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F1, nuovi assetti industriali e la sfida dell’ibrido avanzato

A due settimane dalla conclusione dei test prestagionali, team e piloti sono pronti a tornare in pista sul circuito di Melbourne per dare il via ad una stagione che si presenta come una vera e propria pagina bianca della Formula 1. Con un nuovo regolamento tecnico e un equilibrio ancora tutto da definire, si inaugura un campionato che vede l’ingresso di colossi industriali come Audi, General Motors e Ford

di Massimo Ruberti e Glenda Mecaj

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Il primo Gran Premio del 2026 non segna soltanto l’avvio della competizione in pista, ma certifica una trasformazione radicale per l’intero ecosistema della Formula 1. Sul fronte industriale, la novità di maggior rilievo è il riassetto delle case automobilistiche coinvolte. Oltre ai costruttori già noti, si registra l’ingresso di marchi storici che hanno rilevato scuderie o stretto nuove partnership. Nello specifico, Audi rileva definitivamente Sauber, Renault interrompe la produzione di motori dopo oltre trent’anni, Honda rientra dopo una breve pausa, e fa il suo ingresso Cadillac, espressione del gruppo General Motors.

Cadillac non è però l’unica novità d’oltreoceano: a rafforzare la presenza statunitense nel Circus si aggiunge un accordo di primissimo piano che coinvolge la Red Bull di Max Verstappen. Il pilota olandese guiderà una vettura dotata di un motore costruito internamente (Red Bull Powertrains) in collaborazione con Ford. Il colosso di Detroit entra in Formula 1 in punta di piedi dopo 22 anni di assenza, compiendo però un passo strategico importante evidenziato dalla dichiarazione di Bill Ford: «Sia chiaro: i sistemi ad alta tensione e il software delle batterie che stiamo perfezionando per il 2026 sono i progetti dei truck e delle auto che i nostri clienti guideranno ogni giorno. Quando scegliete un Ranger Raptor o un F-150, state acquistando i dati e la grinta guadagnati durante le gare. Non siamo in F1 solo per collezionare trofei, ma per progettare veicoli sempre migliori».

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24 Gran Premi e un nuovo circuito: il calendario 2026

Il riassetto industriale ed economico dei team procede di pari passo con la riorganizzazione geografica e logistica del campionato. Il calendario è stato strutturato secondo una logica regionale, con l’obiettivo di ottimizzare la logistica e rendere l’organizzazione dei Gran Premi più efficiente e sostenibile sotto il profilo ambientale ed economico. Così, dopo l’avvio a Melbourne, la F1 proseguirà tra Asia e Medio Oriente e, salvo stravolgimenti legati al recente conflitto, si dovrà aspettare fino al 7 giugno per il primo appuntamento europeo (Monaco).

La serie europea sarà composta da nove gare di fila, l’ultima delle quali il 13 settembre con il debutto assoluto del Gran Premio di Madrid. Quest’ultima rappresenta la principale discontinuità del 2026 e segna la fine del doppio appuntamento italiano, a seguito del mancato rinnovo del Gran Premio di Imola. Il campionato si concluderà il 6 dicembre ad Abu Dhabi, ormai consueto teatro finale della stagione.

La rivoluzione meccanica e i carburanti sostenibili

La stagione di Formula 1 2026 si apre con un profondo cambio regolamentare, che rende molto incerto il campionato sia dal punto di vista sportivo sia per le scelte strategiche che ne derivano. Le monoposto sono state oggetto di una rivoluzione visibile (con nuovi effetti aerodinamici su carrozzeria e ali) e invisibile, sotto il cofano, con un cambiamento radicale della power unit.

Il motore resta di tipo ibrido, ma la componente elettrica ha un peso maggiore, arrivando a fornire circa il 50% della potenza. Un cambio significativo riguarda la benzina: non più di origine fossile, ma al 100% da fonti rinnovabili. Si tratta di un prodotto non ancora commercializzabile su larga scala, ma essenziale per segnare la direzione e competere sul mercato con l’avanzata dei veicoli elettrici. Per mantenere un dominio sui carburanti e sulla produzione di energia, le aziende petrolchimiche confermano così l’utilizzo della Formula 1 come piattaforma tecnologica di sviluppo avanzato.

Una centralità tecnologica anche in ambito sportivo quantificata in modo netto da Mattia Binotto, alla guida del progetto Audi F1, ai microfoni del podcast Terruzzi Racconta: «Il carburante ha un impatto diretto sulle prestazioni del motore, la differenza tra un carburante di buona qualità e uno scadente può valere dai 10 ai 15 kilowatt, ovvero circa 15 cavalli. In termini di tempo sul giro, ciò può significare quattro decimi, persino mezzo secondo», ed è proprio per questo che la scelta dei fornitori di questi nuovi carburanti diventa cruciale per le scuderie.

Dall’aerodinamica attiva all’Overtake Mode

Con l’aumento della componente di energia elettrica, la FIA ha dovuto adattare l’aerodinamica, favorendo soluzioni che permettessero alle vetture di avere meno resistenza all’avanzamento. A differenza del vecchio DRS (l’ala mobile posteriore attivabile per sorpassare), che viene ora mandato in pensione, il nuovo sistema di aerodinamica attiva ha uno scopo di efficienza globale. Per agevolare i sorpassi, il vero erede del DRS è invece il cosiddetto “Overtake Mode” (o Manual Override), che non agisce sull’aerodinamica ma fornisce un boost strategico di potenza elettrica extra al pilota inseguitore.

L’architettura del sistema aerodinamico si fonda su due configurazioni principali: la modalità Cornering (o Z-Mode), che garantisce l’alto carico essenziale per l’aderenza in curva e in frenata, e la modalità Straight-line (o X-Mode), attivabile nei rettilinei per muovere i flap e ridurre la resistenza all’avanzamento. L’utilizzo di quest’ultima da parte di tutte le vetture è vitale per la gestione energetica: senza una drastica riduzione del drag aerodinamico, infatti, la componente ibrida esaurirebbe rapidamente la propria carica ad ogni giro.

Per bilanciare l’efficienza dei consumi elettrici con i rigorosi requisiti di sicurezza in caso di pioggia, dove un basso carico aerodinamico integrale risulterebbe pericoloso, la Federazione ha poi introdotto una terza opzione ingegneristica: l’aerodinamica attiva parziale (Partial Active Aero). Questa configurazione, specifica per pista bagnata, prevede l’apertura esclusiva dell’ala anteriore per preservare l’energia elettrica, mantenendo però chiusa quella posteriore per assicurare la necessaria stabilità alla monoposto.

I test invernali e la delusione Aston Martin

I test prestagionali sono stati più lunghi del solito proprio per via di questo cambio radicale, articolandosi in una settimana di prove a Montmeló (Barcellona) e in due settimane di sessioni in Bahrein. Vista l’esigenza di uno sviluppo tecnologico fortemente innovativo, le scuderie hanno adottato filosofie costruttive eterogenee, privilegiando spesso l’affidabilità e la correlazione dei dati in pista con le simulazioni rispetto alla prestazione pura. È pertanto molto complesso delineare i reali valori in campo.

Tuttavia, i test hanno evidenziato le difficoltà di Aston Martin, frenata da numerosi problemi tecnici nonostante fosse accreditata come una delle possibili pretendenti al campionato, forte anche dell’ingresso a tempo pieno di Adrian Newey. La vera sfida per il team britannico resta il passaggio da un motore collaudato come Mercedes alla nuova fornitura Honda, con tutte le incognite di adattamento che ne conseguono.

Come sempre, particolare attenzione è rivolta alla Ferrari. I segnali emersi dai test sono incoraggianti, con Charles Leclerc che ha segnato il miglior tempo complessivo, confermando le buone sensazioni attorno alla scuderia di Maranello. Anche Mercedes e Red Bull sembrano promettenti. Secondo quanto dichiarato a Sky Sport F1 proprio dal monegasco, entrambe le scuderie sembrano aver nascosto molto potenziale durante i test: «La Red Bull sembra in forma, ma anche la Mercedes sta andando bene. Si stanno ancora nascondendo parecchio. La McLaren è il grande punto interrogativo e la più difficile da valutare».

Mercedes e il nodo del rapporto di compressione: innovazione tecnica ai limiti del regolamento

Uno dei principali temi emersi durante i test prestagionali ha riguardato il caso Mercedes, finita sotto l’indagine della FIA per una presunta irregolarità legata al rapporto di compressione della power unit. Tale parametro, che esprime il rapporto tra il volume totale del cilindro e il volume della camera di combustione, sarebbe risultato superiore al limite imposto dal regolamento tecnico, comportando una maggiore efficienza termodinamica e, di conseguenza, un incremento delle prestazioni in termini di potenza in pista.

Toto Wolff commenta: «La nostra Power Unit è legale, è in linea con quanto scritto sui regolamenti, con i controlli e le misure previste. Gli altri team si diano una mossa». Intanto, spinta dalle scuderie rivali, in primis Ferrari, la FIA ha comunicato un aggiustamento del regolamento a partire dal 1° giugno. Insomma, si preannuncia un mondiale combattuto anche fuori dalla pista.

I piloti 2026

A fronte di uno stravolgimento ingegneristico di tale portata, la maggior parte delle scuderie ha preferito tutelarsi garantendo stabilità sul fronte del capitale umano. A differenza della scorsa stagione, il 2026 non presenta rivoluzioni sostanziali nelle line-up dei piloti. La novità più rilevante riguarda l’ampliamento della griglia: saranno infatti 22 i piloti al via, rispetto ai 20 dello scorso anno, grazie all’ingresso di Cadillac. Il nuovo team ha puntato su esperienza e solidità, affidandosi a due veterani come Sergio Pérez e Valtteri Bottas. Altra novità in Red Bull, la scuderia ha deciso di promuovere Isack Hadjar al fianco di Max Verstappen, e di conseguenza Racing Bulls ha scelto di scommettere sul rookie Arvid Lindblad.

Le analisi dei bookmakers sulla vittoria del mondiale: quattro scuderie in corsa?

L’inedito quadro tecnico e i nuovi assetti in griglia restituiscono uno scenario profondamente diverso dal 2025, anno in cui la McLaren ha quasi doppiato i rivali nella classifica costruttori. Oggi, il mercato delle quote si comporta come un vero e proprio punto di riferimento per stimare i valori tecnologici in pista. I sospetti sulla power unit spingono i bookmaker a prezzare la Mercedes come favorita assoluta per il titolo costruttori (40%), un vantaggio che si riflette sul mondiale piloti, dove George Russell guida i pronostici al 30%.

Alle spalle della casa di Stoccarda, i numeri certificano l’incertezza legata alle novità tecnologiche: le probabilità per la conquista del titolo costruttori vedono McLaren e Scuderia Ferrari appaiate al 25%. Particolarmente esplicativa è la valutazione che il mercato fa della Red Bull: la scuderia sconta l’incognita legata al rendimento di Hadjar, fermandosi al 10% tra i costruttori. Tuttavia, il “capitale umano” rappresentato dal quattro volte campione Max Verstappen mantiene l’olandese al 20% per il titolo piloti , davanti a Charles Leclerc (15%) e al campione in carica Lando Norris (10%).

In seconda linea, le quote fotografano un passaggio generazionale: le aspettative sul talento di Antonelli (10%) eguagliano le chance di un possibile riscatto di Lewis Hamilton (10%) , mentre la vittoria del padrone di casa della gara iniziale Oscar Piastri è al momento ritenuta improbabile (5%). Le altre sette scuderie non hanno attualmente chance realistiche di competere per il mondiale. Si tratta, in ogni caso, di stime destinate a cambiare enormemente già dopo le prime qualifiche, quando la pista fornirà i primi veri riscontri.

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