Esprinet, più servizi e prodotti sofisticati per sostenere i margini
Focus. Il gruppo, sul lungo periodo, punta al 50% dei ricavi dalla distribuzione a valore aggiunto. Diminuisce la domanda di personal computer e telefonini
di Vittorio Carlini
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Aumentare il peso della distribuzione a valore aggiunto. E, con lei, la vendita di prodotti hi tech a più alto margine e a marchio proprio. Sono tra i focus della strategia di Esprinet a sostegno di crescita e redditività.
Per meglio comprendere l’obiettivo è, dapprima, utile ricordare l’oggetto sociale del gruppo. L’azienda, di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici, è in linea di massima un distributore Business-to-business di Information Technology ed Elettronica di consumo. Un’attività che viene svolta essenzialmente in tre Paesi: Italia, Spagna e Portogallo. Ebbene il gruppo vuole, per l’appunto, incrementare il giro d’affari legato alla cosiddetta Value added distribution (Vad). Cioè: la distribuzione cui si lega l’ offerta di ulteriori servizi (dalla consulenza e assistenza ai rivenditori fino alla configurazione degli stessi prodotti tecnologici).
Il valore aggiunto
Esprinet, a ben vedere, già è presente nella Vad. Ad essa si riconducono - sotto il profilo della tipologia merceologica - gran parte delle soluzioni non costituite da personal computer e telefonini. In tal senso vanno ricordate le cosiddette Advanced solutions (dal software al cloud fino ai server) cui si aggiungono (all’interno dell’Elettronica di consumo) gli elettrodomestici, il gaming e gli “altri prodotti”. Alla fine del 2021 la distribuzione a valore aggiunto vale circa il 25% dei ricavi. Nel primo trimestre del 2022 è intorno al 27,7%. L’obiettivo? Nel lungo periodo riuscire a generare con la Vad circa il 50% del fatturato consolidato.
Si tratta di un target che potrà conseguirsi soprattutto attraverso alcune mosse strategiche. La prima è la riorganizzazione societaria. In Spagna è stata avviata l’integrazione della società Vinzeo in Esprinet Iberica, facendo così confluire sotto l’ombrello di V-Valley Iberica tutta la Value added distribution di quel Paese. La seconda è il rafforzamento dell’identità proprio del marchio V-Valley cui si riconduce la distribuzione a valore aggiunto dell’intero gruppo. Altro passaggio, poi, è quello di entrate in nuove tipologie di business quali, ad esempio, le colonnine di ricarica delle auto elettriche o i pannelli solari. Infine c’è il fronte dell’M&A. Esprinet, va ricordato, da tempo sfrutta la leva delle acquisizioni per spingere il business. Il focus adesso, confermato dall’operazione su Cellularline (volta ad aumentare l’offerta di soluzioni ad alto margine e di cui si parla nel box sotto ai grafici), è su potenziali target che possano incrementare la stessa Vad. Così lo sguardo è volto verso obiettivi di medie-piccole dimensioni. Realtà - in Italia, penisola Iberica ed Europa dell’Ovest - attive nella distribuzione di Advanced solutions. In particolare nei settori del software, cloud e cyber security. Insomma: l’impegno nella Vad è notevole e dovrebbe contribuire a raggiungere gli obiettivi, al netto di Cellularline, indicati nel business plan 2022-2024. Tra gli altri: circa 120 milioni di Ebitda rettificato, a fine arco di piano, generato dalla distribuzione complessiva (cui si aggiungono 5 milioni legati al nuovo business del noleggio).
La crisi economica
Sennonché il risparmiatore sottolinea un aspetto. Alcune delle assunzioni alla base dello stesso business plan (ad esempio la crescita del Pil in Italia, Spagna e Portogallo) sono, a causa della crisi energetica e geopolitica, non più reali. Di conseguenza il timore è che i target indicati nel Piano d’impresa diventino velleitari. Esprinet, che allo stato attuale conferma tutti i target del business plan, non condivide la considerazione. In primis perché, è l’indicazione del gruppo, ciò che veramente è rilevante è il processo strutturale di digitalizzazione dell’economia. Un trend di fondo il quale, dice sempre la società, è avviato e già durante le precedenti crisi ha mostrato la sua resistenza. Inoltre perché, viene ricordato, il sostegno alla domanda di tecnologia, al di là delle dinamiche economiche e della politica italiana, arriva anche dal Next Gen Eu e dai piani nazionali di ripresa e resilienza.


