Lettera al risparmiatore

Generalfinance, la sfida è accelerare gli acquisti dei crediti commerciali

Small cap. Con il factoring l’istituto compra e gestisce crediti non problematici di società in difficoltà, finanziando le stesse imprese. Focus sul business digitale

di Vittorio Carlini

6' di lettura

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Spingere ulteriormente l’ammontare di crediti commerciali in gestione. Poi: proseguire nella digitalizzazione del business. Sono tra i focus di Generalfinance a sostegno dell’attività.

Già, l’attività. L’istituto, intermediario finanziario ex art. 106 del Tub, è specializzato nel settore del factoring, soprattutto nella forma pro-solvendo. Più in particolare la società, di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici, offre servizi finanziari e di gestione del credito su misura ad imprese che, da una parte, sono “distressed” (cioè con una tensione finanziaria che rende loro difficile ricorrere ai tradizionali canali di finanziamento); ma che, dall’altra, hanno ancora un portafoglio di debitori performing.

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Gli obiettivi

Ebbene tra le priorità dell’istituto, sbarcato il 22 giugno scorso allo Star ma con una piccola capitalizzazione che deve quindi indurre il risparmiatore fai-da-te a cautela, c’è per l’appunto l’ulteriore incremento dell’ammontare nominale dei crediti acquisiti e in gestione. Nel gergo tecnico: il turnover del factoring. Questo, alla fine del primo semestre del 2022, si è assestato a quota 933 milioni, in rialzo del 71% rispetto allo stesso periodo dello scorso esercizio (546 milioni). Si tratta di una dinamica in aumento che, a ben vedere, prosegue non da oggi. Il turnover dell’intero 2019, infatti, era di 590 milioni, quello dell’anno successivo di 761 milioni per, poi, arrivare a 1,403 miliardi nel 2021. L’obiettivo sul 2022? Superare, è l’indicazione di Generalfinance, la soglia dei 2 miliardi.

SEMESTRI A CONFRONTO

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Il target, che nelle intenzioni dell’istituto continuerà a salire nei futuri esercizi, viene perseguito attraverso un mix di fattori. In primis c’è la volontà di aumentare il turnover per singolo cliente. Qui, va ricordato, esiste già l’effetto dell’attuale dinamica inflazionistica. Questa fa salire il valore dei crediti commerciali e, quindi, del turnover stesso. Al di là di ciò la società, anche attraverso i continui rapporti con il cliente e l’analisi della sua struttura credito-debitoria, punta ad incrementare il business a lui collegato. Così può sottolinearsi che, alla fine del 2021, la media del turnover per cliente è di 6,5 milioni. L’obiettivo, nel medio periodo, è arrivare a 8-10 milioni.

Non solo. Generalfinance vuole anche aumentare il numero dei clienti stessi. Ad oggi sono 212. Il target, nel medio periodo e al netto delle aziende che terminano il rapporto con l’istituto, è di assestarsi a quota 240-250. Ciò detto, quale l’identikit del potenziale cliente? In generale Generalfinance ha nel radar soprattutto imprese con un fatturato oltre 20 milioni (seppure non sono escluse quelle contraddistinte da un giro d’affari inferiore). Inoltre, rispetto al posizionamento geografico, il focus è sul Nord Italia. Tra le diverse regioni, oltre a quelle del Nord-est, possono ricordarsi: Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana e Liguria. Ciò detto, l’istituto guarda anche al Centro-sud della Penisola.

Non solo. Al vaglio del management della società c’è la stessa espansione oltreconfine. L’ipotesi riguarda Paesi che hanno un sistema regolamentare e un approccio al business assimilabile a quello italiano. Così il focus è su Spagna e Francia e, poi, eventualmente Grecia e Portogallo. L’idea, che in ipotesi potrebbe concretizzarsi nel 2023 - 2024, non è comunque quella di aprire una filiale attraverso cui sviluppare l’attività. Prima, infatti, è necessario che la società riesca a costituire in loco una base abbastanza solida di business per, successivamente, definire la presenza fisica. La strategia, eventualmente, si potrà concretizzare anche con operazioni straordinarie?

La risposta, più in generale sull’intera attività e senza considerare solo l’eventuale espansione all’estero, è negativa. L’istituto prevede un incremento del business per linee interne. Eventualmente, potranno essere prese in considerazione opportunità di accordi o partnership con, ad esempio, fondi che gestiscono portafogli di crediti Unlikely to pay.

DIVERSIFICAZIONE DEL BUSINESS

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Business model e rischi

Tutto facile come bere un bicchiere d’acqua, quindi? La realtà è più complessa. Il risparmiatore esprime una preoccupazione: la tipologia di attività di Generalfinance è singola. Cioè: la boutique finanziaria ha sviluppato le sue capacità ed efficienze essenzialmente in una nicchia di mercato che certamente è profittevole, ma con business model mono-tono. Una caratteristica la quale può costituire un rischio per lo sviluppo dell’istituto.

La società non condivide il timore. In primis, viene spiegato, il settore dove Generalfinance opera ha ad oggi una valore potenziale di almeno 30 miliardi. Quindi c’è spazio per espandere l’attività, come peraltro - dice sempre lìisituto - mostra il suo tasso medio annuo di crescita del turnover che, tra il 2019 e 2021, è stato del 54%. Inoltre, indica Generalfinance, il comparto richiede un’elevata e specifica competenza. Di conseguenza: da una parte il business model è difficilmente replicabile; e dall’altra, le barriere d’ingresso sono alte. A fronte di un simile contesto, l’istituto non vede particolari problemi sul tema in oggetto.

DINAMICA DEI COSTI

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Fin qui alcune indicazioni su espansione di turnover e potenziali problematiche del business model. C’è, tuttavia, un altro focus da rimarcare: il funding. Nel factoring il factor (Generalfinance che acquisisce il credito ceduto) anticipa una parte del valore nominale dello stesso credito al cedente. Si tratta di una funzione di finanziamento la quale aumenta - consentendo peraltro di espandere il business- in funzione della disponibilità finanziaria dell’istituto. In tal senso la società ha ampliato quest’ultima che, ad oggi, è intorno a 720 milioni. Di questa somma quella utilizzata è circa 330 milioni. Vale a dire: meno del 50% del totale. Una disponibilità che, dice Generalfinance, le consente, unitamente ai proventi dell’Ipo, di sostenere le prospettive di crescita. Ciò detto, rispetto al mix del funding, l’istituto ha puntato molto sulle cartolarizzazioni. Queste, che a fine del 2021, avevano un’incidenza dell’11% oggi valgono il 25% del funding utilizzato.

Il rimanente? È diviso tra re-factoring, cambiali finanziarie e linee in pool di credito bancario. Già, le linee bancarie. Il risparmiatore, visto che il debito di Generalfinance è a titolo variabile, ha un dubbio: il rialzo dei tassi può fare salire gli oneri finanziari e, quindi, schiacciare la redditività. La società rigetta il timore. Il rialzo del costo del denaro, viene spiegato, verrà traslato completamente sul cliente dell’istituto. Quindi l’effetto del fenomeno è neutro. Sennonché, con riferimento alla congiuntura più in generale, può farsi il seguente ragionamento: i debitori ceduti dai clienti di Generalfinance, a causa del forte rialzo dei prezzi dell’energia e della frenata dell’economia, possono incontrare difficoltà. Un’ipotesi che, peggiorando la qualità del portafoglio dei debitori ceduti, rischia d’impattare il business aziendale.

L’istituto, ricordando come la sua ttività sia anticiclica, invita ad un’analisi più articolata. Dapprima è l’indicazione, essendo le realtà che cedono i crediti “distressed” già sotto osservazione, eventuali problemi sui loro debitori sono più facili da monitorare. Inoltre, viene ricordato, il numero dei debitori ceduti è circa 18.000. Un dato che garantisce la diversificazione del portafoglio dei crediti in gestione, riducendone il rischio (anche riguardo ai settori merceologici). Non solo: da un lato, spiega Generalfinance, il 75% dei crediti ha la copertura assicurativa; dall’altro, la durata media dei medesimi è limitata. Il che, conclude l’istituto, consente di gestire meglio eventuali problemi.

SOLIDITÀ PATRIMONIALE

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Informatica e digitale

Infine: il digitale. Per l’istituto è prioritaria l’interlocuzione fisica con il cliente. Al di là di ciò, però, la società non da ora punta sulla digitalizzazione del business. Così, va ricordata la piattaforma proprietaria costituita da Generalweb (portale per il front end) e Tor (back end). Con essa il cliente svolge diverse attività: dalla richiesta di nuovi affidamenti al caricamento di cessione dei crediti fino alla consultazione delle documentazione. Tor invece, sfruttando anche dati forniti da infoprovider e algoritmi proprietari, gestisce i processi operativi e creditizi della società.

In particolare: le fasi di cessione dei crediti, le erogazioni e le liquidazioni. Insomma: la ditigitalizzazione e automazione sono primari. Tanto che sono previsti circa 3 milioni d’investimenti, equamente distribuiti nel prossimi 3 anni. Esborsi focalizzati, tra le altre cose, sull’ottimizzazione dei sistemi di rating e scoring. E, poi, sulla cybersecurity. A fronte di un simile contesto, quali, allora, le prospettive sul 2022? La società indica di essere su livelli superiori a quelli già indicati al mercato. Quindi, rispetto al margine d’intermediazione, il risultato a fine anno è stimato oltre 28,688 milioni.

FOCUS

Qualità del credito
Al 30/6/2022 il costo del rischio di credito di Generalfinance è dello 0,03%. L’Npe ratio lordo, invece, è dello 0,53% . Entrambi gli indicatori, dice l’istituto, dovrebbero a fine 2022 mantenersi in linea con i valori di metà anno.

Per approfondire

L’andamento del titolo
https://mercati.ilsole24ore.com/azioni/borsa-italiana/dettaglio-completo/GF.MI

L’analisi tecnica del titolo
https://mercati.ilsole24ore.com/azioni/borsa-italiana/dettaglio-completo/GF.MI/analisi-tecnica

L’analisi di Finlabo research
https://mercati.ilsole24ore.com/azioni/borsa-italiana/dettaglio-completo/GF.MI/finlabo-research

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