Enav, non c’è solo l’Italia: nel radar più ricavi esteri. La scommessa sul satellite
di Vittorio Carlini
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Il core business di Enav resta, ovviamente, legato al mercato domestico. E, tuttavia, c’è anche la volontà d’incrementare i ricavi realizzati all’estero. Certo: la loro percentuale, sull’intero giro d’affari, è destinata a rimanere con un’incidenza a singola bassa cifra percentuale. Ciò detto però l’obiettivo, prendendo come base di riferimento il fatturato oltreconfine del 2015, è di raddoppiare il numero in oggetto. Vale a dire: raggiungere, in valore assoluto, circa 20 milioni nel medio periodo. Inoltre la valenza, soprattutto dal punto di vista strategico, non può essere trascurata: Enav guarda all’estero per ampliare il suo perimetro.
Già, guardare oltreconfine. Attraverso quali mosse? Per rispondere alla domanda è dapprima necessario ricordare l’oggetto sociale del gruppo. Orbene: la società svolge la quasi totalità dell’attività in un settore regolamentato e in regime di monopolio. In generale si tratta della gestione e controllo del traffico civile nello spazio aereo italiano. A ciò si aggiungono, poi, altri servizi per la navigazione: dalla cartografia aeronautica ai piani di volo fino al meteo.Le attività non regolate, dal canto loro, ricomprendono la consulenza aeronautica o le commesse per servizi sul mercato terzo (non regolamentato). Quest’ultimo comparto, per l’appunto, è quello coinvolto nella strategia sull’estero. Un progetto il quale è caratterizzato dal focus su tre aree geografiche: l’Africa (in particolare il Nord del Continente); gli Emirati Arabi e, poi, il Sud-Est asiatico. Su quest’ultimo fronte Enav è presente con una sua controllata (Enav Asia Pacific).
L’impegno, tra le altre cose, riguarda la consulenza per l’avvio del nuovo centro di controllo dello scalo di Kuala Lumpur (Malesya). L’attività in generale, da una parte, richiede un coinvolgimento di medio lungo periodo; e dall’altra, proprio per questo motivo, ha spinto alla creazione della controllata. La società, a ben vedere, costituisce una sorta di hub per l’area. Enav, infatti, guarda anche ai mercati vicini dove il traffico aereo è in aumento e le autorità locali hanno piani d’investimento nelle infrastrutture. Qualche esempio? Il Vietnam, le Filippine o Singapore. Un po’ diverso, invece, il discorso nel Medio Oriente. Negli Emirati Arabi Enav ha aperto una branch commerciale. L’obiettivo, anche qui, è la crescita. E però, allo stato attuale, non si vede la necessità di fare il “salto di qualità” attraverso la creazione di una controllata come nel Sud-Est asiatico. Infine il Continente Nero. In quest’area Enav è presente in diversi Paesi: dal Marocco fino al Kenya. Qua non è previsto alcun ufficio commerciale.
Ma non è solamente l’attività di servizi o consulenza. L’impegno al di fuori del business tradizionale, e della stessa Italia, riguarda anche i satelliti. Enav, infatti, in ottobre ha completato l’investimento (tramite la controllata Enav North Atlantic) di circa 61,5 milioni di dollari in Aireon. Un esborso che ha consentito di acquisire il 12,5% della società che ha l’obiettivo di mettere in orbita un servizio di sorveglianza satellitare globale. L’impegno finanziario, è chiaro, non è da poco. Tanto che, anche perchè fuori dal tradizionale perimetro del gruppo, può indursi il dubbio rispetto ai razionali dell’ investimento. La società, dal canto suo, si dice tranquilla e sottolinea al contrario la valenza dell’operazione. In primis sotto il profilo strategico-industriale. Da una parte infatti il satellite permette di coprire vaste aree terrestri (come l’oceano e i deserti) dove il radar non arriva. Il che, giocoforza, costituisce un appeal significativo al progetto. Dall’altra l’uso combinato delle due tecnologie consente, oltre all’acquisizione di importanti know how, di realizzare maggiori efficienze e riduzioni dei costi. Non solo. Enav ricorda infine la finalità finanziaria del programma. Entro il 2018 la costellazione dovrebbe essere completata. Ebbene: attualmente, è l’indicazione dell’azienda, già ci sono contatti avanzati con potenziali clienti interessati al servizio. Tanto che, dopo il 2020-2021, Enav indica che dovrebbe iniziare ad incassare i primi dividendi legati alla sua quota azionaria.
Fin qui alcune indicazioni sulle strategie nei settori non regolati o nei sistemi satellitari. Ma quali le priorità rispetto al core business aziendale? La società sottolinea il continuo focus sulla ricerca di maggiori efficienze e riduzione dei costi. Proprio rispetto a quest’ultimo argomento gli oneri operativi sono passati da 454,086 milioni al 30/9/2016 ai 442,52 milioni dello scorso 30 settembre. Cioè: c’è stata una riduzione del 2,5%. L’andamento è l’effetto del processo di razionalizzazione del business portato avanti da Enav. Un programma composto da un mix di attività: dalla ri-negoziazione dei contratti di approvvigionamento all’internalizzazione della gestione del magazzino fino all’efficientamento di alcune infrastrutture civili. Uno sforzo che induce la società a prevedere, salvo eventi eccezionali, che la traiettoria di calo dei costi operativi è confermata sull’intero 2017.



