Mercato

Stellantis, conti in rosso per colpa dell’elettrico o per i modelli che non decollano?

Ricavi in calo e perdite da oltre 22 miliardi. La strategia elettrica sembra la maggiore imputata ma i nuovi modelli non stanno portando risultati degni di nota

di Simonluca Pini

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La difficoltà dell’auto elettrica affossa i conti di Stellantis, con il 2025 che si chiude con ricavi netti pari a 153,5 miliardi di euro, in calo del 2% rispetto al 2024 e una perdita netta di 22,3 miliardi di euro. La causa principale, come dichiarato dall’amministratore delegato Antonio Filosa, è da impuntare ad una transizione energetica che stenta a partire con le vendite di auto elettriche ancora decisamente distanti da quanto ipotizzato da sedicenti esperti e approfondite (ma errate) analisi di mercato.

Tutta colpa dell’elettrico?

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Nonostante l’auto elettrica abbia tutte le carte in regola per diventare il perfetto capro espiatorio del profondo rosso in casa Stellantis, la fotografia dei modelli a combustione interna lanciati nell’ultimo biennio e in arrivo a breve fa sorgere diversi interrogativi.

L’impressione generale, supportata da numeri di vendita che vedono un -4.7% nel 2025 a livello Europa, è che sia mancata una strategia complessiva ma soprattutto troppe sovrapposizioni di vetture simili e marchi tenuti in vita nonostante siano privi di una sopravvivenza finanziaria necessaria.

Sovrapposizioni di modelli

Per fare qualche esempio basti citare l’Opel Frontera, gemella decisamente poco diversa della Citroen C3 Aircross (e in futuro della Fiat GigaPanda), entrambi neanche tra le prime 50 auto più vendute in Italia nel 2025. Situazione ancora più complessa in casa Lancia, dove la scelta di cambiare dna alla Ypsilon si è tradotto in un -64% nel 2025 a livello europeo con 11.747 macchine vendute contro le 32.643 dei 12 mesi precedenti. Anche qui servirebbe un’attenta analisi delle scelte fatte, perché va bene la maggiore marginalità dato dal prezzo di acquisto decisamente più alto, ma all’atto pratico le vendite sono tracollate con una vettura profondamente derivata da Opel Corsa e Peugeot 208. Per fare un confronto numerico, nel 2025 sono state vendute in Italia 31.320 Peugeot 208 e 21.531 Opel Corsa, contro le 9.708 Lancia Ypsilon. Restando in casa Lancia, l’arrivo della Gamma apre diversi interrogativi. Perché se da una parte l’apertura a motorizzazioni termiche (inizialmente doveva essere solo elettrica) sarà ben accolto dal mercato, dall’altra ci si domanda se ci sia spazio commerciale per un suv dal nome ormai dimenticato e realizzato sulla stessa piattaforma di Jeep Compass e DS.8.

Ritardi dalla presentazione all’arrivo in concessionaria

Anche in casa Jeep ritroviamo errori che non hanno fatto bene alle vendite, come il debutto della Compass a maggio 2025 con la vettura arrivata in concessionaria quasi 6 mesi dopo. A questo si aggiunge la scelta di eliminare la motorizzazione a gasolio (che sulla generazione precedente la faceva da padrona) e investire risorse e prospettive sulla 100% elettrica.

Il caso DS

Passando in casa DS gli interrogativi aumentano esponenzialmente, non solo per le vendite a -23% in Europa nel 2025. Oltre agli interrogativi sulla decisione di produrre l’ammiraglia elettrica N.8 a cui si affiancherà il suv N.7 inizialmente solo elettrico ma in arrivo anche ibrido. Tutti modelli prodotti nell’impianto di Melfi, dove il calo della produttività sottolinea la difficoltà generale.

Sovrapposizioni che costano non solo in termini produttivi ma anche in campagne marketing e che confondono ancor di più un cliente sempre meno legato al valore del singolo brand o modello.

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