Lettera al risparmiatore

Falck Renewables scalda il business con il solare. La sfida negli Stati Uniti

Nel primo semestre ricavi in rialzo e redditività in diminuzione a causa della scarsa ventosità. La società punta di più sulla crescita per linee interne

di Vittorio Carlini

6' di lettura

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In un business plan c’è sempre un grafico più significativo degli altri. Almeno per comprendere, in linea di massima, le strategie di un’azienda. Così è anche per Falck Renewables. Nel piano d’impresa al 2025 il gruppo, di cui la “Lettera all’investitore” ha sentito i vertici, indica in una tabella l’evoluzione dell’incremento della capacità installata per tipo di tecnologia.

Il focus sul sole

Ebbene: oltre all’eolico che ad oggi è preponderante, un focus è sull’accelerazione del fotovoltaico. Rispetto ai circa 1,2 Giga Watt di aumento complessivo previsto alla data di presentazione del business plan (12 marzo 2020) intorno al 70% è da ricondursi al solare. Si tratta di una percentuale che, da una parte, il gruppo ad oggi conferma quale obiettivo; e che dall’altra segnala, al di là del fatto che la capacità installata è nel frattempo salita (la società vanta 1.421 MW, considerando anche 101 Mega Watt in costruzione), la rilevanza della tecnologia in oggetto nella crescita della società.

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Una dinamica di cui stupirsi? La risposta è negativa. Secondo l’ultimo scenario base dell’Agenzia internazionale per l’energia (costruito sull’attuale quadro politico e normativo) il solare, a livello globale, è il principale motore delle rinnovabili le quali, a loro volta, dovrebbero rappresentare circa l’80% del rialzo della domanda elettrica fino al 2030. Certo: l’idroelettrico resta la maggiore fonte delle “renewables”. Inoltre, da un lato, il necessario sviluppo di nuove reti di trasmissione, anche a causa della crisi economico-sanitaria, potrebbe rivelarsi, dice sempre l’Aie, l’anello debole nella trasformazione del settore; e dall’altro, come si è dimostrato in passato, gli obiettivi di riduzione dell’uso di combustibili fossili sono risultati non di rado troppo ottimistici. Ciò detto, però, è innegabile che il fotovoltaico, anche per il netto calo dei suoi costi, abbia assunto un ruolo centrale che Falck Renewables vuole, evidentemente, sfruttare.

I mercati geografici

Ma non è solamente l’energia del sole. Altro angolo visuale, per cogliere la strategia di sviluppo e internazionalizzazione del gruppo, è la ripartizione geografica della capacità installata. Secondo la tabella pubblicata nella presentazione dell’ultima semestrale la divisione è la seguente: 355 Mega Watt (sul totale di 1.320 senza considerare i 101 MW in costruzione) sono appannaggio dell’Italia; altri 413, 109 e 98 MW si riconducono rispettivamente a Gran Bretagna, Spagna e Francia; ci sono, poi, 50 MW in Norvegia e i 121 in Svezia. Infine gli Stati Uniti: qui gli asset operativi valgono 175 Mega Watt.

Il fronte americano

A ben vedere, proprio il mercato statunitense è un importante motore per l’accelerazione del business. La prova? In primis il fatto che, dei 101 Mega Watt attualmente in costruzione, ben 67,5 sono “made in America”. E poi le indicazioni dello stesso Piano d’impresa. Ad oggi il peso della capacità installata negli Usa, e senza considerare i MW “under construction”, è poco più del 13% del totale. Secondo quanto indicato dal business plan, nel 2025 l’incidenza degli Stati Uniti dovrebbe assestarsi, assumendo che la partnership con Eni dispieghi tutte le sue potenzialità, intorno al 24%.

Insomma: al netto della volontà di crescere e consolidarsi nelle diverse geografie, appare chiara l’ importanza strategica degli Usa per Falck Renewables. Quella Falck Renewables che, peraltro, ritrova negli stessi Stati Uniti il fil rouge dell’energia del sole. Sul totale degli asset operativi nel mercato statunitense, la grande maggioranza è infatti attualmente appannaggio del fotovoltatico.

Fin qui alcune suggestioni rispetto alla tipologia di tecnologia e alla diversificazione geografica. Il risparmatore, però, volge lo sguardo anche su altri aspetti. In particolare la dinamica di bilancio.

I SEMESTRI A CONFRONTO

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Il conto economico

Nel primo semestre del 2021 Falck Renewables è stata contraddistinta da un conto economico a due velocità: i ricavi sono saliti mentre la redditività è diminuita. In particolare il giro d’affari si è assestato a 234,2 milioni rispetto ai 195,3 milioni fatti registrare nello stesso periodo del 2020. L’Ebitda, dal canto suo, è risultato di 100,7 milioni rispetto ai 106,3 milioni realizzati nella prima metà del 2020. A fronte di quest’ultima dinamica il risparmiatore, ipotizzando possa sussistere qualche problematica, storce il naso. La società, facendo professione d’ottimismo, rigetta il disappunto. Dapprima perché, è l’indicazione, il calo del Margine operativo lordo del primo semestre dell’anno, rispetto allo stesso periodo del 2020, è inferiore a quello del primo trimestre del 2021 rispetto al primo quarter del precedente esercizio. Una dinamica, dice sempre Falck Renewables, che mostra come la situazione vada migliorando. Poi perché, sottolinea il gruppo, i dati dell’ultimo semestre sono conseguenza di una situazione esogena e anomala: l’eccezionale diminuzione di ventosità che, constituendo l’eolico la grande parte degli asset operativi, ha avuto un peso notevole. Inoltre perché l’avvenuto rialzo dei prezzi dell’energia crea, comunque, un contesto favorevole al business. Infine perché, afferma sempre l’azienda, non è perfettamente omogeneo il confronto tra la prima parte del 2021 e il primo semestre del 2020. In quest’ultimo periodo, infatti, c’è stata la plusvalenza di 4 milioni per la cessione del 50% di Novis Renewables a Eni New Energy. La società, in conclusione, non vede particolari problemi sul tema in oggetto e conferma la guidance, per l’intero esercizio in corso, dell’Ebitda compreso tra 192 e 202 milioni (erano stati 197,2 milioni nel 2020).

RICAVI PER SETTORE

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Dalla redditività alla Posizione finanziaria netta (Pfn). Il rosso della Pfn, sempre alla fine del primo semestre del 2021, è risultato, comprensivo del fair value dei derivati, di 790,6 milioni. Un dato che, da una parte, è in rialzo rispetto ai 705,5 milioni della fine dello scorso esercizio; e che dall’altra, a livello meramente teorico, duplicando l’Ebitda del 30/6/2021 implicherebbe un “Net debt to ebitda” di circa 3,9 volte. Certo: se si elimina anche il debito sui progetti che non hanno generato Ebitda, in quanto ancora in costruzione, l’indicatore cala ulteriormente intorno a 3,3 volte. E, tuttavia, il risparmiatore teme possa trattarsi di valori elevati. Falck Renewables rigetta il dubbio. Dapprima, viene sottolineato, il “Net debt to Ebitda” del gruppo è inferiore a quello della concorrenza. Inoltre l’indicatore, aggiunge sempre l’azienda, è assolutamente in linea con la roadmap del piano d’impresa la quale, nel 2025, stima il rapporto tra Posizione finanziaria netta e Mol di circa 3,7 volte. Un dato, conlude la società, ampiamente noto al mercato.

LA DINAMICA DELL’EBITDA

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Crescita organica e M&A

Il mercato nel passato è stato abituato a molteplici operazioni straordinarie di Falck Renewables. Non da oggi, tuttavia, la società ha focalizzato la sua strategia, anche e soprattutto, nella crescita organica. L’azienda punta sulla costruzione di nuovi impianti partendo, ove possibile, dal “green field” (“prato verde”). Vale a dire: l’obiettivo è investire di più anche nella fase di sviluppo dei progetti. L’M&A, che prosegue, diviene in tal senso più opportunistico. Sia nell’acquisizione di impianti che nel cosiddetto “downstream”. Cioè nell’attività, tra le altre cose, di erogazione di servizi. Un esempio su quest’ultimo fronte? Lo shopping del 60% di Saet il quale, essendo la neoacquisita attiva anche nella realizzazione d’impianti di storage, risulta utile al fine di consentire (attraverso lo stoccaggio di MW) la programmabilità dell’offerta di energia da parte di Falk Renewables (o per conto terzi).

IL DEBITO LORDO E ASSET OPERATIVI

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Il rischio di esecuzione

Sennonché il risparmiatore ricorda che ogni acquisizione porta con sé il rischio di esecuzione. Un contesto che può, tra le altre cose, impattare la redditività di chi realizza l’M&A, Falck Renewables compresa. Il gruppo non condivide il timore. In primis, è l’indicazione, le acquisizioni vengono realizzate, per l’appunto, in maniera più opportunistica. Una minore centralità strategica che di fatto riduce la rilevanza dell’execution risk. Inoltre l’azienda, da una parte, ricorda la severa selezione a monte dei potenziali target; e, dall’altra, la natura industriale di Falck Renewables che, come mostra il track record, le consente di estrarre l’eventuale valore inespresso dagli asset acquisiti.

A fronte di un simile contesto quali allora le previsioni sul 2021? La società, su questo fronte, conferma le guidance per l’intero esercizio. Cioè, tra le altre cose, il risultato netto di competenza del gruppo al 16-17% dell’Ebitda; il rosso della Pfn a circa 800 milioni ( +/- 5%); la capacità installata o in costruzione tra 1.400 e 1.450 Mega Watt.

FOCUS

Contratti a lungo termine
Nella prima metà del 2021, dice la società, il gruppo ha acquisto 3 Power purchaise agreement (contratti a lungo termine) di vendita di energia. Sono utili al produttore perché, in linea di massima, garantiscono entrate stabili per lungo tempo.

Per approfondire

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L’analisi tecnica del titolo

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