Le quotazioni al Ttf

Gas sotto 25 euro: prezzi europei mai così bassi a febbraio dal 2021

Scorte record, temperature in salita e maggior ricorso alle rinnovabili allentano le tensioni sul mercato. Ma all’orizzonte i rischi non sono scomparsi del tutto

di Sissi Bellomo

Una piattaforma per l’estrazione del gas. Maxar Technologies/Handout via REUTERS

3' di lettura

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La primavera è arrivata in anticipo sul mercato europeo del gas, dove il prezzo continua a scendere. Anche la soglia dei 25 euro per Megawatt ha ceduto al ribasso al Ttf, hub di riferimento per il Vecchio continente, dove nella seduta di mercoledì 14 si è toccato un minimo di 24,5 euro.

Era da otto mesi che il combustibile non scambiava a un prezzo così basso. E per ritrovare valutazioni analoghe nel periodo invernale bisogna andare più indietro nel tempo, fino al 2021, quando la guerra in Ucraina non era ancora cominciata e il gas russo ci riforniva in grandi quantità, con costi contenuti.

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La grande crisi energetica, arrivata al culmine nel 2022, aveva fatto impennare il gas fino a valori superiori a 340 euro/MW.

L’emergenza adesso sembra lontana, anche se scommettere su un’ulteriore forte riduzione dei prezzi rischia di essere un azzardo visto che gran parte del fabbisogno europeo oggi è soddisfatto dal gas liquefatto (strutturalmente più costoso rispetto a quello recapitato via pipeline) e viste le incertezze che ancora permangono all’orizzonte. Tra queste, la scadenza a fine anno del contratto per il transito in Ucraina delle forniture di Gazprom, che non sono ancora azzerate.

In Italia ad esempio il gas russo arriva tuttora (proprio via Ucraina), sia pure in misura molto ridotta rispetto a un tempo e in forza di contratti non facilmente rescindibili. L’Austria – che non avendo un affaccio sul mare non può importare direttamente Gnl – ha addirittura aumentato la sua dipendenza da Mosca,spingendosi a uno sbalorditivo 98% a dicembre: un dato che ha sollevato scandalo a Vienna, spingendo il ministero dell’Energia a studiare soluzioni per consentire a Omv di sottrarsi agli obblighi legali con Gazprom.

Ad accelerare la discesa dei prezzi del gas in Europa sta contribuendo la meteorologia: il clima è stato abbastanza mite anche quest’inverno, salvo brevi periodi di freddo intenso. Tra breve la primavera arriverà davvero. E le scorte continuano ad essere molto elevate: i depositi Ue sono ancora pieni al 67% secondo gli ultimi dati Gie (riferiti al 12 febbraio), un record storico per questo periodo dell’anno. La media stagionale negli ultimi dieci anni indica un riempimento del 49%

Non è solo il clima ad alleviare la domanda di gas. Anche i consumi europei si sono ridotti, in parte in modo strutturale. Tra le cause c’è la frenata dell’industria (soprattutto nei settori più energivori) c’è anche l’avanzata delle fonti pulite (compresi il nucleare e l’idroelettrico, che si sono ripresi dopo un 2022 disastroso).

L’Europa nel 2023 ha ricavato una quota record di elettricità dalle rinnovabili: addirittura il 44% secondo Ember. La generazione da gas è invece crollata del 15% (a 452 TWh, il 17% del mix), «la maggior riduzione annua almeno dal 1990», commenta la società d’analisi.

Dopo molto tempo, tuttavia, si osserva un’inversione di tendenza sul fronte della domanda: a gennaio, osserva Greg Molnar, analista dell’Aie, c’è stato un rialzo addirittura a doppia cifra percentuale rispetto a un anno prima, intorno al 12% (anche se il confronto è con livelli molto bassi). Quest’anno ha fatto molto più freddo che a gennaio 2023, spiega Molnar. Ma c’è stato un rimbalzo del 4% anche nei consumi delle centrali elettriche. Inoltre, proprio grazie ai prezzi più bassi, «continuiamo a veder risalire anche il consumo industriale».

 

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