Unione Italiana Vini

Uiv: continuano i segnali d’allarme nel primo trimestre per il vino italiano

Nei primi tre mercati al mondo si sono verificati cali dei consumi dell’8% a volume e del 5,5% a valore (Usa -5,4%, Germania -11,8% e Uk -6,4%).

di Giorgio dell'Orefice

2' di lettura

2' di lettura

I dati sulle spedizioni di vino nei primi mesi del 2025 sono “dopati” dalla corsa alle scorte prima dell’avvento dei dazi. La realtà dei consumi reali è molto diversa. Bisogna guardare alle vendite effettive e non solo ai dati doganali. È l’allarme lanciato oggi dall’Unione italiana vini secondo cui il mercato estero del vino made in Italy è in difficoltà. 

Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio Uiv su base Nielsen presso grande distribuzione e retail nei primi 3 mercati al mondo (Usa, Germania e Uk) nel primo trimestre si sono verificati cali tendenziali a volume dell’8% (-5,5% a valore), con Stati Uniti a -5,4%, Germania a -11,8% e Uk a -6,4%.

Loading...

«A eccezione del Prosecco – spiegano all’Uiv – sono in difficoltà quasi tutte le principali denominazioni: dal Pinot Grigio delle Venezie al Chianti, dal Lambrusco ai rossi piemontesi ai bianchi siciliani. Fase difficile anche in Italia: in Gdo nel trimestre volumi in calo di circa il 4% ma si prevedono decrementi ancora maggiori nella ristorazione».

Sempre secondo l’Osservatorio Uiv, l’export verso i Paesi extra-Ue ha chiuso il primo trimestre con volumi in calo tendenziale di quasi il 9% (-0,1% il valore) nonostante il +4% degli Usa (con un ulteriore campanello d’allarme di una frenata a marzo). Di fatto senza la performance positiva Usa, il calo presso i mercati che - secondo alcuni - dovrebbero fare da contraltare al mercato americano gravato dai dazi, sfiorerebbe il -17%”.

«Negli ultimi sei mesi abbiamo assistito a un paradosso – ha commentato il presidente Uiv, Lamberto Frescobaldi -: le spedizioni italiane verso gli Stati Uniti sembravano reggere o addirittura crescere in alcuni comparti, ma i dati reali sui consumi raccontano un’altra storia, ben più preoccupante. La corsa pre-dazi ha illuso i mercati ma la situazione è diversa: i consumi finali sono in calo o nella migliore delle ipotesi stagnanti. È quindi fondamentale – ha aggiunto Frescobaldi - non confondere le uscite (export) con il consumo reale, perché la vera analisi deve concentrarsi sul comportamento del consumatore finale, non solo sui dati doganali. Il rischio è quello di una falsa percezione di solidità del mercato che può portare a decisioni errate lungo tutta la filiera».

E il futuro, in regime di dazi, si prospetta complesso: «La fascia superpremium – ha aggiunto il segretario generale dell’Uiv, Paolo Castelletti - quella per intenderci da 15 euro/litro alla cantina, rappresenta solo il 2% dei volumi e l’8% dei valori del nostro vino negli Usa. E’ quindi pericoloso aggrapparsi alla tesi dell’insostituibilità dei vini italiani in virtù di un posizionamento alto dei nostri prodotti. L’export made in Italy si fonda infatti su un centrato rapporto qualità prezzo. Per questo serve quanto prima un confronto con istituzioni per attivare una difesa reale del settore».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti