Lettera al risparmiatore

Esprinet, più servizi a imprese e governi per rilanciare i margini

Hi tech. Il gruppo spinge su soluzioni e distribuzione a valore aggiunto. L’intelligenza artificiale aiuta la domanda di prodotti. Il nodo dell’inflazione

class="dinomecognome_R21"> Vittorio Carlini

6' di lettura

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Da un lato, prosegue il focus sul Capitale commerciale circolante netto. Dall’altro, si punta ad incrementare il business delle Soluzioni e Servizi. Soprattutto, nel settore di imprese e gare governative. Sono tra le priorità di Esprinet, di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici, per rilanciare la marginalità aziendale.

Il distributore It a valore aggiunto, nel primo trimestre del 2024, è stato contraddistinto - in continuità con il 2023 caratterizzato da un difficile contesto di mercato - da ricavi e redditività in calo. La prima riga di conto economico si è assestata a 926,2 milioni, in discesa del 9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L’Ebidta adjusted, dal canto suo, è risultato di 14,3 milioni (-7%). Vero! La velocità di discesa è molto calata rispetto al quarto trimestre del 2023, dove il Mol normalizzato era diminuito del 24% rispetto a 12 mesi prima. E, tuttavia, la frenata è nei numeri. Sennonché, Esprinet ha indicato una guidance - sempre dell’Ebitda Adjusted e per fine anno- compresa tra 66 e 71 milioni. Vale a dire: superiore al dato di fine 2023, che era stato di 64,1 milioni. In altre parole, l’obiettivo e la previsione è -per l’appunto - il rilancio della redditività.

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TRIMESTRI A CONFRONTO

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Il mondo degli Screens

Già, rilanciare la redditività. Ma attraverso quali strategie? Per rispondere alla domanda può essere utile guardare alle varie tipologie di prodotti individuate dalla stessa Esprinet in bilancio. A partire dagli Screens (ad esempio tablet, pc e smart phone) le cui vendite, nell’ultimo trimestre sono calate del 12%. Qui il gruppo scommette su diversi aspetti. In primis, accordi con fornitori i quali - finanziando parte degli acquisti - puntano alla ripresa del mercato, tra gli altri, di pc e telefonini. Non solo. Proprio rispetto ai pc e tablet, è attesa - i primi effetti contabili dovrebbero aversi nell’ultimo trimestre dell’anno - l’avvio della sostituzione dei prodotti acquistati in massa durante il Covid. Ancora. Più sul medio periodo, Esprinet attende la spinta della nuova domanda legata all’Artificial intelligence (AI) su vari device. In un simile contesto, il gruppo si dice ottimista: prevede una divisione Screens ancora volatile nel 2024, ma in crescita nel 2025.

Dagli Screens ai Devices. Qui, dapprima, bisogna distinguere il mondo di stampanti e consumabili, da quello di Tv ed elettrodomestici. I primi, a ben vedere, hanno una dinamica piuttosto stabile conseguenza di un duplice trend: da una parte, la migliore salute del settore legato ad imprese e uffici professionali; dall’altra, invece, la debolezza del comparto retail. I secondi, invece, hanno subito l’effetto del calo del potere d’acquisto - in particolare delle famiglie - a seguito del balzo dell’inflazione. Adesso, però, la Bce ha allentato la presa e il contesto sembra migliorare. In tal senso, Esprinet sul 2024 prevede per i Devices volatilità (maggiore di quella degli Screens) e, poi, la traiettoria d’incremento nel prossimo anno.

RICAVI LORDI E GEOGRAFIE

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I marchi propri

Un po’ diverso il discorso in merito ai cosiddetti Marchi Propri. Su questo fronte, va ricordato, il gruppo aveva scommesso non poco. La strategia - anche grazie all’idea dell’Opa su CellularLine - era quella di accelerare l’espansione della divisione. Il take-over, però, non è andato a buon fine. Così, adesso, il progetto, da un lato, prevede la crescita progressiva per via organica; e, dall’altro, considera i Marchi Propri un’attività più residuale rispetto a quanto preventivato in precedenza. Certo! Non mancano iniziative quali il lancio del brand Muitomas. Un marchio lifestyle che propone prodotti nel segmento home, beauty, travel e utility. Al di là di ciò, resta la minore rilevanza rispetto alla valutazioni di qualche tempo fa.

Infine, ma non meno importante, c’è il comparto delle Soluzioni e Servizi. Quello, per intenderci, riconducibile a V-Valley. Nel primo trimestre del 2024, l’area in oggetto è stata contraddistinta da ricavi in rialzo del 7% e il calo dell’Ebitda adjusted (-2%). Si tratta del segmento di business cui Esprinet guarda con maggiore forza - ed interesse - per espandersi. In tal senso l’azienda punta ad offrire sempre più servizi a valore aggiunto, soprattutto ad imprese ed enti governativi (per la tipologia di utenti vedere box sotto i grafici). Un esempio? La logistica avanzata in caso di grandi lotti. Qui Esprinet - grazie a laboratori dedicati - configura e prepara i prodotti che dovranno essere da lei successivamente consegnati al cliente (ritirando, poi, l’usato del medesimo). Di più. Il gruppo scommette sui servizi digitali. Così può può pensarsi alle soluzioni che agevolano le imprese, tra le altre cose, nella presentazione delle offerte di cyber security per le gare governative. Ancora: di recente il gruppo ha creato una newco (Zeliatech) focalizzata sulla doppia transizione verde e digitale. In particolare, la volontà è puntare, da una parte, sul mondo della componentistica nel solare (dai pannelli fino agli inverter); e, dall’altra, sull’efficientamento energetico. Un’attività, quest’ultima, la quale potrà agevolarsi del boom dell’AI e della spinta alla costruzione di data center i quali, è noto, richiedono un grande sforzo per ridurne i costi energetici. A fronte di un simile scenario, ben si capisce - quindi - perché Esprinet conti molto sul segmento Solutions e Services. Ad oggi questo vale circa il 50% dell’Ebitda adjusted. L’aspettativa è che l’incidenza - al netto di un eventuale accelerazione di pc e tablet - cresca già nel 2024 per, successivamente, aumentare nel corso degli esercizi futuri.

REDDITIVITÀ E TIPOLOGIA DI PRODOTTO

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Il rischio della frenata

Tutto facile come inserire una spina nella presa, quindi? La realtà è più complicata. Il risparmiatore rimarcando la frenata del business nell’ultimo trimestre, sottolinea che - in un settore con Ebitda margin così bassi - la discesa dei ricavi è un importante rischio. Esprinet, pure consapevole della situazione, rigetta il timore. Dapprima, viene indicato, il calo dell’attività nel primo quarter del 2024 è conseguenza soprattutto di due dinamiche opposte. Cioè: in Italia il business, nonostante il ribasso del 3% del mercato di riferimento, è salito del 3%; in Spagna invece - dice sempre Esprinet - il gruppo ha performato in linea con il settore (-12%). Sennonché, l’attesa è per una ripresa del comparto dell’It. Già sussistono i primi segnali in tal senso e, anche per questo, il gruppo conferma l’Ebitda adjusted tra 66 e 71 milioni a fine del 2024. Riguardo, invece, al tema del trend dei ricavi e della bassa marginalità, il gruppo - ribadendo che si tratta una caratteristica dell’intero settore - sottolinea come il pericolo sussisterebbe solo nel caso ci fossero alti costi fissi. Il che - afferma Esprinet - non è. I suoi costi variabili - conclude l’azienda - sono circa il 95% del totale del fatturato.

STORIA DELLA REDDITIVITÀ

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Net working capital

Ma non è solo questione di Servizi o costi fissi. Altro focus è sul Capitale commerciale circolante netto (CCCN). Qua la società prosegue il pressing per ridurlo. L’indicatore contabile, alla fine del primo trimestre del 2024, si è assestato a 317,1 milioni. Il dato è in discesa rispetto ad un anno prima (504,5 milioni). Si tratta dell’effetto dell’impegno nella contrazione delle scorte e sulla dilazione dei pagamenti a favore dei fornitori. Uno sforzo che ha portato il ciclo di conversione del contante (tempo necessario a trasformare investimenti in inventario e altre risorse in flussi di cassa derivanti dalle vendite) a calare a quota 24 giorni (al 31/3/2024). Un valore il quale per la fine del 2024 - è l’indicazione - è previsto in ulteriore discesa.

L’indicatore del Roce

Sennonché il risparmiatore - sempre considerando il CCCN - volge lo sguardo al Roce. Cioè: il rapporto tra Ebit adjusted al netto delle tasse (numeratore) e il capitale investito (denominatore). Ebbene: l’indicatore, cui la stessa azienda dà molta importanza, è in calo. Alla fine dell’ultimo trimestre vale - pre Ifrs 16 - il 6,4%. Solo un anno prima si era assestato al 9,6% e, alla fine del primo quarter del 2022, era al 15,2%. In altre parole: i numeri parlano chiaro e il risparmiatore storce il naso. La società, da parte sua, fa professione di ottimismo. Il Roce è influenzato, anche, dal trend del CCCN che contribuisce contabilmente a costituire il capitale investito. La diminuzione descritta - viene indicato - è stata la conseguenza soprattutto del precedente peggioramento del Net working capital. Il contesto tuttavia, grazie agli stessi sforzi societari, è cambiato . Il capitale circolante è in contrazione. Quindi, afferma sempre Esprinet, il Roce - unitamente al miglioramento atteso della redditività - è previsto risalire.

Per approfondire

L’andamento del titolo

L’analisi tecnica del titolo

L’analisi di Finlabo research

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