Lettera al risparmiatore

Esprinet, più servizi e prodotti sofisticati per sostenere i margini

Focus. Il gruppo, sul lungo periodo, punta al 50% dei ricavi dalla distribuzione a valore aggiunto. Diminuisce la domanda di personal computer e telefonini

di Vittorio Carlini

Fabbriche aperte / Dalla corsa allo smart working domanda boom per notebook e stampanti

5' di lettura

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Aumentare il peso della distribuzione a valore aggiunto. E, con lei, la vendita di prodotti hi tech a più alto margine e a marchio proprio. Sono tra i focus della strategia di Esprinet a sostegno di crescita e redditività.

Per meglio comprendere l’obiettivo è, dapprima, utile ricordare l’oggetto sociale del gruppo. L’azienda, di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici, è in linea di massima un distributore Business-to-business di Information Technology ed Elettronica di consumo. Un’attività che viene svolta essenzialmente in tre Paesi: Italia, Spagna e Portogallo. Ebbene il gruppo vuole, per l’appunto, incrementare il giro d’affari legato alla cosiddetta Value added distribution (Vad). Cioè: la distribuzione cui si lega l’ offerta di ulteriori servizi (dalla consulenza e assistenza ai rivenditori fino alla configurazione degli stessi prodotti tecnologici).

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Il valore aggiunto

Esprinet, a ben vedere, già è presente nella Vad. Ad essa si riconducono - sotto il profilo della tipologia merceologica - gran parte delle soluzioni non costituite da personal computer e telefonini. In tal senso vanno ricordate le cosiddette Advanced solutions (dal software al cloud fino ai server) cui si aggiungono (all’interno dell’Elettronica di consumo) gli elettrodomestici, il gaming e gli “altri prodotti”. Alla fine del 2021 la distribuzione a valore aggiunto vale circa il 25% dei ricavi. Nel primo trimestre del 2022 è intorno al 27,7%. L’obiettivo? Nel lungo periodo riuscire a generare con la Vad circa il 50% del fatturato consolidato.

TRIMESTRI A CONFRONTO

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Si tratta di un target che potrà conseguirsi soprattutto attraverso alcune mosse strategiche. La prima è la riorganizzazione societaria. In Spagna è stata avviata l’integrazione della società Vinzeo in Esprinet Iberica, facendo così confluire sotto l’ombrello di V-Valley Iberica tutta la Value added distribution di quel Paese. La seconda è il rafforzamento dell’identità proprio del marchio V-Valley cui si riconduce la distribuzione a valore aggiunto dell’intero gruppo. Altro passaggio, poi, è quello di entrate in nuove tipologie di business quali, ad esempio, le colonnine di ricarica delle auto elettriche o i pannelli solari. Infine c’è il fronte dell’M&A. Esprinet, va ricordato, da tempo sfrutta la leva delle acquisizioni per spingere il business. Il focus adesso, confermato dall’operazione su Cellularline (volta ad aumentare l’offerta di soluzioni ad alto margine e di cui si parla nel box sotto ai grafici), è su potenziali target che possano incrementare la stessa Vad. Così lo sguardo è volto verso obiettivi di medie-piccole dimensioni. Realtà - in Italia, penisola Iberica ed Europa dell’Ovest - attive nella distribuzione di Advanced solutions. In particolare nei settori del software, cloud e cyber security. Insomma: l’impegno nella Vad è notevole e dovrebbe contribuire a raggiungere gli obiettivi, al netto di Cellularline, indicati nel business plan 2022-2024. Tra gli altri: circa 120 milioni di Ebitda rettificato, a fine arco di piano, generato dalla distribuzione complessiva (cui si aggiungono 5 milioni legati al nuovo business del noleggio).

TRIMESTRI E GEOGRAFIE

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La crisi economica

Sennonché il risparmiatore sottolinea un aspetto. Alcune delle assunzioni alla base dello stesso business plan (ad esempio la crescita del Pil in Italia, Spagna e Portogallo) sono, a causa della crisi energetica e geopolitica, non più reali. Di conseguenza il timore è che i target indicati nel Piano d’impresa diventino velleitari. Esprinet, che allo stato attuale conferma tutti i target del business plan, non condivide la considerazione. In primis perché, è l’indicazione del gruppo, ciò che veramente è rilevante è il processo strutturale di digitalizzazione dell’economia. Un trend di fondo il quale, dice sempre la società, è avviato e già durante le precedenti crisi ha mostrato la sua resistenza. Inoltre perché, viene ricordato, il sostegno alla domanda di tecnologia, al di là delle dinamiche economiche e della politica italiana, arriva anche dal Next Gen Eu e dai piani nazionali di ripresa e resilienza.

LA CONVERSIONE IN LIQUIDITÀ

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Ciò detto tuttavia può, più sul breve periodo, obiettarsi che la frenata economica, unita all’ inflazione, crea stagflazione. Un contesto dove il potere d’acquisto delle famiglie cala e le imprese frenano gli investimenti. Il rischio è che il rallentamento della domanda possa impattare crescita e redditività di Esprinet. La società, pure riconoscendo il calo della richiesta di elettronica di consumo in Italia, ad oggi professa ottimismo. Dapprima, viene rimarcato, da una parte la dinamica indicata non è attualmente replicata in Spagna e Portogallo; e dall’altra, in scia anche alla stessa digitalizzazione, il business con governi ed imprese prosegue. Inoltre, dice sempre l’azienda, la frenata riguarda prodotti “commodity” quali pc e smartphone. Le soluzioni più sofisticate, contraddistinte da una marginalità maggiore, al contrario sono in crescita. Si tratta di un cambio di mix delle vendite, spiega Esprinet, che va di pari passo con la voluta crescita della distribuzione a valore aggiunto. E che consente, conclude il gruppo, di confermare, allo stato attuale e al netto di Cellularline, l’obiettivo di un Ebitda normalizzato di 93 milioni a fine anno.

LA DINAMICA DEL ROCE

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Il noleggio

Ma non è solo distribuzione o recessione. C’è un’altra priorità, anticipata dalla precedente “Lettera al risparmiatore” sull’azienda, che coinvolge il gruppo. Il focus, oltre che sullo sviluppo delle vendite di accessori ad alto margine e a marchio proprio (Nilox e Celly), sul noleggio dei prodotti. Rispetto a questo fronte Esprinet ha creato una nuova divisione, indirizzata ai rivenditori e produttori di It ed elettronica di consumo, che è specializzata nel “renting”. La piattaforma online, in Italia, è già attiva e in autunno sarà possibile sottoscrivere tutta la contrattualistica con la sola firma digitale. Ad oggi, nel mercato domestico, sono stati contattati circa un migliaio di rivenditori e alcune centinaia sono stati contrattualizzati. Il processo, via via, verrà sviluppato in Spagna. Nel Paese iberico la piattaforma digitale è presente, ma dovrà essere migliorata. In Portogallo, invece, il progetto è previsto prendere piede nella seconda metà del 2023. A fronte di ciò, da un lato, i volumi che il gruppo stima, al 2024, coinvolti nel business del noleggio sono circa 200 milioni; e, dall’altro, l’Ebitda adjusted generato è (per l’appunto) intorno ai 5 milioni (sempre a fine arco piano).

Fin qui alcune considerazioni su distribuzione a valore aggiunto, noleggio e frenata economica. Quale però l’andamento del business? Rispetto alla divisione merceologica dei ricavi, le Advanced solutions nel primo trimestre del 2022 (in generale caratterizzato da ricavi e utile consolidati in leggero calo) sono salite dell’8% rispetto allo stesso periodo del 2021. Si tratta di un tasso di crescita che Esprinet considera un obiettivo sfidante da concretizzare sull’intero 2022. Riguardo, invece, all’Elettronica di consumo le vendite, sempre nel primo quarter dell’anno, sono risultate in aumento del 18%. Qui il gruppo, a fronte del rallentamento degli smartphone, assume un atteggiamento di prudenza sul proseguo dell’esercizio. Infine i cosiddetti IT clients. Cioè: dai pc fino alle stampanti e consumabili. Tra inizio gennaio e fine marzo del 2022 questi prodotti hanno concretizzato una performance in calo del 12% rispetto a dodici mesi prima. Sul fronte in oggetto le prospettive per il 2022, indica la società, sono di una dinamica inferiore a quella dello scorso anno.

Già, lo scorso anno. Nel 2021 il Roce (Return on capital employed) si è assestato al 20,5% (era il 25,1% nel 2020). A fine del primo trimestre del 2022, poi, il rapporto tra Ebit e capitale investito è il 15,2% (19,7% un anno prima). Il trend, visto che il gruppo ha un focus proprio sul Roce, fa storcere il naso al risparmiatore. Esprinet non condivide il disappunto. L’azienda, sottolineando che ora la priorità è l’incremento della redditività, dapprima ricorda che l’indicatore dev’essere confrontato con il Wacc (costo medio del capitale) della società. Questo è inferiore al 10%. Quindi, è l’indicazione, Esprinet continua a generare valore. Non solo. Il gruppo sottolinea che la dinamica del Roce non è conseguenza del calo della redditività, bensì del recente incremento -e normalizzazione- del capitale impiegato (denominatore del rapporto). Quest’ultimo, nella fase più dura della pandemia contraddistinta da minori scorte, era sceso in scia all’anomala diminuzione del Capitale commerciale circolante netto. Adesso, conclude l’azienda, la situazione va regolarizzandosi e assistiamo al trend in oggetto.

Per approfodire

L’andamento del titolo
L'analisi tecnica del titolo
L'analisi di Finlabo research

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