Itinerari d’inverno tra prelibatezze per il palato, vedute e antichità
Excape al napoletano Real Albergo dei Poveri di record e memorie
Tra gli escape culturali a Napoli più meritevoli vi è sicuramente quello motivato dalla visita al Real Albergo dei Poveri, parzialmente riaperto per abbracciare la mostra Prologo. L’Albergo dei Poveri e la memoria delle cose, a cura di Laura Valente, dopo il restauro assai significativo seppur non ancora interamente completato, di quello che è stato uno degli edifici più grandi di tutta Europa quando fu eretto nel 1751 in virtù di una monumentale facciata lunga 385 metri e alta 42, composto da cinque piani e innumerevoli corti e giardini. Venne fatto costruire da Re Carlo III di Borbone e dalla moglie Maria Amalia di Sassonia per accogliere o meglio nascondere orfani, scugnizzi di strada, poveri, sordomuti e altri malati. Anche Alexandre Dumas lo visitò e raccontò. Questa esposizione (aperta fino al 6 marzo) viene ospitata nel refettorio monumentale in cui si resta emozionalmente toccati dai letti, dalle gamelle, e dagli altri reperti e tracce di quell’umanità sofferente che sono state rinvenute durante i lavori di ripulitura del RAP. Tali documenti di vita reale sono messi in dialogo con le opere degli artisti Norma Jeane, Antonella Romano, Mimmo Jodice e Luciano Romano. Nell’altro spazio già recuperato all’interno di questo maestoso complesso progettato in Piazza Carlo III dall’architetto Ferdinando Fuga, si viene gioiosamente dardeggiati dalle fotografie esposte in Napoli Explosion (fino all’8 marzo), una strabiliante testimonianza iconografica e magmatica degli effetti prodotti sulla città partenopea dai botti di Capodanno registrati sulla vetta del Monte Faito da Mario Amura: il fotografo eleva i fuochi di artificio a opere di arte come un Jackson Pollock dell’obiettivo.

