Mercati

Fisher: ecco cosa insegna agli investitori il caos dazi di Trump

L’eccessiva paura rispetto alla realtà dovrebbe continuare a spingere al rialzo i rendimenti azionari - L’agenzia Usa di riscossione dazi non è in grado di riscuoterli completamente

di Ken Fisher *

Jeremy Allaire, CEO and co-founder of Circle Internet Group, the issuer of one of the world's biggest stablecoins, reacts to the price of first trade, on the day of the company's IPO, at the New York Stock Exchange (NYSE), in New York City, U.S., June 5, 2025.  REUTERS/Brendan McDermid

3' di lettura

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La tempesta dei dazi annunciati dal Presidente americano Donald Trump ha scosso i mercati azionari mondiali. Cosa accadrà? Nessuno lo sa, forse nemmeno lui.

Ad ogni modo la lezione è chiara: provare a prevedere la tempistica dei mercati in base a fattori ben noti non ha alcun senso. E lo stesso vale quando si vende in momenti di panico. I dazi di Trump rappresentano un elemento negativo, specialmente per gli Stati Uniti: motivo per il quale le azioni non statunitensi stanno andando nettamente meglio di quelle Usa da inizio anno. Tuttavia i timori sui dazi appaiono eccessivi, alimentando così il fattore rialzista.

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Le azioni scontano le notizie e le opinioni ampiamente note, e la fissazione di Trump sui dazi era nota da tempo. Allora perché il Ftse MIB è crollato del 14,9%, insieme al resto dei titoli mondiali, dopo il grande annuncio del 2 aprile? Semplicemente all’inizio tutti i dazi, reali o minacciati, avevano una portata troppo limitata per creare scompiglio.

Ma i dazi universali del 10% annunciati il 2 aprile e gli elevati dazi “reciproci” si sono rivelati molto più ingenti e stravaganti di quanto chiunque potesse immaginare. I mercati sono crollati, scontando rapidamente nei prezzi questa follia.

La tassa media applicata dall’Ue è del 2,7%

Considerate che i dazi “reciproci” (al momento sospesi) non hanno assolutamente niente a che vedere con quelli applicati dagli altri Paesi agli Usa. Non esiste alcuna relazione. La tassa media applicata dall’Ue è del 2,7%. Trump ha proposto il 20%! Quella del Vietnam è in media del 5,1%. Quella di Trump è del 46%! Tutto ha origine dal deficit commerciale con i singoli Paesi, che viene percepito come un “imbroglio”. Il che è bizzarro considerando che la tassa universale colpisce proprio i Paesi con cui gli Stati Uniti hanno un surplus commerciale.

La bilancia commerciale non fornisce indicazioni sul futuro. Guardate i casi di Germania e Francia. Dal 2008 la Francia ha deficit commerciali. E la Germania ha surplus. Eppure l’economia francese è andata leggermente meglio. I surplus di alcuni Paesi, come quelli che riguardano spesso l’Italia, non sono un fattore negativo. La bilancia commerciale di per sé non è indicativa di nulla.

E poi a sorpresa Trump ha sospeso i dazi il 9 aprile, ad eccezione di quelli verso la Cina, sostenendo che oltre 75 Paesi sono intenzionati a negoziare accordi, inclusa l’Ue, per la quale la Presidente del Consiglio Meloni potrebbe giocare un ruolo importante.

L’agenzia Usa non è in grado di riscuotere i maxi dazi

Ma anche se i dazi dovessero essere ripristinati, il loro impatto sarebbe minore di quanto si teme. Il motivo? L’agenzia Usa di riscossione dei dazi non è in grado di riscuoterli completamente, non avendo la capacità e i processi adeguati ad affrontare un simile carico. Lo dimostrano le entrate effettivamente riscosse ad aprile, inferiori del 90% rispetto alle previsioni di Trump. E questo continuerà man mano che le aziende troveranno altri escamotage.

Sono in corso anche delle cause legali, poiché i dazi universali di Trump vanno ben oltre le motivazioni di “emergenza nazionale” a cui lui fa riferimento.

E forse si faranno degli accordi, che potrebbero abbassare le barriere commerciali con un potenziale significativo elemento rialzista. Potrebbero verificarsi forti ritorsioni, oltre a quelle della Cina, ma sembrano piuttosto improbabili. E anche queste ultime potrebbero essere annullate.

Che fare dunque? L’eccessiva paura rispetto alla realtà dovrebbe continuare a spingere al rialzo i rendimenti azionari globali, seppure in modo irregolare. La pazienza ripaga dopo il panico.

*Presidente esecutivo di Fisher Investments Worldwide

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