Export di vino nel primo semestre salvato dalle scorte fatte prima dei dazi
Nomisma: leggera crescita e segnali positivi da Canada e Germania ma il futuro resta incerto soprattutto per la difficoltà di trovare alternative valide al mercato Usa
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Nel primo semestre del 2025 l’export di vino italiano è stato “salvato” dai massicci acquisti effettuati dagli importatori Usa prima dell’entrata in vigore dei dazi di Trump. Da sottolineare anche i segnali positivi emersi da Canada e Germania ma il futuro resta denso di incognite soprattutto per la difficoltà, nel breve termine, di trovare alternative valide al mercato Usa.
È quanto emerge dall’analisi sulle esportazioni vinicole italiane effettuate da Wine Monitor di Nomisma.
La fotografia aggiornata delle importazioni di vino nei principali mercati mondiali nel primo semestre del 2025 mette in luce l’assenza di un andamento univoco: nella prima metà dell’anno, infatti, i singoli Paesi monitorati nel report di Nomisma evidenziano dinamiche differenti, anche se complessivamente i dodici principali mercati internazionali fanno registrare una crescita del +1,5% a valore e del +2,1% a volume.
Gli Stati Uniti – spiegano da Wine Monitor - si confermano il principale mercato di riferimento, ma la fine dell’accumulazione di scorte da parte degli importatori in previsione dell’entrata in vigore dei dazi disposti dall’amministrazione Trump ha visto un secondo trimestre in calo: se infatti fino a marzo la crescita delle importazioni aveva segnato un +22% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il cumulato aprile-giugno ha invece registrato una riduzione del -7%.
Si tratta di una tendenza che ha coinvolto anche gli acquisti di vini italiani: la variazione per il primo semestre appare positiva (+2,5%) solo grazie all’ accumulazione avvenuta nei primi tre mesi dell’anno.









