Lettera al risparmiatore

Fila, più matite e colori per India e Messico. Focus sul magazzino

Strategia. Metà dell'Ebitda annuo del Paese asiatico in investimenti produttivi. Il gruppo ha incrementato le scorte per gestire i problemi legati alla logistica

di Vittorio Carlini

6' di lettura

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Investire nella struttura produttiva, anche puntando sulla crescita dell’attività, di India e Messico. È uno dei punti chiave di Fila (Fabbrica Italiana Lapis e Affini) a sostegno dello sviluppo prossimo-futuro del business. Si tratta di una strategia che, per meglio essere compresa, necessita di ricordare l’andamento del giro d’affari del gruppo in base alle aree geografiche. Alla fine del 2021 i ricavi sono ripartiti nel seguente modo: il Nord America e l’Europa incidono rispettivamente per il 45,7 e 36,3%; l’Asia, dal canto suo, genera il 10,4% del fatturato mentre il Centro/Sud America si accontenta del 7%. Il Resto del Mondo, infine, ha un peso dello 0,6%. Solamente sei mesi dopo, al 30/6/2022, si nota l’incremento dell’incidenza dell’Asia (14,4%) e del Centro/Sud America (9,5%). Certo: rilevano fattori contingenti quali la ripresa, dopo i lockdown, dei Paesi come India e Messico. E tuttavia: da una parte, il gruppo prevede che, in 3-4 anni, l’Asia possa arrivare a generare oltre il 20% dei ricavi e il Centro/Sud america intorno al 15%; e dall’altra che India e Messico, vantando un trend di crescita più strutturale e di lunga durata, rappresentino per l’azienda Paesi su cui scommettere con forza. Soprattutto con i prodotti dello School & Office. Quest’ultimo aspetto, a ben vedere, trova la sua giustificazione nel fatto che in India (circa 300 milioni) e in Messico (sopra ai 30 milioni) è molto elevato il numero di bambini i quali, avendo un’età inferiore ai 10 anni, rientrano nell’obbligo di frequentare la scuola. Si tratta di valori rilevanti - in particolare se confrontati con i paesi Occidentali dove il tasso di natalità è molto basso - i quali costituiscono un’importante potenziale per la domanda di prodotti (dalle matite ai pastelli fino ai colori) made in Fila.

SEMESTRI A CONFRONTO

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India e Messico

In tal senso il gruppo, sfruttando la sua storica presenza locale, punta a crescere ulteriormente in quei Paesi. In India sono previsti investimenti per, nel giro di un quinquennio, raddoppiare la produzione. Nell’esercizio in corso, da un lato, sono stimati 8-10 milioni per nuovi macchinari; e, dall’altro, è stato individuato un terreno al fine di duplicare l’output. In generale gli esborsi annui indirizzati all’espansione nei prossimi 5 anni (a partire dal 2023) dovrebbero equivalere a circa il 50% dell’Ebitda del business locale. Macchinari e nuove strutture i quali potrebbero consentire a Fila di passare dagli attuale giro d’affari locale circa 100 milioni di euro (previsti al fine anno) a oltre 200 milioni nei prossimi 5 anni. Dall’India al Messico. All’interno della strategia indicata, seppure con numeri differenti, rientra lo stesso Paese centro-americano. Questo, oltre al tema del tasso di natalità, è importante perché è sempre più strategico rispetto all’export verso gli Stati Uniti (e non solo). A fronte della crescente tensione tra Washington e Pechino, il gruppo vuole che la struttura produttiva in Cina arrivi a servire solamente locale su locale. Di quì il fatto che via via il Messico assume maggiore importanza strategica. Al di là di ciò, l’obiettivo è incrementare la capacità produttiva in quel mercato: una maggiore potenza di output che servirà sia la domanda domestica che, per l’appunto, le esportazioni verso l’America e altri Stati. Gli investimenti dovrebbero essere di 2-3 milioni l’anno. Oltre a questo, poi, il target è integrare maggiormente il business. Ad esempio, sul fronte informatico. Così il sistema Sap aziendale verrà, nel 2024, esteso all’attività messicana. Insomma, tutto rose e fiori? La realtà è più complicata. Il risparmiatore esprime una preoccupazione. Il rialzo dei prezzi delle commodity, unitamente al balzo della bolletta energetica, aumenta il costo del venduto e degli oneri operativi. Il che impatta la redditività del gruppo. La società, pure consapevole del problema, invita ad un’analisi più articolata. Dapprima, viene ricordato, grazie ai contratti di fornitura con i prezzi bloccati, Fila di fatto fino al 2023 non ha problemi rispetto al caro-energia. Riguardo invece, dice sempre l’azienda, all’incremento delle materie prime, questo viene mitigato con il trasferimento dei maggiori costi sul listino finale. Nel 2021 c’è stato un pass-through e altri due sono stati realizzati nel 2022. Ciò detto però, guardando ai dati semestrali, può farsi un’ulteriore obiezione. Sia chiaro: ricavi e redditività, nel loro complesso, sono cresciuti. Il fatturato normalizzato, a cambi correnti, è salito del 20,3% (+13,9% a valute costanti). L’Ebitda adjusted, dal canto suo, è stato pari a 64,8 milioni (+10,7% e +6,5% a parità di cross valutari). Insomma: il business è in aumento. Sennonché, il risparmiatore storce il naso rispetto al fatto che il rapporto tra Ebitda adjusted e ricavi è calato. Questo è passato dal 18% del 30/6/2021 al 16,6% di fine giugno scorso. Vero conferma Fila che, tuttavia, ribatte: in primis è l’effetto dell’accelerazione delle attività in India e Messico contraddistinte da margini inferiori. Inoltre, aggiunge sempre il gruppo, c’è il cambio di mix sul fronte delle tipologie di prodotto. È salito il peso relativo dello School & Office, mentre quello del Fine art, Hobby & Digital - con un’Ebitda margin più alto - ha corso meno. Infine, aggiunge Fila, non deve dimenticarsi che il rallentamento dell’indicatore in oggetto è inferiore a quello del gross margin. Cioè, conclude il gruppo, l’azienda ha recuperato marginalità anche grazie all’efficienze operative.

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RICAVI E AREE GEOGRAFICHE

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Le tipologie di prodotto

Fin qua alcune considerazioni riguardo geografie e marginalità. Tuttavia il risparmiatore è interessato anche alla dinamica commerciale ed industriale di Fila. Il gruppo divide, sotto l’angolo visuale dei prodotti, l’attività in tre aree. La prima è il cosiddetto School & Office. Ad essa sono riconducibili: da un lato i prodotti consumabili spesso legati al mondo dell’apprendimento (dall’asilo fino all’università); dall’altro, le soluzioni per la cancelleria. La seconda, invece, è il Fine art, hobby & digital. Qui è ricompreso tutto ciò che ha maggiore attinenza con la pittura e la produzione artistica (sia professionale che per hobby). Infine: l’ Industrial. Cioè i prodotti quali, ad esempio, le matite per cantieri edili.Ebbene: alla fine del 2021 lo School & Office pesa sui ricavi per il 64,8%, il Fine Art, Hobby & Digital per 31,6% e l’Industrial per il 3,6%. Si tratta di un breakdown che cambia nei prossimi 3-4 anni? La risposta è negativa. Non ci saranno mutamenti rilevanti. Ciò detto, nella scuola ed ufficio il key driver è soprattutto costituito, per l’appunto, dai Paesi emergenti. La crescita è essenzialmente organica. Nel primo semestre del 2022 l’incremento di quest’area è stato superiore al 20% rispetto allo stesso periodo del 2021. La società prevede, ad oggi e al netto di eventi eccezionali, che il tasso di crescita dovrebbe mantenersi sull’intero anno. Rispetto, invece, al Fine art, Hobby & Digital (settore dove la quota di mercato dell’azienda è oltre il 30%) una spinta all’espansione arriva dall’M&A. Il gruppo, su questo fronte, guarda a società medio piccole (10-30 milioni di ricavi) che consentano: o il completamento del portafoglio prodotti o l’incremento della market share. In tal senso un potenziale target è costituito da realtà attive nel colore in Paesi come Usa o Cina. Ciò detto, anche con riferimento a quest’area, Fila prevede - sempre ad oggi e al netto di eventi eccezionali - di proseguire nell’espansione concretizzata nella prima metà dell’anno. Vale a dire: un incremento a media singola cifra percentuale rispetto al 2019.

REDDITIVITÀ E AREE GEOGRAFICHE

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La stretta sulle supply chain

Sennonché il risparmiatore esprime un timore. I colli di bottiglia sulle filiere globali di approvvigionamento danno vita a ritardi logistici, o di carenza di materia prima, che possono frenare la produzione. Il che rischia, successivamente, d’impattare sul business di Fila. Il gruppo, rispetto al tema in questione, in primis ricorda che ha nessun problema con le materie prime. Riguardo, invece, alla logistica indica di essere in grado di gestire la questione. Dapprima con l’incremento delle scorte. E, poi, grazie alla flessibilità produttiva. Al di là di ciò, tuttavia, va ricordato che il lockdown in Cina ha bloccato la produzione dell’impianto in quel mercato durante marzo e aprile scorsi. Corretto, afferma Fila che, però, sottolinea: ad oggi, grazie all’utilizzo dell’aereo come mezzo di trasporto, è stato già recuperato un mese di produzione e, salvo ulteriori problemi, la situazione evolverà verso la normalità. Nel caso dovessero esserci ulteriori questioni, conclude la società, il tema verrà comunque amministrato attraverso il magazzino del gruppo. A fronte di un simile contesto quali, allora, le prospettive sul 2022? Fila, ad oggi e al netto di situazioni eccezionali, stima il consensus di mercato quale soglia minima raggiungibile. Ebbene: questo prevede a fine 2022 l’Ebitda adjusted a 114-115 milioni.

POSIZIONE FINANZIARIA NETTA

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