Eli Lilly, sfida sulle cure contro diabete e obesità. Focus su nuove fabbriche
Big pharma. L’azienda diversifica su oncologia, immunologia e neuroscienze Intese nell’intelligenza artificiale ma per diversi esperti il titolo in Borsa è caro
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Incrociare i numeri delle tabelle di una presentazione aziendale con la trascrizione dei commenti del management e le risposte alle domande degli analisti. È un esercizio utile. Aiuta a capire punti essenziali dello sviluppo aziendale. Così è anche nel caso della prima trimestrale sul 2024 di Eli Lilly & Company. Il colosso statunitense, in un grafico, sottolinea la rilevanza - sull’espansione del fatturato - dei cosiddetti “new products”. Tra gli altri: Mounjaro (farmaco contro il diabete 2), Zepbound (cura anti-obesità) e Jaipirca (medicina contro tumori del sangue). Ebbene: la suggestione grafica va “unita” all’indicazione numerica, effettuata durante la conference call, di come - all’interno del rialzo del 26% del giro d’affari rispetto allo stesso periodo del 2023 - circa 1,8 miliardi di dollari di crescita siano attribuibili proprio ai nuovi prodotti. Si tratta di un contesto che a ben vedere, da un lato, rimarca quanto sia fondamentale per il gruppo lo sviluppo di nuovi farmaci; e, dall’altro, richiama la rilevanza dei prodotti nell’ambito del diabete e delle cure anti obesità.
Contro l’eccesso di peso
Già, le medicine per il dimagrimento. Quest’ultimo è un comparto in forte espansione. Lo scorso anno, a detta di Goldman Sachs, valeva circa sei miliardi di dollari. Nel 2030 dovrebbe arrivare intorno ai 100 miliardi. A fronte di simili numeri - cui deve aggiungersi il fatto che l’Oms sottolinea come l’eccesso di peso sia tra le principali cause di morte a livello globale - non stupisce l’interesse da parte delle società farmaceutiche. In primis Eli Lilly che, va ricordato, ha sviluppato il Tirzepadide il quale è efficace sia contro il diabete che contro l’eccesso di peso. Ebbene la società, nel novembre scorso, ha ricevuto l’ok – sia dalla Food and drug administration (Fda) che dalla Mrha britannica – per il Zepbound (nome commerciale del Tirzepadide). Il farmaco in oggetto ha realizzato - tra inizio Gennaio e fine Marzo 2024 - un fatturato di 0,57 miliardi di dollari. La crescita è molto forte, tanto che il gruppo - analogamente all’altra medicina basata sul Tirzepatide (Mounjaro con 5,16 miliardi di fatturato nel 2023) - affronta la situazione di eccesso di domanda rispetto all’attuale capacità di produzione. È la stessa Fda indicare che, su Zepbound, c’è uno squilibrio su alcuni dosaggi del farmaco. Un impasse che il gruppo indica dovrebbe superarsi nella seconda metà del 2024.
Investimenti
A ben vedere, l’evoluzione positiva è anche l’effetto del piano di sviluppo delle fabbriche. Certo! Lo sforzo non è focalizzato sul Zepbound e riguarda l’intero portafoglio prodotti. Ciò detto, però, gli interventi sono pianificati per sostenere anche i nuovi farmaci, tra cui la cura anti obesità. In tal senso Eli Lilly (a fine Aprile scorso) ha acquisito, nel Wisconsin, un impianto certificato dalla Fda. Inoltre, in Europa, da una parte sarà attivo in Irlanda dal 2026 una nuova struttura (1 miliardo l’impegno); e dall’altra - unitamente ai 750 milioni d’investimenti stabiliti per l’ Italia - è attesa l’espansione della base produttiva in Germania (circa 2,5 miliardi l’esborso). Non solo. È previsto un importante impiego per due nuovi stabilimenti nel LEAP Innovation Park a Boone County (Indiana). Insomma: i numeri indicano come lo sforzo sull’ampliamento della base produttiva sia importante.
Ricerca e sviluppo
Così com’è importante lo sviluppo di nuove medicine e la diversificazione delle applicazioni delle medesime. Su questo fronte il gruppo spinge da tempo. Nel 2023 le spese in “Research and development” sono state 9,3 miliardi di dollari (circa il 27% dei ricavi). Una bella cifra rispetto alla quale la società, nel primo trimestre 2024, ha ulteriormente accelerato: gli esborsi hanno raggiunto quota 2,52 miliardi (+27% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). Si tratta di una strategia finalizzata ad arricchire la pipeline del portafoglio nelle varie aree terapeutiche. Settori i quali, al 31/21/2023, incidono sul fatturato - secondo Bloomberg - nel seguente modo: Oncologia e Immunologia valgono rispettivamente il 19,5 e 11,1% mentre le Neuroscienze pesano per l’8,4%. Diabete e obesità, invece, generano il 57,6% dei ricavi. Quest’ultimo valore indica - nonostante la diversificazione sia un focus del gruppo - la rilevanza del comparto in oggetto. Tanto che - come prassi - rispetto a farmaci quali il Tirzepadite (usato nel Zepbound e Mounjaro) se ne cercano altri applicazioni. Un esempio? Il recente risultato positivo in fase III per la cura degli adulti affetti, non solo da obesità, ma anche da apnea notturna moderata o grave. Una condizione fisica, quest’ultima, che può avere importanti implicazioni cardiometaboliche le quali contribuiscono a diverse patologie: dall’ipertensione all’ictus fino all’insufficienza cardiaca.
Intelligenza artificiale
Fin qui alcune considerazioni su aree terapeutiche e Ricerca e sviluppo. Proprio riguardo all’R&D c’è, però, un aspetto, di cui non si parla troppo. Eli Lilly - da tempo - è impegnata nell’uso di nuove tecnologie. In particolare, l’Artificial Intelligence (AI). CBInsights sottolinea come, dal 2022 ad oggi, la multinazionale abbia concretizzato molteplici intese con realtà per accelerare, ad esempio, il cosiddetto “drug discovery”. Tra le più recenti, in ordine di tempo, c’è l’accordo (cui partecipa anche Novartis) con Isomorphic Labs. L’obiettivo? Sfruttare la piattaforma AI della stessa Isomorphic Labs al fine di sviluppare piccole molecole. Ciò detto, il gruppo fa parte della corsa all’oro dell’Intelligenza artificiale anche con il suo braccio d’investimento nel capitale di rischio Lilly Venture. Così, solamente nel 2024, possono ricordarsi le operazioni con Zephyr Ai (medicina di precisione) e Bioage Labs (drug discovery). Al di là delle singole mosse, la strategia è sul tavolo. Un approccio che ha diverse finalità: dall’efficientamento della scoperta e sviluppo di molecole fino all’incremento della produttività degli impiegati. In tel senso, il gruppo parla di “digital worker equivalent workforce”. Un concetto che indica le ore lavorative risparmiate usando la tecnologia al posto dell’essere umano.



