F1, il nuovo corso di Honda con Aston Martin tra ostacoli iniziali e ambizioni future
Nel 2026 la casa giapponese è rientrata in Formula 1 come fornitrice esclusiva per l’ambizioso progetto del team di Lawrence Stroll. La rivale storica Toyota ha invece optato per un ingresso a basso rischio finanziario con Haas, memore delle delusioni dei primi anni Duemila
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La stagione di Formula 1 2026 è iniziata con un grande divario tecnico tra la Mercedes e le inseguitrici. La casa di Stoccarda ha infatti ottenuto due doppiette in altrettante gare, lasciando alla Ferrari il ruolo di inseguitrice. La distanza di performance tra le due scuderie al momento è ampia, ma minima se confrontata con il resto del gruppo. Nei primi due appuntamenti stagionali, dietro a Ferrari e Mercedes, solo sei macchine sono arrivate al traguardo non doppiate: due a Melbourne e quattro a Shanghai.
Le incertezze del nuovo regolamento tecnico hanno mostrato come, al di là dei vincoli del budget cap, le aziende più grandi e consolidate abbiano avuto più strumenti per recepire uno stravolgimento tecnologico senza precedenti. A conferma di ciò, le due contendenti al titolo del 2025, Red Bull e McLaren, stanno vivendo una crisi tecnica soprattutto in termini di affidabilità più che di performance. In particolar modo la scuderia di Woking ha visto sia Piastri che Norris ritirarsi prima ancora della partenza per due guasti.
In fondo alla griglia, le monoposto più lente sono la neo entrata Cadillac e la Aston Martin. La scuderia di General Motors è entrata in punta di piedi in Formula 1 e ha come obiettivo lo sviluppo nel lungo termine. Al momento attuale utilizza un motore Ferrari, ma dal 2028 avrà un proprio propulsore. Se quindi le prestazioni di Cadillac sono attese e scusabili, non si può dire lo stesso sul progetto Aston Martin.
La scuderia con sede a Silverstone ha gettato le basi per vincere: accordi commerciali e tecnici con Aramco, investimenti in una galleria del vento all’avanguardia, l’ingaggio del genio Adrian Newey e un motore in esclusiva dalla grande casa giapponese Honda. Questi ultimi due tasselli sembrano aver creato un cortocircuito tecnico e di comunicazione che in vista del gran premio del Giappone desta attenzione.
Le monoposto di Newey non sono solo lente, ma pericolose per i piloti a causa delle vibrazioni estreme generate dal motore giapponese. La casa dell’Ala Dorata sconta oggi decisioni strategiche controverse prese negli ultimi anni, in primis il disimpegno di fine 2021 che ha portato alla cessione della proprietà intellettuale e di figure tecniche chiave alla Red Bull. A questo si somma una complessa fase di transizione tecnologica che ha visto il Giappone perdere quella leadership assoluta di cui godeva nel motorsport fino a pochi anni fa. Tuttavia, le solide basi finanziarie e i bilanci robusti del colosso nipponico rappresentano la garanzia principale per supportare i massicci investimenti a lungo termine, necessari a invertire la rotta e ricostruire la propria competitività, in Formula 1 così come in MotoGP.









