Fusione Exprivia-Italtel: pressing sulle sinergie e più business all’estero
di Vittorio Carlini
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Proseguire nella definizione delle sinergie, commerciali e non. Oltre, poi, avviarne l’esecuzione. Ancora: continuare la razionalizzazione della struttura del gruppo. Inoltre, nel mercato domestico, sfruttare la ripresa dell’Ict in scia all’«Industry 4.0» e agli investimenti sulle reti di nuova generazione. Sono alcune delle attività di Exprivia, spesso realizzate di concerto con Italtel, per concretizzare e rendere efficace la fusione tra le due società.
L’accordo sull’operazione, si sa, è stato perfezionato alla fine del luglio scorso. L’intesa prevede, in capo ad Exprivia, l’investimento di 25 milioni con cui il gruppo informatico acquista l’81% della società di Tlc. La firma finale dell’operazione è attesa non oltre la chiusura dell’esercizio in corso. Il progetto, a ben vedere, è articolato.
L’acquisizione del controllo è inserita nella patrimonializzazione di Italtel per 115 milioni. Questa prevede, da un lato, la conversione di parte dei crediti vantati dalle banche verso la stessa Italtel in strumenti finanziari partecipativi (68 milioni). E, dall’altro, un aumento di capitale ordinario di 31 milioni sottoscritto da Exprivia e da Cisco System International. In dettaglio: la società italiana sale, per l’appunto attraverso l’esborso di 25 milioni, all’81% di Italtel; il restante 19% finisce nelle mani dell’azienda Usa. Quest’ultima sottoscrive, inoltre, una ricapitalizzazione straordinaria per 16 milioni che sarà liberata tramite conversione di crediti.
L’integrazione, peraltro, prevede una prima fase in cui le due aziende rimangono formalmente separate, ciascuno con il proprio cda. In particolare quello di Italtel, divenuta controllata di Exprivia e consolidata a bilancio dopo il closing, vedrà l’attuale ceo del gruppo di telecomunicazioni rimanere al comando. Poi: sui rimanenti 6 consiglieri altri 4 verranno nominati da Exprivia stessa; i restanti due, invece, saranno riconducibili agli istituti bancari. Al di là di ciò alla fine dei primi tre anni, cioè nel 2020, si aprirà una seconda fase. Vale a dire: si tireranno le somme. Nel momento in cui dovesse verificarsi che l’integrazione ha funzionato partirà la vera e propria fusione. Altrimenti le carte saranno rimescolate.
Fin qui alcune considerazioni sul programma d’aggregazione: quali però le strategie che le due aziende vogliono concretizzare? Un primo fronte è il cosiddetto «cross selling». Italtel vanta un’articolata rete commerciale all’estero. Soprattutto, oltre all’Europa Occidentale, nel Sudamerica. Così l’obiettivo è offrire, non solo alle telecom ma anche ad altri clienti finali già presenti nel portafoglio dell’azienda di Tlc, gli stessi prodotti Ict di Exprivia. In questo modo il canale commerciale di Italtel diventa un «volano» per la vendita all’estero delle soluzioni della società informatica. E, rispetto, invece al mercato domestico? Qui, dapprima, deve ricordarsi che dopo la relativa stasi del 2016 (+1,8%) il settore dell’Ict dovrebbe accelerare. Assinform, nel 2017, prevede il comparto in rialzo del 2,3% (+ 2,6% nel 2018). Si tratta di un andamento, tra le altre cose, sostenuto dalla digitalizzazione dell’economia. Oltre che dagli investimenti nelle reti tlc di nuova generazione. In un simile contesto è ovvio che, la nuova realtà Exprivia-Italtel, voglia sfruttare il momento. A ben vedere, sottolinea il gruppo informatico, diverse realtà sono già utenti finali di entrambe le aziende. Quindi un atout, afferma sempre Exprivia, risiede nella complementarietà dei prodotti. Un esempio? Alla banca di turno, spiega la società, potranno presentarsi non solo le sue soluzioni per la gestione dei crediti, il cloud o di trasformazione digitale. Bensì anche i prodotti di Italtel nelle infrastrutture di rete e quale system integrator. Insomma, dice Exprivia, un’offerta a 360° che, tra le altre cose, attribuisce alla nuova realtà maggiore potere contrattuale e più «power pricing».



