La nuova strategia

Eni, piano da 27 miliardi di investimenti al 2027. Otto miliardi di incassi da dismissioni meno acquisizioni

Potenziati dividendi e buyback: 1 euro per azione nel 2024, in crescita di oltre il 6%. L’ad Descalzi: «Grazie a queste azioni, stiamo rendendo Eni ancora più profittevole e con fondamentali più solidi»

di Celestina Dominelli

Descalzi "Per essere tranquilli serve progetto sicurezza energetica"

5' di lettura

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Ventisette miliardi di investimenti al 2027 (-20% rispetto alla precedente strategia) finalizzati a massimizzare lo sviluppo dei business tradizionali e ad accelerare, al contempo, la crescita di nuove attività a elevato rendimento legate alla transizione energetica che rimane la rotta principale del gruppo da perseguire, però, attraverso una strategia oculata sul fronte dell’impegno finanziario e delle prossime mosse. Che vedranno la società impegnata altresì a garantire un potenziamento della remunerazione assicurata ai soci, mediante dividendi e buyback in aumento rispetto al precedente 25-30% (con la cedola proposta che toccherà un euro nel 2024, in aumento di oltre il 6%, mentre il riacquisto di azioni proprie sarà di 1,1 miliardi), e una gestione efficiente dal portafoglio dal quale si prevede un contributo netto in termini di cassa di 8 miliardi, come prodotto del bilanciamento tra dismissioni (la maggior parte) ed eventuali acquisizioni.

Piano oculato di investimenti

È questa la rotta tracciata da Eni nel nuovo piano strategico 2024-2027 presentato oggi dall’ad Claudio Descalzi alla comunità finanziaria e imperniato, come detto, su una gestione molto oculata degli investimenti e su una serie di iniziative di efficienza nelle attività corporate che garantiranno, nell’arco di piano 1,8 miliardi di euro di risparmi, in linea con l’evoluzione della strategia e del modello satellitare che ha consentito al gruppo di valorizzare al massimo i propri asset, a partire da Plenitude ed Enilive.

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Descalzi: società più profittevole e con fondamentali solidi

«Grazie a queste azioni, stiamo rendendo Eni ancora più profittevole, meglio diversificata e con fondamentali più solidi, potenziando la remunerazione agli azionisti. Riteniamo - è il commento del numero uno Claudio Descalzi - che la transizione energetica possa essere realizzabile se genera ritorni adeguati e sostenibili, e pone le basi per nuove e profittevoli forme di business. Ed è proprio quello che stiamo facendo»27.

Le stime sulla crescita della produzione

Passando all’andamento dei vari business, Eni punta nella direzione Natural Resources a generare cassa dalle attività continuando a marciare a pieni giri sulla strada della decarbonizzazione dei propri asset. In tal senso il gruppo potrà contare sull’avanzamento del proprio business upstream - con la produzione attesa crescere a un tasso medio annuo del 3-4% fino al 2027, in media del 2% dopo le operazioni di dismissioni previste grazie all’accelerazione delle attività di gestione del portafoglio - e lavorerà a ridurre la propria presenza nei progetti a elevata partecipazione, attraverso l’applicazione del modello dual exploration (in sostanza, anticipando la monetizzazione collegata ai progressi sul fronte dello sviluppo dei propri asset) e la dismissione delle attività marginali, che rappresenteranno oltre la metà delle cessioni del gruppo.

L’andamento della divisione gas

Quanto al business del gas (Ggp), l’ebit pro-forma è previsto a circa 800 milioni nel 2024 considerando una progressiva normalizzazione del mercato con prezzi più bassi e una volatilità ridotta. E con la possibiltà, qualora il contesto dovesse peggiorare, di poter generare significativi upside fino a oltre un miliardo, facendo leva sul portafoglio e sulla disponibilità di infrastrutture e logistica.

La valorizzazione del business della Ccs

Nel nuovo piano, poi, Eni punta una fiche molto importante sulla Ccs (la cattura e lo stoccaggio del carbonio), destinata a diventare una delle piattaforme chiave del portafoglio del gruppo con una capacità di stoccaggio gross unrisked di circa 3 giga ton e una capacità di reiniezione della CO2 attesa in crescita nei prossimi anni, anche grazie allo scatto in avanti del progetto di Ravenna, cuore della strategia italiana del gruppo su questo versante.

Le mosse su Enilive

Sull’altro fronte, quello della direzione Energy Evolution, i fari sono puntati su Enilive Plenitude e Versalis che dovranno accompagnare i progressi del gruppo sulla strada della transizione energetica. Per la Bioraffinazione Enilive, si prevede, in particolare, una capacità di oltre 3 Mtpa (milioni di tonnellate l’anno) al 2026 e di oltre 5 Mtpa al 2030, con un tasso di crescita di circa il 20%. Quanto a Enilive, le stime incluse nel piano indicano un ebida pro-forma di 1 miliardo di euro nel 2024 e superiore a 1,6 miliardi di euro nel 2027 grazie alla crescita della capacità di bioraffinazione,alle attività di rebranding delle stazioni di servizio e all’aumento del contributo dei servizi non-oil, che si prevede sarà pari a circa il 40% dei risultati totali delle attività retail entro la fine del piano. Mentre gli investimenti di Enilive saranno in media di 0,5 miliardi euro all’anno nell’arco di piano.

La crescita di Plenitude

Previsto, poi, anche un netto incremento per Plenitude con una capacità installata di energia rinnovabile che sarà pari a 4 gigawatt nel 2024, e più raddoppiata a oltre 8 GW nel 2027, per poi raggiungere gli oltre 15 GW entro il 2030. Una crescita sostenuta da una pipeline di 2 GW di progetti in esecuzione, 4 GW a maturità elevata/media e ulteriori 15GW a bassa maturità. I punti di ricarica per veicoli elettrici saranno circa 24 mila nel 2024 e si prevede che raddoppieranno tra il 2023 e il 2027.Sul fronte degli indicatori economico-finanziari, si prevede per Plenitude un ebitda pro-forma di 1 miliardo di euro nel 2024, in aumento fino a 2 miliardi nel 2027, mentre gli investimenti saranno in media di circa 1,4 miliardi euro all’anno da qui al 2027.

La ristrutturazione della chimica

Poi c’è il capitolo Versalis dove le prossime mosse di Eni rinviano a un piano di ristrutturazione che passa anche attraverso il riposizionamento del business su prodotti specializzati (leggi chimica bio-based e circolarità) e che dovrebbe consentire di raggiungere il pareggio dell’ebitda nel 2025 e un ebit positivo entro il 2026, con un miglioramento significativo di oltre 600 milioni di euro per il Gruppo.

I flussi di cassa

Quanto alla strategia finanziaria, Eni farà leva, come detto, su una strategia di investimenti molto selettiva e su notevoli efficienze a livello corporate che garantiranno un Cffo (il flusso di cassa operativo) ante capitale circolante nel 2024 di 13,5 miliardi di euro, a una media di 15 miliardi nell’arco di piano. A scenario costante, stima il gruppo, il Cffo al 2027 sarà superiore di oltre il 30% a quello del 2024 o del 45% per azione e sarà sostenuto da tutti i business, con Plenitude ed Enilive a far la parte del leone (il 20% dell’aumento arriverà da questi due tasselli). E il leverage è atteso al 15-25%, con la forchetta nella parte alta all’inizio del piano grazie alla spinta assicurata dalle acquisizioni strategiche chiave, e nella parte inferiore alla fine del piano.

Il capitolo del dividendo e del buyback

Infine, il capitolo dividendo che crescerà ancora in linea con la policy del gruppo che, si ricorda nel comunicato oggi da Eni, ha distribuito negli ultimi due anni 11 miliardi di cedole, il 20% dell’attuale capitalizzazione di mercato. La remunerazione sarà, quindi, rafforzata: Eni intende distribuire tra il 30 e il 35% del Cffo annuale, in aumento rispetto al precedente 25-30%, sotto forma di dividendi e buyback. E, in presenza di upside, l’asticella è attesa crescere con il gruppo che punta a destinare fino al 60% dei flussi incrementali del piano rispetto al vecchio target del 35 per cento. Quanto alla cedola, quella proposta per il 2024 crescerà, come detto, di oltre il 6% a un euro per azione da 0,94 euro e l’acquisto di azioni proprie sarà fissato a 1,1 miliardi di euro e fino a un massimo di 3,5 miliardi, a valle della conclusione del precedente programma, chiuso in anticipo rispetto al cronoprogramma indicato dalla società. E che, come riferiscono i rumors delle ultime settimane, dovrebbe spianare la strada alla possibile cessione da parte del governo di una quota fino a 4% del gruppo.

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