Enel spinge sulle rinnovabili e investe nella digitalizzazione
di Vittorio Carlini
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Il business di Enel è articolato. Così, per cogliere alcune priorità del gruppo, può essere utile guardare alle tabelle del piano d’impresa 2018-2020. In particolare a quelle che descrivono gli investimenti capitalizzati (Capex). La società, nell’arco del business plan, ne ha previsti 24,6 miliardi. Di questi: 3,3 miliardi sono riferiti agli “allacciamenti in rete”(“connections”) mentre 6,7 miliardi sono per l’attività di manutenzione. Infine la più grande parte (14,6 miliardi) vengono direttamente legati alla crescita (Capex growth).
È chiaro che questi ultimi, in linea di massima, possono considerarsi una cartina tornasole delle strategie di sviluppo. Quali, allora, le linee di business cui sono indirizzati? Per 8,3 miliardi vengono ricondotti alle rinnovabili; ulteriori 1,5 miliardi sono ripartiti tra la “thermal generation”(700 milioni) ed Enel X (cioè la nuova divisione cui tra le altre cose si riconducono l’illuminazione pubblica, la mobilità elettrica, l’efficienza energetica, la domotica e servizi innovativi a valore aggiunto). I rimanenti 4,7 miliardi, infine, sono destinati alle reti. Dai numeri, insomma, si evince abbastanza chiaramente come, insieme alla rinnovabili, il “network” sia tra i focus aziendali.
Il digitale
L’indicazione, evidentemente, non stupisce. Sennonché la rete è altresì un tassello di un processo più ampio che coinvolge non solo gli asset ma le stesse attività, i processi aziendali fino ai clienti e la cyber security. È la cosiddetta digitalizzazione. La strategia prevede, nell’arco di piano 2018-2020, esborsi per 5,3 miliardi. Un impegno che, per l’appunto, ha come oggetto pure il “network”. In che modo? Una delle strade seguite porta ai contatori intelligenti. L’introduzione, in Italia, di quelli di prima generazione è da tempo completata mentre, ad esempio in Spagna, è a buon punto l’installazione massiva dei contatori elettronici (più indietro gli altri mercati). Adesso, però, si punta alla nuova generazione di “smart meters”. Un progetto che nel mercato domestico è già avviato. Il passaggio per Enel è rilevante: da un lato consente alla società di gestire in maniera più proattiva la rete stessa. Dall’altro offre alle famiglie uno strumento di maggiore (e reale) efficienza energetica. Quest’ultima caratteristica, a ben vedere, è connessa alla prevista ulteriore elettrificazione dei consumi energetici casalinghi. Se, come sono convinti diversi esperti, si andrà verso la più stretta interazione degli elettrodomestici (ad esempio con l’Internet delle cose) e al calo dell’uso del gas è chiaro che disporre di un software in grado di gestire, e ridurre, il consumo di Mega Watt è importante.
Ma non è solo il contatore intelligente. C’è anche l’automazione della rete stessa (ad esempio, apertura o chiusura di parti del network da remoto). Senza dimenticare, poi, i big data. Enel, soprattutto attraverso l’uso di sensori, raccoglie informazioni sui suoi asset. Un’operatività che, grazie all’utilizzo di algoritmi, è alla base, ad esempio, della manutenzione predittiva. Cioè: si individuano, prima che il sinistro accada, le sezioni o i punti che hanno maggiori probabilità di rompersi. E li si sostituisce. Il tutto con vantaggi sul fronte delle efficienze e della riduzione dei costi. Sennonché il risparmiatore esprime una perplessità: la spinta sulla digitalizzazione implica la crescita del rischio legato alla cyber security. Una situazione che può danneggiare il business di Enel. La società, di cui Il Sole 24 Ore ha incontrato i vertici, pure consapevole del problema smorza il dubbio. Il gruppo, è l’indicazione, ha una struttura dedicata a contrastare il fenomeno ed investe un’adeguata somma sul tema. Inoltre, aggiunge Enel, giornalmente l’azienda già è oggetto di centinaia di cyber attacchi. Un contesto che però non ha provocato alcun impatto rilevante. La società, quindi, non vede particolari criticità.
Le “renewables”
Fin qui alcune considerazioni su Capex e digitalizzazione. Quali tuttavia le ulteriori priorità? Una tra le altre, per l’appunto, è proseguire nella spinta sulle rinnovabili. Secondo il piano d’impresa, rispetto al quale Enel in generale conferma i target, gli investimenti cumulati per le “renewables” sono 8,3 miliardi. Un impegno concentrato su aree geografiche precise? Nel complesso la società non ha un focus su mercati particolari. Si guarda laddove le rinnovabili hanno buoni trend di crescita. Così, ad esempio, in Cile il livello raggiunto di Mega Watt installati è considerato soddisfacente. Discorso diverso per gli Usa. Qui il periodo di agevolazione fiscale sugli investimenti nelle “renawables” termina nel 2020. Quindi c’è spazio per crescere. Analogamente all’Europa, compresi Paesi quali la Spagna e la stessa Italia.



