Falck Renewables scalda il business con il solare. La sfida negli Stati Uniti
Nel primo semestre ricavi in rialzo e redditività in diminuzione a causa della scarsa ventosità. La società punta di più sulla crescita per linee interne
di Vittorio Carlini
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In un business plan c’è sempre un grafico più significativo degli altri. Almeno per comprendere, in linea di massima, le strategie di un’azienda. Così è anche per Falck Renewables. Nel piano d’impresa al 2025 il gruppo, di cui la “Lettera all’investitore” ha sentito i vertici, indica in una tabella l’evoluzione dell’incremento della capacità installata per tipo di tecnologia.
Il focus sul sole
Ebbene: oltre all’eolico che ad oggi è preponderante, un focus è sull’accelerazione del fotovoltaico. Rispetto ai circa 1,2 Giga Watt di aumento complessivo previsto alla data di presentazione del business plan (12 marzo 2020) intorno al 70% è da ricondursi al solare. Si tratta di una percentuale che, da una parte, il gruppo ad oggi conferma quale obiettivo; e che dall’altra segnala, al di là del fatto che la capacità installata è nel frattempo salita (la società vanta 1.421 MW, considerando anche 101 Mega Watt in costruzione), la rilevanza della tecnologia in oggetto nella crescita della società.
Una dinamica di cui stupirsi? La risposta è negativa. Secondo l’ultimo scenario base dell’Agenzia internazionale per l’energia (costruito sull’attuale quadro politico e normativo) il solare, a livello globale, è il principale motore delle rinnovabili le quali, a loro volta, dovrebbero rappresentare circa l’80% del rialzo della domanda elettrica fino al 2030. Certo: l’idroelettrico resta la maggiore fonte delle “renewables”. Inoltre, da un lato, il necessario sviluppo di nuove reti di trasmissione, anche a causa della crisi economico-sanitaria, potrebbe rivelarsi, dice sempre l’Aie, l’anello debole nella trasformazione del settore; e dall’altro, come si è dimostrato in passato, gli obiettivi di riduzione dell’uso di combustibili fossili sono risultati non di rado troppo ottimistici. Ciò detto, però, è innegabile che il fotovoltaico, anche per il netto calo dei suoi costi, abbia assunto un ruolo centrale che Falck Renewables vuole, evidentemente, sfruttare.
I mercati geografici
Ma non è solamente l’energia del sole. Altro angolo visuale, per cogliere la strategia di sviluppo e internazionalizzazione del gruppo, è la ripartizione geografica della capacità installata. Secondo la tabella pubblicata nella presentazione dell’ultima semestrale la divisione è la seguente: 355 Mega Watt (sul totale di 1.320 senza considerare i 101 MW in costruzione) sono appannaggio dell’Italia; altri 413, 109 e 98 MW si riconducono rispettivamente a Gran Bretagna, Spagna e Francia; ci sono, poi, 50 MW in Norvegia e i 121 in Svezia. Infine gli Stati Uniti: qui gli asset operativi valgono 175 Mega Watt.
Il fronte americano
A ben vedere, proprio il mercato statunitense è un importante motore per l’accelerazione del business. La prova? In primis il fatto che, dei 101 Mega Watt attualmente in costruzione, ben 67,5 sono “made in America”. E poi le indicazioni dello stesso Piano d’impresa. Ad oggi il peso della capacità installata negli Usa, e senza considerare i MW “under construction”, è poco più del 13% del totale. Secondo quanto indicato dal business plan, nel 2025 l’incidenza degli Stati Uniti dovrebbe assestarsi, assumendo che la partnership con Eni dispieghi tutte le sue potenzialità, intorno al 24%.



