quelli già in portafoglio. Gli obiettivi? Diversi. Tra gli altri: la riduzione dei costi; il rafforzamento del marchio e la migliore gestione del rischio-tassi (particolarmente sentito in Germania). Un riordino del business, insomma, che tra le altre cose dovrà contribuire, per l’appunto, a migliorare la redditività del gruppo.


