Dopo 18 mesi di sospensione dalle contrattazioni, per legge, è d’obbligo l’addio ai listini, con la certezza matematica che il delisting riduce al lumicino le speranze di recuperare l’investimento.
La storia di Evergrande è un ginepraio di partecipazioni societarie e di castelli patrimoniali che va ben oltre le nude cifre ufficiali. Il grande fondatore e orchestratore Hui Ka Yan, un tempo l’uomo più ricco della Cina, titolare del 60% della società, è sparito nel nulla.
I liquidatori
I liquidatori parlano di 187 richieste per 45 miliardi di dollari presentate al 31 luglio, un importo che supera di gran lunga i 27,5 miliardi di dollari di passività in bilancio al mese di dicembre 2022.
Finora la realizzazione delle attività è stata “modesta”, pari a 255 milioni di dollari derivanti da vendite di asset non strategici, come partecipazioni azionarie in futures e attività di intermediazione mobiliare, obbligazioni scolastiche, iscrizioni a club, opere d’arte e veicoli a motore. Ricordiamo che Hui aveva acquistato il palazzo più costoso di Londra, per poi essere costretto a rivenderlo, travolto dal crack, a investitori arabi.
Per le altre due società quotate, Evergrande Property Services e China Evergrande New Energy Vehicle Group Ltd. (che è stata sospesa da aprile) si cercano disperatamente acquirenti.