Analisi Uiv

Brusca frenata dell’export di vino italiano negli Stati Uniti ad aprile

Calo del 7,5% a volume e del 9,2% a valore verso gli Usa quando i dazi sono stati al 20%, ma secondo Unione Italiana Vini i problemi vanno oltre le misure annunciate da Trump ed emergeranno con la prossima vendemmia

di Giorgio dell'Orefice

(Adobe Stock)

2' di lettura

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Come era ampiamente annunciato, brusca frenata dell’export di vino italiano negli Stati Uniti ad aprile, il mese del “Liberation day”, quando il presidente Trump ha lanciato la propria offensiva sui dazi. Ma i problemi del vino italiano vanno oltre i dazi Usa. È quanto sostengono all’Unione italiana vini che con il proprio Osservatorio sul vino ha analizzato i dati, relativi ai primi quattro mesi dell’anno, sulle esportazioni nei mercati extra europei.

«Ad aprile – spiegano all’Osservatorio - l’export di vino italiano verso gli Stati Uniti ha registrato un calo del 7,5% a volume e del 9,2% a valore (a quasi 154 milioni di euro), con un decremento del prezzo medio del 2%. Va ricordato che nel mese di aprile i dazi dell’amministrazione Trump sono stati pari al 20% dal 2 all’8 aprile mentre sono stati ridotti al 10% in seguito».

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La caduta di aprile fa contestualmente scendere il consuntivo delle spedizioni nel quadrimestre verso gli Usa in linea di galleggiamento (+0,9% a volume) dopo l’exploit dell’ultimo semestre caratterizzato dalla corsa pre dazi degli importatori Usa che hanno puntato a rafforzare le scorte di magazzino.

Nel periodo – aggiungono all’Osservatorio Uiv - si dimezza anche la performance a valore (+6,7%, 666 milioni di euro: appena un mese prima il saldo era +12,5%). Un crollo annunciato che rende ancor più problematica la situazione complessiva nei mercati extra-Ue: -9% i volumi e -2,4% i valori.

«Da tempo – ha commentato il presidente di Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi – insistiamo nel guardare agli effettivi consumi e non solo ai dati sulle spedizioni, che solo ora si stanno allineando dopo le evidenti corse alle scorte. Uiv ritiene che si debbano affrontare con estrema urgenza, e sarà il tema chiave della prossima assemblea nazionale del 3 luglio, gli squilibri di mercato sempre più evidenti, anche in vista della prossima vendemmia».

Secondo l’Osservatorio, senza il traino statunitense, il saldo nel quadrimestre della domanda extraeuropea a volume scenderebbe da -9% a -15% (-10% il valore), con decrementi in doppia cifra nell’area asiatica (Giappone e Cina, in crescita la Corea del Sud) e in Russia (-65%).

I dati negativi, quindi, vanno oltre l’offensiva delle tariffe Usa. Considerazione rafforzata dal fatto che nel primo quadrimestre sono peggiorate anche le cifre relative al terzo mercato al mondo per il vino italiano: quello del Regno Unito che cede 5 punti a volume e oltre 6 a valore.
Stabili infine stabili il quarto e quinto buyer di bottiglie made in Italy, ovvero Svizzera e Canada, che però cresce in volume di oltre l’8%).

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