Dinastie e casseforti

Juventus, che succede adesso in Exor tra John Elkann e Andrea Agnelli

La Giovanni Agnelli Bv oggi vale 7,8 miliardi e l’11,8% del ramo di Andrea 924 milioni. I possibili nuovi ruoli e l’alternativa della liquidazione

di Marigia Mangano

Juventus, Agnelli: "Dimettermi non è stata una scelta facile"

5' di lettura

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«Mi emoziono perfino quando leggo in qualche titolo di giornale la lettera J. Penso subito alla Juve». Nella vita di Gianni Agnelli la passione per la Juventus era diventata quasi un’ossessione, al punto che nel corso degli anni i colori della squadra si sono pian piano identificati nello stemma di una dinastia. Risulta difficile immaginare la Juve senza gli Agnelli. E viceversa. Un legame inscindibile che non ammette eccezioni e che John Elkann, a distanza di 20 anni esatti dalla scomparsa dell’Avvocato, ha ben presente. Si comprende così molto bene perché il terremoto che ha travolto la Vecchia Signora poco prima di Natale e l’uscita di scena improvvisa di Andrea Agnelli dopo 12 anni alla presidenza della Continassa, vada oltre il fatto giudiziario. È una questione di famiglia, di equilibri interni, di immagine, di relazioni che dovranno essere sanate e ricomposte. Così avrebbe fatto l’Avvocato e così dovrà fare John.

Negli ambienti vicini alla famiglia si definisce il clima tra Andrea e John disteso e collaborativo. Nessuno strappo, si racconta, né evidenze che il destino dei due cugini possa separarsi. Eppure la storia della holding insegna che spesso e volentieri alle posizioni di forza nell’assetto proprietario hanno fatto da contraltare ruoli di responsabilità nell’impero della famiglia torinese che oggi fa capo a Exor. Un organigramma retto da equilibri assai delicati, come spesso accade nelle dinastie numerose, che fa sorgere più di un interrogativo: terminata in modo traumatico la lunga esperienza in casa Juve, quale sarà la casella che andrà ad occupare Andrea nell’impero Exor di cui - insieme alla sorella - è il terzo azionista? E se non si trovassero soluzioni condivise, cosa succederebbe se il figlio di Umberto decidesse di uscire dalla società di famiglia per finanziare attività personali? Quanto varrebbe la sua quota nella holding olandese?

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I PESI IN FAMIGLIA

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Andrea terzo socio della Bv

Per ricostruirlo, bisogna partire dagli assetti azionari della società di famiglia, la Giovanni Agnelli Bv. Oggi la vecchia Sapaz della dinastia, traslocata in Olanda quattro anni fa, vede la Dicembre, la società che fa capo agli eredi di Giovanni Agnelli e controllata da John Elkann, ferma al 38% del capitale, la stessa quota di un anno fa, ma più alta rispetto al 36% di fine 2016. Nello stesso tempo, però, nel giro di dodici mesi si è assistito a un consolidamento del ramo di Maria Sole, con il risultato che lo stesso è diventato il secondo azionista della holding, posizione un anno fa occupata dal ramo di Andrea Agnelli. Con gli ultimi acquisti il pacchetto del ramo di Maria Sole è cresciuto dall’11,63% dello scorso anno all’attuale 12,32%. Gli eredi di Umberto Agnelli, ovvero il ramo di Andrea, sono invece rimasti fermi all’11,85%, scendendo dunque automaticamente di un gradino nella scala della Bv.

Pochi gli aggiustamenti del resto della dinastia. È rimasto fermo anche il peso del ramo di Giovanni Nasi, e dunque di Alessandro Nasi, che oggi può contare sull’8,75% della società della famiglia Agnelli, quota che ne fa il quarto azionista.

Da Exor alla Juve

La posizione del ramo di Andrea nel libro soci della Bv, storicamente sul podio dei soci forti della capogruppo di famiglia, è stato accompagnato negli anni da un percorso all’interno dell’impero della famiglia torinese. Il debutto sulla scena del gruppo Exor-Fiat per Andrea è avvenuto subito dopo la nomina di John Elkann al vertice della Giovanni Agnelli & C Sapaz. Un passaggio poi sfociato nel 2010 con la nomina a ruolo di accomandatario nella vecchia Giovanni Agnelli & C Sapaz. Il passo successivo è stata l’attribuzione di cariche operative di governo societario in alcune aziende dell’impero di famiglia. L’unico erede a portare il cognome degli Agnelli, diplomato a Oxford, bocconiano e tifosissimo della Juventus, è diventato quasi in contemporanea con l’ingresso nella Sapaz presidente del club bianconero, nel 2010. Un ruolo che lo ha occupato a tempo pieno diventando l’unico interlocutore della famiglia sul terreno calcistico. Nel corso della sua presidenza Andrea ha mantenuto altre due cariche di prestigio, tuttora stabili: è presente nel board di Exor e dopo essere stato consigliere di Fiat, poi diventata Fca, è oggi l’unico esponente della dinastia che siede insieme a John Elkann nel board di Stellantis. Un pacchetto di cariche che a questo punto potrebbe evidentemente dover fare i conti con i procedimenti giudiziari in corso.

L’eventuale liquidazione

Si capisce bene, dunque, perché le dimissioni dalla presidenza della Juve potrebbero secondo alcuni osservatori aprire in casa Exor il tema della ricollocazione di Andrea in una delle tante caselle che gestiscono le partecipate. Se non nell’immediato, comunque in chiave prospettica. Altri, invece, guardano al terremoto calcistico come a uno spartiacque nelle relazioni societarie tra i due cugini. L’impressione, in altre parole, è per alcuni che lo strappo possa consolidarsi nell’uscita del ramo di Andrea dalla storica società di famiglia, magari per permettere al figlio di Umberto di finanziare altre iniziative personali, come la holding di investimenti, Lamse. Già, ma a che prezzo?

I 7,8 miliardi della Bv

La determinazione del valore della Giovanni Agnelli Bv è regolata dallo Statuto della società olandese. Il meccanismo di determinazione del valore è complesso e tiene conto del valore mediano dell’azione Exor nel mese precedente la data di rilevazione ufficiale, al netto del debito e delle azioni proprie. Tale valore viene calcolato ogni qualvolta qualcuno della dinastia decide di essere parzialmente liquidato. Il sistema prevede infatti che i titoli vengano riacquistati direttamente dalla società olandese che poi procede a liquidare il socio.

Secondo quanto ricostruito da Il Sole 24 Ore la valutazione della Giovanni Agnelli Bv “interna” e basata sull’ultimo dato ufficiale di novembre 2022 è pari a 7,8 miliardi. La quota del ramo degli eredi di Umberto Agnelli è detenuta nella società semplice A&A partecipata al 50% da Andrea e dalla sorella Anna. Complessivamente il valore, alla luce della stima interna della Bv, risulta oggi pari a 924 milioni, mentre il pacchetto in mano alla Dicembre di John Elkann ne vale 2,9 miliardi.

La liquidazione per cassa

Sulla carta la partecipazione del ramo dell’ex presidente della Juventus equivale a una partecipazione indiretta in Exor del 6,1%. Tuttavia, secondo gli accordi che regolano la società olandese, il socio che intende liquidare le azioni della Bv non può avere titoli di Exor. Il sistema prevede che sia la stessa Bv a riacquistare i titoli sotto forma di azioni proprie liquidando per cassa l’azionista. Nell’ipotesi estrema in cui il ramo di Andrea volesse essere liquidato per intero, anche per una società come quella a capo dell’impero Exor pagare qualcosa vicino a un miliardo di euro potrebbe rappresentare un impegno rilevante. È altrettanto vero però che nell’ultimo anno il meccanismo di voto multiplo che regola la partecipazione che la Bv detiene in Exor ha portato la quota del 52% a pesare in termini di diritti di voto fino all’86%. C’è dunque spazio per alleggerire la quota senza intaccare il controllo e finanziare un’uscita di peso come quella degli eredi di Umberto.

Numeri alla mano, se la società olandese finanziasse la liquidazione di Andrea vendendo quel 6% di Exor che fa capo al ramo del cugino di Elkann, la partecipazione della dinastia in Exor scenderebbe 45,84%, ma esprimerebbe comunque diritti di voto per il 76%. Tuttavia l’impressione è che un’uscita integrale e improvvisa sia di difficile attuazione. Piuttosto c’è chi ipotizza un disimpegno graduale che potrebbe coprire un arco di tempo più ampio.

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  • Marigia Mangano

    Marigia Manganoinviato

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Finanza, automotive, tlc, holding di famiglia, banche e assicurazioni

    Premi: Premio internazionale Amici di Milano per i giovani, 2007, categoria giornalista

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