Fineco, al vaglio l’ipotesi di ridurre il re-investimento in bond UniCredit
di Vittorio Carlini
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Aumentare i ricavi da risparmio gestito. È tra le sfide più importanti di FinecoBank. Un focus già presente nello sviluppo industriale dell’istituto di credito che adesso acquista, se possibile, maggiore centralità.
Il progetto è articolato. In primis c’è l’obiettivo di proseguire nell’aumento del peso degli asset in gestione sulla totalità dell’ attivo. In particolare si punta ad incrementare ulteriormente la quota dei cosiddetti “guided product”. Questi, a ben vedere, si inseriscono in un modello di business in cui la società supporta il promotore nell’asset allocation del cliente. Il meccanismo, da una parte, offre all’utente servizi a valore aggiunto. Dall’altra permette all’istituto d’incassare maggiori commissioni nette. Orbene: i “guided product” alla fine del 2014 valevano il 36% degli Asset under Management (AuM). A fine ottobre scorso il loro peso si è assestato al 62% e FinecoBank indica che la traiettoria, al netto di eventuali correzioni dei mercati, è in accelerazione. Insomma: questi “prodotti” crescono. Al che si domanda: l’incremento dell’AuM, e delle masse in generale, avviene essenzialmente per linee interne? La risposta è positiva. La banca infatti, da una parte, aumenta gradualmente il numero dei suoi financial advisor (la media è intorno a 100 nuove unità lorde l’anno); ma dall’altra “deve” ai consulenti interni la quasi totalità della raccolta netta (nei primi nove mesi del 2017 per il 93% è stata appannaggio di questi ultimi).
A fronte di un simile contesto di crescita il risparmiatore esprime, tuttavia, una perplessità. FinecoBank da sempre è caratterizzata dalla spinta sulla tecnologia e il business digitale. Come riuscire, allora, a coniugare questo atout con l’attività di consulenza dove è rilevante anche il rapporto con il consulente - persona fisica? L’istituto di credito risponde che non c’è alcuna contraddizione. Il suo modello, è l’indicazione, da anni coniuga la piattaforma digitale e l’interazione con il consulente-persona fisica. Prova ne sia, ad esempio, la piattaforma X-net. Una soluzione hi tech che consente diverse attività: dalla condivisione dello schermo tra cliente e consulente fino all’homepage personalizzata con cui tenere sotto controllo la gestione del patrimonio. Quindi FinecoBank dice, come peraltro mostra la dinamica dell’AuM, di non vedere alcun problema su questo fronte
Ma non è solamente una questione di consulenti. Altro tassello essenziale della strategia nell’asset management è la costituzione della Sgr in Irlanda. Rispetto ad essa la documentazione necessaria è stata presentata alla Banca centrale irlandese. In generale FinecoBank prevede che la nuova società diventerà operativa tra la fine del primo trimestre e la fine del secondo quarter del 2018. L’obiettivo del progetto, che prevede circa 5 milioni di costi annuali, è portare all’interno del gruppo una parte importante della catena del valore. Grazie ad esempio all’attività di gestione FinecoBank, mantenendo l’architettura aperta nella distribuzione, punta a migliorare la profittabilità della banca. Un esempio? L’istituto, su di un prodotto quale il fondo di fondi, si attende a regime l’incremento di circa 20 punti base della redditività dopo le tasse. Insomma: la società conferma di essere in linea con i tempi del progetto e punta sul risparmio gestito per spingere il business.
Tutto rose e fiori, quindi? La situazione è più complessa. Nell’attuale contesto di tassi-zero tutte le banche italiane, nessuna esclusa, guardano al risparmio gestito come l’ “Eldorado”. Una concorrenza che può limitare lo sviluppo nell’asset management di FinecoBank. L’istituto di credito rigetta l’obiezione. Una rilevante parte dei risparmi degli italiani, circa 1.300 miliardi, è detenuta in liquidità o conti deposito. Vale a dire: non è oggetto di alcuna forma di gestione. Inoltre, ricorda sempre Fineco, la maggiore complessità dei mercati richiede una consulenza a valore aggiunto che non tutti sono in grado di offrire. Di conseguenza, conclude la società, lo spazio per crescere c’è.





