Foodseed, ecco le start up più innovative che renderanno sostenibile e green l’agrifood
Alghe antisiccità, packaging biocompatibli e sistemi che riconoscono la tossicità dei cibi tra le iniziative selezionate dal progetto di accelerazione gestito da Eatable Adventure: stanziati 15 milioni in tre anni da Cdp venture capital, Unicredit e Cariverona
5' di lettura
I punti chiave
- Vortex trasforma gli scarti agroalimentari
- Nous, alternativa salutare alla caffeina
- Aflabox: l’Ai per la sicurezza alimentare
- Asteasier: la nuova frontiera dell’Astaxantina
- Mama Science: packaging alimentare sostenibile
- BeadRoots: idrogel biodegradabili contro la siccità
- Alkelux: additivi naturali contro lo spreco alimentare
5' di lettura
Dai biomateriali che sostituiscono la plastica per il packaging alimentare a un sistema che rivela in tempo reale tossine dannose nei cereali. Da un antimicrobico ricavato dagli scarti di liquirizia che allunga la conservaiozne dei cibi allo sviluppo di un’alternativa alla caffeina senza gli effetti collaterali tipici della caffeina. Sono i progetti foodtech che caratterizzano alcune delle sette start up selezionate da Foodseed, il programma di accelerazione d’impresa giunto alla seconda edizione e nato grazie al sostegno di Cdp Venture Capital Sgr, Fondazione Cariverona e UniCredit.
La gestione operativa è di Eatable Adventures, tra i principali acceleratori foodtech su scala globale, che è anche co-investitore. Altri partner sono Amadori, Cattolica Business Unit di Generali Italia, Veronafiere, Accelerate for impact platform del Cgiar e Università degli Studi di Verona.
«FoodSeed favorisce connessioni strategiche con aziende, investitori e attori chiave del settore agroalimentare in un’ottica di open innovation, un approccio - dicono i promotori - che mira a rafforzare il tessuto imprenditoriale nazionale e a favorire nuove sinergie per promuovere uno sviluppo tecnologico ed etico del comparto».
«Abbiamo ricevuto circa duecento candidature (il 15% dall’estero) e abbiamo valutato le 165 che soddisfacevano i requisiti di partenza richiesti. Per entrare nel programma e ricevere i fondi - spiega Alberto Barbari, regional Vp Italy di Eatable Adventure - è necessario essere una Srl o essere pronti a diventarlo. Il trait d’union che accomuna le start up non è tanto un particolare campo di innovazione ma un approccio che parta dai reali problemi dell’agroalimentare, proponendo soluzioni implementabili in tempi ragionevoli. L’approccio cioè deve essere business driven, non a livello di pura ricerca accademica. Non facciamo insomma deep tech, ma lavoriamo su soluzioni scalabili e concrete. In Italia siamo ancora un po’ indietro in campo di innovazione aperta, le aziende fanno tutt’ora fatica a lavorare mettendo insieme le proprie risorse per risolvere problemi comuni, ma le cose stanno cambiando. Ci vuole audacia nel fare un passo avanti in questa direzione allontanandosi dall’idea che “si è sempre fatto così”. Il made in Italy va valorizzato ma deve mantenersi competitivo. Con FoodSeed puntiamo a creare nuove sinergie tra realtà emergenti e aziende consolidate, favorendo collaborazioni che possano trasformare l’intera filiera in chiave sostenibile e ancora più competitiva».
La dotazione del programma è di 15 milioni di euro in tre anni. «Inizialmente ogni start up riceve in media 170mila euro per sviluppare il suo progetto, che noi supportiamo con il classico lavoro di accelerazione d’impresa, dalla formazione agli incontri one to one e tutte le azioni utili per mettere meglio a punto il busness model. Poi - continua Barbari - le star up migliori in termini di perfomance, quindi sia in base al grado di avanzamento tecnologico sia da quello del numero di lettere di interessamento ricevute dalle aziende o degli eventuali contratti stipulati, ricevono i fondi fino a 500mila euro per il follow up, e magari nel frattempo altre risorse arrivano da investitori esterni».
Ad esempio Foreverland, selezionata nella prima edizione di FoodSeed, ha recentemente chiuso un round di investimento da 3,4 milioni di euro per la sua alternativa sostenibile al cioccolato a base di carruba. «È un finanziamento importante ottenuto in meno di un anno - commenta Barbari - ma speso i progetti delle start up hanno bisogno di più tempo per essere sviluppati al meglio. E alcuni hanno limiti fisici, come ad esempio i progetti legati all’agricoltura che magari devono aspettare il nuovo raccolto per vedere i primi risultati».









