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Supercar elettriche: i costruttori europei dicono di no, tranne Ferrari. La sfida con i marchi cinesi è aperta

Aston Martin e Lamborghini sospendono per ora lo sviluppo di una supercar elettrica. Al contrario Ferrari è pronta a lanciare la Luce. Chi avrà ragione? Il tutto con i marchi cinesi pronti a sorprendere.

di Simonluca Pini

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La sfida dell’auto elettrica cambia campo di gara e passa dai suv alle supercar. Perché se sulle auto “da tutti i giorni” nessuno ha deciso di sospenderne lo sviluppo, quando si parla di auto da sogno la situazione è decisamente diversa. Nelle ultime settimane i principali marchi hanno svelato o confermato la propria strategia, a partire da Aston Martin e Lamborghini che hanno confermato una sospensione dello sviluppo di modelli elettrici mentre Ferrari ha svelato gli interni della Luce, prima auto elettrica prodotta a Maranello. A questo elenco vanno aggiunti Pagani e Bugatti, mai realmente entrati nella partita e Porsche che sembra abbia sospeso la produzione della Boxster elettrica nonostante l’auto praticamente pronta. Anche Tesla aveva fatto grandi annunci su una super sportiva elettrica; annunci rimasti sulle homepage e nei gruppi dei fanboy di Musk ma mai diventati realtà. A tutto questo si aggiungono i costruttori cinesi, ad oggi leader indiscussi nella produzione di supercar elettriche ad alte prestazioni.

Gli annnunci fatti in passato

Per avere una chiara comprensione di quello che sta accadendo, bisogna fare un salto indietro nel tempo nel 2021. Anno in cui Ferrari annunciò a giugno tramite il presidente John Elkann la volontà di produrre la sua prima auto elettrica e a novembre l’amministratore delegato Benedetto Vigna ne confermò la produzione con la presentazione attesa nel 2025. Sempre nel 2021 Lamborghini annunciava il piano battezzato “Direzione CorTauri” dove si annunciava una gamma completamente ibrida dal 2024 e il quarto modello al debutto nella seconda metà del decennio pronto a diventare la prima supercar elettrica prodotta a Sant’Agata Bolognese. Tra gli annunci fatti nel 2021 anche quello di Porsche, pronta a vendere nel 2025 il 50% di consegne globali completamente elettriche per poi salire all’80% nel 2030, e Bugatti che annunciava la sua prima hypercar a ioni di litio entro la fine del decennio.

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Aston Martin ha scelto il 2022 per annunciare la sua prima elettrica ad alte prestazioni, pronta ad essere svelata nel 2025.

Dichiarazioni fatte in un clima storico dove l’auto in Europa sembrava potesse diventare completamente elettrica a partire dal 2035, non solo per le decisioni in arrivo dalla Comunità Europea ma grazie anche (o per colpa) di società di consulenza “esperte in automotive” pagate milioni che vedevano l’elettrico come unica realtà.

Dove siamo oggi

La realtà attuale è molto diversa da quella prevista nel 2021. L’auto elettrica è rimasta una nicchia di mercato in tutti i segmenti, in crescita tra i modelli generalisti ma ben lontana da quanto ipotizzato in materia di volumi. Situazione ancora più complessa tra i modelli ad alte prestazioni, dove l’auto a ioni di litio non sembra incontrare il gusto degli appassionati e dei futuri clienti.

Aston Martin, Bugatti e Lamborghini

Bugatti già nel 2025 ha confermato la scelta di aver sospeso la produzione di un modello completamente elettrico, lasciando a Rimac (con cui condivide la proprietà) la vendita di modelli a zero emissioni ad alte prestazioni. Stessa scelta di abbandonare l’elettrico per Aston Martin, impegnata ad affrontare un periodo economico decisamente complesso, e anche per Lamborghini. Se da una parte il marchio di Sant’Agata ha confermato l’annuncio di aver una gamma completamente elettrificata dal 2024 (per essere precisi dal 2025 con la messa in produzione della Temerario), dall’altra è stato sospeso il lancio di un modello completamente elettrico entro la fine del decennio di avere una versione Bev della Urus. Presentata nel 2023 in California, la Lanzador era stata annunciata come la concept che avrebbe anticipato il quarto modello esclusivamente elettrico pronto al debutto nel 2028. Recentemente il presidente Stephan Winkelmann ha fatto chiarezza sul quarto modello, confermandone la produzione con una motorizzazione ibrida, e ha messo in stand-by l’arrivo di una elettrica. Nessun stop ma un “osserviamo il mercato e siamo pronti a rispondere alle esigenze dei clienti”.

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Le sfide di Ferrari

Non è mancata la risposta, indiretta, dell’amministratore delegato di Ferrari Benedetto Vigna, che ha sottolineato come “i leader sono e continuano a essere tali solo se osano e cercano di usare la tecnologia nuova, qualunque essa sia, per destare nuove emozioni o emozioni diverse in chi usa quel prodotto”.

Per Ferrari, e per Vigna, la Luce (l’elettrica attesa nel corso del 2026) rappresenta una sfida quasi più complessa di tornare a vincere il Mondiale di Formula 1. Tralasciando gli investimenti effettuati, il rumor su un secondo modello bev cancellato in corso d’opera e un’attesa di 1.500 auto vendute all’anno (sempre rumors da fonti ben informate), lpe complessità sono molteplici. La prima è quella di essere in grado di confermare il mito Ferrari, nato grazie a qualità come il motore V12, il suono in grado di creare emozioni uniche, le prestazioni di rifermento, ad una vettura non solo divisiva per definizione ma che deve spostare la sfida e catturare l’attenzione puntando su altre qualità.

Il confronto con i marchi cinesi

La seconda, probabilmente ancora più complessa, è quello che per la prima volta una Ferrari sarà paragonabile ad un’auto prodotta in Cina come la YangWang U9 Extreme. Perché nonostante alla rivale asiatica non abbia la storia di Ferrari, il valore del marchio, un design ricercato come quello realizzato dall’ex Apple Jony Ive, le supercar si confrontano anche con numeri e tempi in pista. E qui la YangWang U9 Extreme ha registrato l’incredibile velocità record di 496 km/h ed una dinamica di guida decisamente interessante.

Prestazioni record che arrivano anche da modelli meno costosi e prodotti da marchi che fino a qualche anno fa facevano smartphone ed elettrodomestici, come la Xiaomi SU7 Ultra da 1.550 cavalli, meno di 2 secondi da 0 a 100 km/h e un prezzo in Cina di circa 110.000 euro al cambio attuale.

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Valore residuo e innovazione tecnologica

La terza criticità arriva da concetti legati al valore residuo e all’innovazione tecnologica. Perché un’auto elettrica è un oggetto destinato ad invecchiare “tecnologicamente” molto in fretta, grazie ad uno sviluppo di batterie e soluzioni decisamente più rapido, per non dire esponenziale, rispetto al termico. Un esempio? Un motore V12 prodotto a Maranello 10 anni fa rimane una vera e propria opera d’arte, anche se confrontato a unità più moderne e più potenti. Si potrà dire la stessa cosa di un pacco batterie, oggi estremamente performante, quando tra pochi anni potrebbero arrivare le batterie allo stato solido in grado di rivoluzionare completamente il settore. Sfide e interrogativi decisamente complessi, che troveranno risposte negli ordini di vendita e, anche, nelle reazioni del titolo azionario.

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