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Farmaceutici in rally: l’accordo Pfizer-Usa apre la strada a nuove intese

Astrazeneca e Sanofi hanno registrato rialzi sopra all’8%, mentre l’indice Stoxx di settore ha guadagnato oltre il 5%

di Monica D'Ascenzo

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L’accordo di Pfizer con l’amministrazione Trump su dazi e prezzi dei farmaci apre la strada alle farmaceutiche, che hanno festeggiato in Borsa. L’indice Stoxx Europe 600 Health Care ha chiuso oggi 1 ottobre in rialzo del 5,25%, recuperando quasi completamente quanto perso da inizio anno. AstraZeneca con la miglior seduta degli ultimi sei mesi (+8,35%), Sanofi (+8,32%), Roche (+6,47%) e Novo Nordisk (+6,35%) hanno guidano il comparto.

L’intesa annunciata martedì tra Pfizer e il governo statunitense, che prevede una moratoria di tre anni sui dazi annunciati dal presidente Donald Trump sui farmaci, potrebbe costituire, secondo l’analista Richard Vosser di JPMorgan Chase, un modello replicabile anche da altri gruppi farmaceutici europei. Tanto che ci sono già altri grandi gruppi, come Gsk (+5,62%), che hanno avviato trattative in questo senso con Washington. «Si tratta di mantenere un dialogo costruttivo tra industria e governo» ha dichiarato Emma Walmsley, ceo uscente a fine anno del colosso britannico, durante una conferenza, in cui ha tenuto a sottolineare che il gruppo «sta puntando tutto sugli Stati Uniti».

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Sulla stessa linea si sta muovendo anche la svizzera Novartis (+1,85%), che ha reso noto di essere impegnata in discussioni con l’amministrazione statunitense alla ricerca di «soluzioni costruttive», mentre la tedesca Merck, che era arrivata a guadagnare quasi il 7% ripiegando poi a un +3,76%, ha confermato contatti diretti con il governo Usa.

Tornando all’accordo tra Pfizer e l’amministrazione Trump, nel dettaglio l’intesa prevede la vendita di una selezione di farmaci a uno sconto medio del 50% attraverso una nuova piattaforma diretta al consumatore, chiamata TrumpRx. L’iniziativa ha l’obiettivo di permettere ai cittadini americani l’accesso a terapie a prezzi calmierati, negoziati direttamente dal governo. «Garantiremo che gli americani paghino prezzi comparabili a quelli esteri» ha dichiarato il ceo Albert Bourla, spiegando che anche i nuovi farmaci verranno lanciati a parità di prezzo internazionale, in risposta a una delle critiche chiave dell’amministrazione Usa.

Sembra quindi scongiurata l’ipotesi di dazi del 100% su farmaci importati e coperti da brevetto a partire dal 1° ottobre (salvo che i produttori stiano costruendo impianti produttivi sul suolo americano) come aveva annunciato il presidente Trump la scorsa settimana.

L’accordo di Pfizer

Pfizer ha ottenuto una tregua dai temuti dazi dell’amministrazione Trump sul settore farmaceutico, accettando martedì di ridurre fino all’85% i prezzi di alcuni suoi farmaci e di venderli direttamente al pubblico americano tramite un nuovo portale chiamato TrumpRx.

In cambio, Pfizer ha ottenuto tre anni di esenzione dai dazi annunciati da Trump — una misura che minacciava di colpire duramente l’intero comparto farmaceutico, accusato di far pagare agli americani prezzi ben più alti rispetto al resto del mondo.

«Stanno tutti arrivando. Stiamo chiudendo accordi con ciascuno di loro» ha dichiarato Trump, aggiungendo: «Chi non accetta, sarà oggetto di dazi dell’8%, 7%, 6%... tutto ciò che serve».

Secondo il Segretario al Commercio Howard Lutnick, le trattative si inseriscono nel contesto dell’indagine sulla sicurezza nazionale avviata ai sensi della Section 232, che mira a stabilire se la dipendenza da farmaci esteri costituisca una minaccia per il Paese.

GSK punta tutto sugli USA

Gsk «sta puntando tutto sugli Stati Uniti» ed è impegnata in un dialogo costruttivo con l’amministrazione del presidente Donald Trump in merito alla regolamentazione dei prezzi dei farmaci. Lo ha dichiarato l’amministratrice delegata uscente, Emma Walmsley, intervenuta alla conferenza Women, Money & Power organizzata da Bloomberg.

«Il mercato americano è di importanza cruciale per tutte le aziende farmaceutiche» ha sottolineato Walmsley, commentando la notizia dell’accordo raggiunto da Pfizer con Washington sui prezzi dei medicinali. «È un passo avanti, un segnale positivo. E anche i mercati lo hanno percepito così: è la dimostrazione di un dialogo costruttivo tra industria e governo» ha aggiunro la ceo, precisando che: «Assolutamente sì, Gsk è coinvolta in modo costruttivo»

In occasione della recente visita ufficiale di Trump nel Regno Unito, il gruppo britannico è stato in prima linea: «Siamo stati molto presenti. In quell’occasione ho annunciato il nostro impegno a investire 30 miliardi di dollari in R&S e manifattura avanzata. Abbiamo fiducia, e la nostra scommessa sugli Stati Uniti è chiara».

Gli Usa rappresentano oggi il 52% del fatturato di Gsk, contro appena il 2% generato nel Regno Unito. Eppure, la società non prevede di spostare la propria quotazione principale da Londra a New York, come invece ha annunciato AstraZeneca: «Il luogo della nostra quotazione non condiziona le decisioni su come allocare il capitale. Gli investimenti seguono la strategia industriale, non il mercato borsistico» ha precisato la manager, che a fine anno lascerà il posto all’attuale chief commercial officer, Luke Miels.

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