Lettera al risparmiatore

Equita spinge il business negli asset alternativi Focus sui costi operativi

Ricavi e utile in rialzo. L’attività concentrata solamente sull’Italia è un rischio, ma la società ribatte che ci sono ancora ampi spazi per crescere

di Vittorio Carlini

(IMAGOECONOMICA)

6' di lettura

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Un singolo numero racconta sempre parte della storia. Così è anche per Equita Group. Tanto che, al fine di capire le strategie della società, può essere utile guardare all’evoluzione storica dei ricavi. In particolare alla dinamica delle tre aree in cui è diviso il business.

L’oggetto sociale

A fronte di ciò, prima di analizzare il trend, è necessario ricordare (al di là della research) la tripartizione dell’oggetto sociale. In primis c’è il Global market. Qui sono compresi: la compravendita di strumenti finanziari (sia per conto terzi che il “proprietary trading”), il market making e l’attività di specialist. La seconda area, invece, è l’Investment banking. Ad essa si riconducono varie attività: dall’M&A all’equity e debt capital market fino alla consulenza. Infine c’è l’Alternative asset management. Cioè: da un lato il co-sviluppo e gestione di prodotti per clienti istituzionali; e dall’altro il lancio, e conseguente “management”, di soluzioni d’investimento in asset illiquidi.

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TRIMESTRI A CONFRONTO

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La dinamica

Ebbene proprio l’Alternative asset management, al netto dell’incremento in valore assoluto di tutte le aree, ha più che duplicato l’ incidenza sui ricavi. Nel 2016 era circa il 4,3%. Poi, passando per il 6,19% nel 2018, si è assestato al 9,5% dello scorso anno. In aumento l’incidenza stessa dell’Investment banking. In questo caso l’area valeva, sempre nel 2016, intorno al 32,7%: è arrivata al 41% nel 2020. Il Global market dal canto suo, sebbene i ricavi generati nel quinquennio siano saliti da 30,6 a 33,7 milioni, ha invece ridotto il peso: da oltre il 62% si è assestata a poco più del 49%. Insomma: da un lato c’è l’accelerazione di Investment banking e, soprattutto, Alternative asset management; dall’altro il Global market ha diminuito l’incidenza. Il trend prosegue? In linea di massima sì. L’obiettivo (confermato e rispetto al quale il gruppo dice di essere in anticipo) è di arrivare al 2022 intorno ai 75 milioni di ricavi. Un giro d’affari che sarà così ripartito: il 40-45% è appannaggio sia del Global Market che dell’Investment banking. Il business degli asset alternativi, invece, dovrebbe arrivare a pesare il 10-15%.

LA STORIA DEI RICAVI

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Gli asset alternativi

Già, gli asset alternativi. In quest’area un focus è sui fondi di private debt. Qui, oltre al “fund” già completamente investito, Equita porta avanti la raccolta del secondo prodotto (“impegnato” per circa il 30%). Il target, entro il 31/9/2021, è arrivare alla “size” di 200 milioni. Ad oggi, chiuso un secondo round, il funding ha raggiunto 131,5 milioni. Ciò detto ci saranno altri prodotti? La volontà, entro il 2024, è di realizzare un nuovo fondo. Più sul breve periodo, entro le prossime settimane, sarà invece lanciato un Eltif. L’obiettivo di raccolta del fondo è 140 milioni. Gli investimenti riguarderanno Pmi italiane con operazioni tra i 10-15 milioni ciascuna. Non solo. Il gruppo, dopo l’operazione (10 milioni) dello scorso anno, ha in progetto di crescere nell’ambito dei club deal. Il desiderio, sfruttando le sinergie con la stessa Equita K Finance (la quale, avendo un buon presidio sul territorio, entra in contatto con diverse realtà imprenditoriali), è riuscire entro il 2021 a chiudere un sindacato d’investimento. Il club deal dovrà investire su aziende italiane non quotate e realizzerà operazioni presumibilmente dai 15 milioni in su. Infine: gli asset liquidi. Qui il gruppo ha 3 gestioni patrimoniali e due fondi flessibili. Anche in questo caso, nella consueta strategia di co-sviluppo con gli istituti finanziari partner, la volontà è ampliare il numero di prodotti. Insomma, tutto rose e fiori? La realtà è più complessa. La società, nel piano d’impresa, ha indicato l’obiettivo di circa 2 miliardi di masse in gestione al 2022. Alla fine del primo trimestre del 2021 gli Asset under management si assestano a 974 milioni. Il risparmiatore quindi indica che, allo stato attuale, il target appare fissato troppo in alto. La società, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici, sul tema in oggetto si dice non preoccupata. Il gruppo ricorda che l’obiettivo essenziale è arrivare, nel 2022, a generare 8-12 milioni dall’Alternative asset management. Ricavi che, è l’indicazione, contribuiscono a raggiungere il target consolidato di 75 milioni di giro d’affari (con redditività netta intorno al 20%). Ebbene Equita, rimarcando peraltro di essere in anticipo sulla tabella di marcia, sottolinea che l’obiettivo sull’ Alternative asset management, grazie a più prodotti a maggiore marginalità, verrà raggiunto. Seppure, in ipotesi, con minori masse in gestione.

LA DINAMICA DEI COSTI

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Investment banking

Ma non ci sono soltanto gli investimenti alternativi. Altra area essenziale è la banca d’investimento. L’Investment banking nel primo trimestre del 2021 è stata contraddistinta, similmente al gruppo (i cui ricavi e la redditività netta sono saliti), dall’incremento della prima riga di conto economico (+ 55% anno su anno). Sennonché il risparmiatore esprime un dubbio. Secondo diversi studi in Europa, e in Italia, i costi per la quotazione sono più alti che negli Usa e in Gran Bretagna. A Londra, peraltro, si punta proprio ad una maggiore deregolamentazione su questo fronte. In Italia, inoltre, si è assistito di recente a diversi delisting. La preoccupazione è che simili dinamiche possano frenare la crescita di Equita nell’investment banking. La società non condivide il timore. Il gruppo, in primis, rimarca l’importanza dell’integrazione di Borsa Italiana con Euronext. Quest’ultima, è l’indicazione, vanta una tradizione di flessibilità e agilità su costi e compliance. Il che costituirà uno sprone al miglioramento della normativa in Italia sul tema in oggetto. Inoltre, dice sempre Equita, la stessa Ue, come mostrano le indicazioni del Technical Expert Stakeholder Group costituito dalla Commissione Europea, persegue l’obiettivo di una maggiore semplificazione burocratica. Insomma, afferma l’azienda, va delineandosi un contesto di grandi opportunità. Non solo. La società ricorda la complementarietà dei servizi nell’Investment banking. Cioè: quando un’area rallenta, il trend può essere controbilanciato dalla dinamica di un altro segmento di business.

Il Global Market

Quel business che, nel Global market, ha la sua attività storica per l’azienda. L’area in oggetto, nel primo trimestre del 2021, è stata contraddistinta complessivamente da ricavi in rialzo (+38%) rispetto allo stesso periodo del 2020. L’unica divisione in calo è il Sale & Trading. La dinamica però, viene spiegato da Equita, è contingente in quanto dovuta all’eccezionale risultato del primo “quarter” del 2020. In quel periodo, sottolinea la società, si è avuto a causa della pandemia un aumento anomalo dei volumi. Il che ha spinto commissioni e ricavi. In generale, tiene a precisare Equita, i ricavi del Sale & Trading dell’ultimo trimestre sono stati più alti sia del medesimo periodo del 2018 che del 2019. Quindi, è la conclusione, il trend di fondo è positivo.

LE MASSE IN GESTIONE

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Gli oneri operativi

In discesa, invece, il Cost/income. L’indicatore, al 31/3/2021, si è assestato al 69% (era al 74% a fine del 2020). Il valore dell’ultimo trimestre, a ben vedere, non è cosi significativo. Al di là di ciò l’obiettivo al 2022 è quello di avere una riduzione di 500 punti base rispetto al Cost/income del 2019 che era del 77%. Cioè: arrivare al 72%. Il gruppo, su questo fronte, da un lato indica di essere in linea, se non in anticipo, nella tabella di marcia per raggiungere il target fissato; dall’altro ribadisce che rimane il pressing sugli oneri operativi.

Il mercato domestico

Infine, il mercato domestico. Equita è una società focalizzata sull’Italia. Certo Equita K Finance è inserita nel network internazionale di Clairfield International. Inoltre, da una parte, questa caratteristica può essere un atout; e, dall’altra, non impedisce d’intercettare business esteri. Ciò detto, però, l’eccessiva concentrazione sul Belpaese può costituire un rischio. Il gruppo, su questo fronte, invita ad un’analisi più articolata. L’azienda, sottolineando che il tema ha una sua valenza solo sul lungo periodo, ribadisce che a tempo debito vaglierà eventuali opportunità internazionali. Rispetto, invece, al breve medio termine Equita dice che in Italia ha ancora ampio spazio per crescere. Anche perché, afferma sempre il gruppo, da un lato il consolidamento bancario riduce di fatto la concorrenza e dall’altro gli investimenti legati al Pnnr sosterranno lo sviluppo delle imprese italiane, creando così occasioni di business per la società.

Quella società che, pure rimanendo essenziale la crescita organica, continua a monitorare (seppure ad oggi c’è nulla di concreto) possibilità nell’M&A. Soprattutto nel mondo dell’ Alternative asset management.

Per approfondire

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