Lettera al risparmiatore

Elica punta sull’M&A per spingere il business. Sfida in Nord America

Scenario. Focus sullo sviluppo dei prodotti. L’impatto delle sanzioni contro Mosca: la società dice che è esposta alla Russia solo per il 2% dei ricavi totali

di Vittorio Carlini

5' di lettura

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Spingere la ricerca e sviluppo di nuovi prodotti e nel settore motori. Poi: fare leva, unitamente all’espansione organica e della base produttiva, sull’attività di M&A. Ancora: accelerare le vendite nel Nord America. Sono tra le priorità di Elica a sostegno del business.

Oggetto sociale e conti

Già, il business. L’oggetto sociale del gruppo è diviso in linea di massima in due aree: il cosiddetto Cooking e i Motori. Appannaggio di quest’ultima area, la meno rilevante con riferimento ai ricavi (a fine dello scorso esercizio vale il 16,3% del giro d’affari complessivo), è la progettazione, produzione e commercializzazione di motori elettrici per cappe e per caldaie da riscaldamento. La seconda area invece, la più importante per fatturato (il peso è dell’87,3% sui ricavi), comprende la realizzazione, a marchi propri o per conto terzi, di cappe e piani cottura aspiranti.

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Nel 2021 la società è stata contraddistinta da fatturato e redditività in aumento. La prima riga di bilancio è risultata di 541,3 milioni, in crescita sia rispetto al 2020 (+19,6% reported e +20,6% a perimetro e cambi costanti) che al 2019 (+13%). L’Ebitda normalizzato, dal canto suo, è salito del 35,3% (-0,7% quello reported) con riferimento allo scorso esercizio. L’Ebit adjusted invece, rispetto al 2020, è più che raddoppiato a 32,3 milioni (+65% rispetto al 2019). Infine l’utile netto: la bottom line normalizzata, arrivando a 21,3 milioni, è molto aumentata nei confronti del 2020 (8,5 milioni); in rialzo lo stesso net profit reported consolidato, salito a 17,47 milioni (4,14 milioni nel 2020).

CONTI ECONOMICI A CONFRONTO

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Innovazione

Ma non è solo questione di singole dinamiche di conto economico. La società, per l’appunto, ha tra le priorità gli investimenti in innovazione. Nell’attuale esercizio, complessivamente, sono stimati circa 24 milioni di Capex. Di questi intorno agli 8 milioni sono appannaggio dell’R&D. Uno sforzo cui devono aggiungersi, in media l’anno, ulteriori 5-6 milioni di Opex. Si tratta di esborsi che, oltre al design, vengono indirizzati soprattutto su tre livelli. Il primo è il miglioramento della funzionalità dell’oggetto (ad esempio attraverso l’Internet of things).

Il secondo è costituito da confort e migliore gestione dello spazio. Qui, tra le altre cose, può ricordarsi la realizzazione del piano cottura aspirante “NikolaTesla fit” (di più piccole dimensioni rispetto alla gamma “NikolaTesla”). Un prodotto il quale, pure rimanendo nell’alto di gamma, consente d’ampliare l’offerta alla clientela che abita in immobili con metrature quadrate minori. Infine il terzo è quello della sostenibilità. In tal senso, oltre al risparmio energetico, non può scordarsi la ricerca sui cosiddetti metamateriali. Un esempio? L’uso, previsto entro il 2022, delle plastiche riciclate nella realizzazione dei prodotti stessi.

Sanzioni e guerra

Tutto rose fiori, quindi? La realtà, purtroppo, è più complicata. Il risparmiatore, a fronte della guerra in Ucraina e del fatto che Elica è presente in Russia, esprime una preoccupazione: che il mutato contesto globale, unitamente alle sanzioni economiche contro Mosca, possa impattare il business del gruppo. La società, auspicando una soluzione diplomatica del conflitto e l’immediato “cessate il fuoco, si dice non preoccupata. In primis perché, è l’indicazione”, l’esposizione al mercato russo è limitata: circa il 2% dei ricavi consolidati. Poi perché, afferma sempre Elica, il magazzino in quel mercato consente comunque una visibilità sulle vendite intorno a 3 mesi. Infine perché, viene ricordato, i contratti di vendita ai distributori locali sono indicizzati alle fluttuazioni del rublo rispetto all’euro.

Al di là di ciò può, tuttavia, ulteriormente obiettarsi che la crisi in Ucraina contribuisce al rialzo dei costi delle commodity (ad esempio rame e alluminio) usate nella produzione. Il che, incrementando il costo del venduto, rischia di ridurre la redditività. La società, nuovamente, fa professione di fiducia. Dapprima, viene rammentato, il gruppo usualmente effettua la copertura sulle oscillazioni delle principali materie prime usate nella produzione.

Non solo. Elica sottolinea che, come di prassi nel settore, i maggiori oneri operativi vengono trasferiti sul prezzo finale. Un pass trough il quale, anche grazie al mix di prodotto più spostato sull’alto di gamma e ad una domanda che resta forte, costituisce uno strumento, dice il gruppo, che può ancora sfruttarsi. In un simile contesto Elica, pure stimando circa 30 milioni di costi aggiuntivi per le materie prime, prevede nel 2022, da una parte, un leggero miglioramento dell’Ebit rispetto al 2021; e, dall’altra, conferma la crescita organica dei ricavi di circa il 6%.

La sfida in Nord America

L’espansione, ovviamente, si basa anche sul business estero. In tal senso, al 31/12/2021, la divisione per aree geografiche dei ricavi di Elica è la seguente: l’Emea incide per il 73%, le Americhe per il 14% mentre l’Asia Resto del Mondo genera il 12% del fatturato. Al netto della volontà di crescere in valore assoluto in tutti i mercati come può cambiare, nel medio periodo, la fotografia? La risposta è che, pure rimanendo essenziali il Vecchio continente e il Far East, è probabile che il Nord America aumenti il peso percentuale sul giro d’affari.

Il gruppo, sfruttando la presenza della fabbrica in Messico e il buon posizionamento nella distribuzione in quell’area, punta ad incrementare i ricavi. In particolare dei marchi propri e nel segmento premium. Nel 2021 il giro d’affari degli “own brands” in America del Nord è stato intorno ai 10 milioni. Per il 2022 dovrebbe assestarsi a circa 14 milioni. L’obiettivo, nel medio periodo, è raggiungere intorno a 60 milioni di fatturato dei marchi propri in Nord America.

In che modo? Non solo attraverso l’espansione organica ma anche, e soprattutto, grazie alla leva dell’M&A. Elica ha al vaglio diversi dossier. Ipotetici target che, da un lato, consentano di ampliare l’offerta oltre la cappa e il piano cottura (ad esempio, perchè producono l’intero blocco “cooking” che comprende lo stesso forno); e che, dall’altro, contribuiscano a “sbilanciare” sempre di più il business aziendale verso il mondo della preparazione del cibo.

RICAVI E AREE GEOGRAFICHE

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Ciò detto, deve sottolinearsi che il focus sullo shopping è trasversale allo sviluppo dell’intera società. Così, mantenendo l’angolo visuale delle geografie, in Europa si guarda a realtà attive nel settore dei forni da cucina. Rispetto, invece, alla divisione motori, dove nel 2021 è stata acquisita Emc, la volontà è puntare (oltre all’espansione organica - vedere box sotto i grafici-) su target che consentano ad Elica di fornire l’intero sistema-motore, implementando l’aspetto elettromeccanico. Più in generale, comunque, il potenziale identikit nell’ambito dell’M&A è un azienda da 30-50 milioni di ricavi e con una marginalità in linea, se non superiore, al gruppo.

Le supply chain

Già, il gruppo. Rispetto alla produzione (ambito in cui Elica intende, nel 2022, investire un terzo dei Capex previsti per ampliare la capacità produttiva) il risparmiatore sottolinea un aspetto: le strozzature sulle filiere globali di approvvigionamento sono una realtà. Una situazione che crea il rischio della carenza di componenti per la produzione stessa. Elica rigetta la preoccupazione. La società, pure riconoscendo che la situazione è complessa, conferma di poterla amministrare.

Dapprima, viene ricordato, sono stati creati dei team i quali gestiscono i rapporti con i grandi fornitori, consentendo ad esempio di arrivare ad allungare la pianificazione del procurement da circa un anno finanche a 18 mesi. Un lavoro di dialogo e collaborazione, dice sempre Elica, effettuato anche, a livello locale, nelle filiere vicine agli stabilimenti. Inoltre, afferma l’azienda, è stata aumentata la standardizzazione dei componenti dei prodotti, in modo da limitare la dipendenza della loro realizzazione da un singolo particolare pezzo. Infine, viene spiegato, sono state aumentate le scorte per garantire un cuscino di sicurezza proprio sul fronte del procurement.

LA POSIZIONE FINANZIARIA NETTA

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Proprio rispetto a quest’ultimo tema va detto che nonostante l’incremento dell’inventory, sfruttato anche per garantire la riorganizzazione nel mercato domestico e il trasferimento/scambio di produzione tra gli stabilimenti polacchi e italiani, il Capitale commerciale circolante netto (Cccn) è sceso. Questo è passato da 32,5 milioni nel 2020 a 25,8 milioni nello scorso esercizio.

CAPITALE CIRCOLANTE NETTO

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In un simile contesto l’incidenza del Cccn sui ricavi è diminuita, passando dal 7,2% di fine 2020 al 4,8% del 31 dicembre scorso. Si tratta di un valore, conclude Elica, di assoluta soddisfazione.

Per approfondire:
L'andamento del titolo
L'analisi tecnica del titolo
L'analisi di Finlabo research

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