Lettera al risparmiatore

Garofalo Health Care, la sfida è sui ricavi da prestazioni private

Sanità. Il gruppo è concentrato sull’integrazione della neo acquisita Aurelia 80. Focus sull’evoluzione hi tech dell’azienda. I rischi d’inflazione e caro tassi

di Vittorio Carlini

5' di lettura

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Da un lato l’obiettivo d’incrementare i ricavi da prestazioni private, arrivando - nel medio periodo - ad almeno il 30% del giro d’affari complessivo. Dall’altro l’integrazione della neo acquisita Aurelia 80. Il tutto proseguendo nell’attività di M&A, nel momento in cui capiti la giusta occasione. Sono tra le priorità di Garofalo Health Care(GHC) a sostegno del business.

Già, il business. La società, di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici, è una realtà della sanità privata accreditata in Italia la cui attività è divisa nelle seguenti aree: il settore territoriale e socio-assistenziale e quello ospedaliero (acuzie, post acuzie e prestazioni ambulatoriali).

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NOVE MESI A CONFRONTO

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Il privato

Ebbene una priorità, per l’appunto, è quella d’incrementare il fatturato da prestazioni private. Alla fine del 2023 questa tipologia di ricavi è intorno al 21% del giro d’affari complessivo. Nel medio periodo l’obiettivo è arrivare ad una quota di almeno il 30%. Si tratta di un attività in accelerazione - nei primi nove mesi del 2023 questa è cresciuta dell’11,3% rispetto allo stesso periodo del 2022 - che ha molteplici motivazioni. Tra le altre: da un lato, piaccia o non piaccia, la contrazione della spesa pubblica sanitaria che crea difficoltà al SSN nell’erogare le prestazioni (si pensi, ad esempio, alle lunghe liste d’attesa); dall’altro, la sempre maggiore crescita di fenomeni quali il welfare aziendale o le coperture assicurativa in materia sanitaria. In un simile contesto la richiesta delle prestazioni private è -evidentemente - destinata ad espandersi.

L’integrazione

Ma non è solo questione di tipologia di ricavi. Altra priorità è l’integrazione di Aurelia 80. L’operazione, il cui closing è avvenuto nel novembre scorso, implica lo shopping di quattro asset: Aurelia hospital, European Hospital, l’Hospice S.Antonio da Padova e la residenza pschiatrica Samadi. L’aggregazione degli asset rappresenta un passaggio importante. In tal senso, tra le altre cose, può ricordarsi la creazione di un Centro cuore cardiovascolare presso Aurelia Hospital. Qui è prevista la realizzazione di una nuova piastra chirurgica che, in linea di massima, prevede la seguente tabella di marcia. Ad oggi sta partendo il riordino edilizio interno di Aurelia Hospital, per il quale è richiesta solamente la Scia. È una mossa che peraltro, senza soluzione di continuità, permetta il rinnovo anche di altri reparti del nosocomio. Oltre a ciò c’è, poi, la realizzazione della piastra vera e propria. Su questo fronte, nel Febbraio prossimo, è attesa la presentazione del progetto definitivo rispetto al quale, 3-6 mesi dopo, dovrebbe arrivare - al netto di imprevisti - il benestare del Comune di Roma. Di lì l’idea di GHC è che, tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, la nuova piastra cardio chirurgica dovrebbe entrare in funzione.

Il rischio di esecuzione

Tutto liscio come un filo d’olio, quindi? La realtà è più complicata. Il risparmiatore rimarca che l’aggregazione implica, ad esempio, il rischio di esecuzione. Una possibile problema che può impattare, tra le altre cose, la marginalità di Garofalo health care. Il gruppo rigetta la preoccupazione. In primis, viene indicato, la società nel passato ha integrato con efficacia diverse realtà. Quindi -come mostra lo stesso track record - ha le competenze per gestire l’operazione di Aurelia 80. Inoltre, dice sempre il gruppo, al momento della presentazione dell’attività straordinaria su Aurelia 80 la stessa GHC aveva stimato per l’intero 2023 un Ebitda della realtà acquisenda di circa 5,5 milioni. La previsione, anche e soprattutto in scia ai primi interventi realizzati da Garofalo health care, è stata rivista al rialzo: il Mol, indica sempre l’azienda, dovrebbe essere almeno il 30% più alto rispetto alla prima stima. Di conseguenza, proprio riguardo allo shopping di Aurelia 80, da una parte non è visto alcun specifico problema; e, dall’altra, la previsione è che l’operazione sia accrescitiva della redditività.

Identikit del potenziale target

Ciò detto, vista l’importanza dell’operazione, GHC prevede di prendersi una pausa dalla strategia di M&A? La risposta è negativa. Il gruppo, pure conscio della complessità dell’aggregazione, indica come -nel caso si presenti la giusta occasione - sia pronto a coglierla. Rispetto alle aree d’attività (acuzie, post acuzie, ambulatori e socio-assistenza) non c’è un focus maggiore su di un settore rispetto all’altro. Sebbene l’azienda, da un lato, guardi con attenzione al comparto dei centri ospedalieri di ricovero (giro d’affari superiore a 10 milioni) e dei centri diagnostici (ricavi essenzialmente oltre i 5 milioni); e, dall’altro, mantenga il focus sulle regioni virtuose. Quelle regioni le quali peraltro - va ricordato -, in scia alle spese per il Covid si trovano, in alcuni casi, ad affrontare squilibri di bilancio.

STORIA DEI RICAVI E DELLA REDDITIVITÀ

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Investimenti capitalizzati

Fin qui alcune considerazioni sui ricavi da prestazioni private e strategia dell’M&A. I risparmiatore, tuttavia, guarda anche agli investimenti. Nel 2023 i Capex del gruppo dovrebbero assestarsi intorno ai 18 milioni. Di questi circa 12,7 milioni sono appannaggio del cosiddetto manteinance. In altre parole, esborsi capitalizzati indirizzati verso una molteplicità di temi: dall’adeguamento normativo delle strutture all’It fino all’efficientamento energetico ed evoluzione tecnologica del business (ad esempio, digitalizzazione del medesimo). Gli altri 5,5 milioni, invece, sono riconducibili all’ampliamento organico del gruppo. In tal senso possono ricordarsi, tra gli altri, l’apertura della nuova ala dell’Istituto Raffaele Garofalo a Gravellona Toce o l’ampliamento della sede principale del Gruppo Veneto Diagnostica Riabilitazione a Padova. Tutto operazioni le quali consentono, evidentemente in maniera organica, di espandere il business di gruppo.

DEBITO NETTO

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Inflazione

Sennonché il risparmiatore guarda anche ad un altro tema: l’inflazione Vero, quest’ultima, per quanto ancora volatile, ha mostrato forti segnali di raffreddamento. Ciò detto il rischio, in particolare per un’attività quale quella di GHC dove è importante il costo del lavoro, è che possa esserci un impatto sulla redditività. GHC non condivide la preoccupazione. Dapprima, rispetto al costo del lavoro, la società ricorda che il tema principale è quello che riguarda il personale paramedico. Ebbene: il rinnovo del contratto, viene rimarcato, è già stato realizzato. Non solo. Con riferimento agli oneri energetici GHC sottolinea, da un lato, che l’incidenza media sui ricavi, nei primi nove mesi del 2023, è stata del 2% (era 3,2% nel 2022); e, dall’altro, che al netto del credito d’imposta riconosciuto sul rialzo dei prezzi di energia e gas l’incidenza stessa sarebbe pari all’1,7%. Vale a dire in linea con i dati pre “shock energetico” del 2022. Infine GHC rammenta che è esecutivo un contratto Ppa che consente di gestire al meglio il caro energia. Ciò detto, però, può effettuarsi un’ulteriore obiezione. Proprio per fronteggiare l’inflazione causata del caro energia, le banche centrali hanno avviato la stretta di politica monetaria. Un incremento dei tassi che, a fronte del debito di GHC (175 milioni l’indebitamento lordo al 30/9/2023) in larga parte a saggio variabile, può fare salire gli oneri finanziari passivi e incidere, quindi, sull’utile. Il gruppo, nuovamente, non condivide l’obiezione. Dapprima perché, dice GHC, la dinamica dei tassi ha raggiunto il suo picco e, prevedibilmente, le prospettive future sono per il calo dei medesimi. Poi perché, a fronte della capacità della società di generare cassa, il rapporto tra Debito netto ed Ebitda è atteso a fine del 2023 poco sopra le due volte. Cioè: un valore basso. A fronte di ciò, conclude l’azienda - nonostante l’indebitamento sia previsto in rialzo al 31/12/2023, il gruppo non vede un particolare problema rispetto alla struttura finanziaria.

In un simile contesto, quali allora il trend del titolo in Borsa e l’andamento del conto economico? Con riguardo al secondo tema GHC indica, sull’intero 2023, di essere in linea con il consensus. Cioè: ricavi intorno a 358 milioni, l’Ebitda di circa 67 milion e l’Ebitda margin leggermente superiore al 19%. Rispetto, invece, alla Borsa il titolo, nell’ultimo anno (chiusura al 25/1/2024), è salito, secondo Bloomberg, del 27,83%. Più sul lungo periodo il consuntivo è negativo ( -7,25% sui 3 anni). Rispetto al P/e quello stimato sul 2023 è di 17,5. Cioè: nella parte bassa della forchetta degli ultimi esercizi che è compresa tra 15,5 (2022) e 37,8 (2020).

Per approfondire

L’andamento del titolo

L’analisi tecnica del titolo

L’analisi di Finlab research

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