Credito

Fintech «salvagente» delle banche nella gestione del rischio

Bcg e Politecnico di Milano: quasi un terzo delle fintech focalizzate sul risk management (234 su 814) supportano direttamente i bisogni dei chief risk officer delle istituzioni finanziarie

di Pierangelo Soldavini

(AdobeStock)

3' di lettura

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Un cambio inatteso di politica commerciale rivoluziona la supply chain, un’ondata di siccità o inondazioni apocalittiche impattano sui raccolti imprimendo pressioni inflazionistiche, truffatori muniti di deepfake e identità false generate dall’AI mettono a rischio il business.

Che derivino da frammentazione geopolitica, disruption tecnologica o volatilità ambientale, le minacce che oggi condizionano l’attività aziendale rendono la gestione del rischio sempre più complessa e impegnativa per le istituzioni bancarie, trasformandola da funzione di supporto a ruolo strategico. Le nuove complessità tecnologiche hanno l’effetto di accelerare i rischi e amplificare sfide a cui oggi banche e assicurazioni sono ben poco preparate a questi nuovi contesti e sempre più ostacolate da procedure obsolete e lente.

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In questo quadro il fintech costituisce la soluzione. Anche se molti player tradizionali tendono a non utilizzarle, magari per vincoli regolamentari o rischi legati a terze parti, il numero crescente di sfide che le istituzioni bancarie si trovano oggi ad affrontare le spinge a superare queste resistenze.

I numeri

Così quasi un terzo delle fintech focalizzate sul risk management (234 su 814) supportano direttamente i bisogni dei chief risk officer delle istituzioni finanziarie. Il modello di partnership fintech–banche ha raggiunto una massa critica: quasi un quarto di queste aziende è stato fondato negli ultimi cinque anni e ha complessivamente attratto capitali per 7,2 miliardi di dollari, con gli Stati Uniti che dominano con 4,2 miliardi. A fare i conti è il report sviluppato da Bcg in collaborazione con il Politecnico di Milano, che invita fin dal titoio a “ridisegnare la gestione del rischio attraverso partnership con il fintech”.

La soluzioni delle start up

Le start up sono infatti in grado di offrire soluzioni che utilizzano automazione e predictive analytics per identificare e mitigare i rischi, e lo fanno in modalità “chiavi in mano” che accelera drasticamente il time-to-market. «È una combinazione potente che può trasformare il risk management da necessità costosa a vantaggio strategico», sottolinea il report Bcg fornendo ai team dedicati «una visione unificata, comprensibile ed efficace sul loro patrimonio di dati, la capacità di implementare velocemente modelli conformi alle normativa, trasparenti e flessibili, la trasformazione della complessità regolamentare in un controllo proattivo e data-driven».

Gli ostacoli

Certo non mancano ostacoli strutturali e culturali. Una delle sfide più significative è legata alle risorse degli operatori tradizionalie, con budget inadeguati che si aggiungono alla lentezza dei processi. Di fondo è infatti decisivo il divario culturale tra startup snelle e rapide e organizzazioni più strutturate e prudenti.

Modelli di collaborazione

Nella pratica si sono sviluppati diversi modelli di collaborazionre. Le fintech possono, così, proporsi come fornitrici di servizi specializzati, con soluzioni mirate a gestire esigenze puntuali che lascino comunque all’azienda un controllo stretto sui rischi di terze parti. Si possono, altrimenti, avviare progetti pilota o sperimentazioni in sandbox regolamentari, dove innovatori e autorità collaborano in un contesto protetto. L’opzione più avanzata è rappresentata dalle alleanze strategiche e dagli accordi industriali, che vanno dalla co-creazione di prodotti, fino a vere e proprie joint venture o investimenti azionari.

Di fondo, quindi «l’alleanza Cro-fintech è più di una moda: è una necessità strategica – conclude il report -. Per i Cro che la abbracciano, il futuro punta verso un’influenza aumentata, in cui la funzione del risk management non si limita a fare da garante della stabilità dell’istituzione, ma da motore decisivo per la crescita e la resilienza future».

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