Fashion

Effetto conti sul lusso, a Parigi tonfo Kering ed Hermes

A Milano vendite su Moncler e Cucinelli. Pesa anche la guerra in Medio Oriente

di Laura Bonadies

Foto: REUTERS/STRINGER

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Sotto pressione il settore del lusso su cui si abbattono le vendite sui principali listini europei. L’Euro Stoxxx del settore segna un calo del 4,3%. A Milano, con il FTSE MIB poco mosso, le vendite colpiscono Moncler e Brunello Cucinelli . In calo anche Hugo Boss che a Francoforte cede l’1%, mentre Burberry a Londra lascia sul terreno il 2,5%. Ma sono le società francesi che mettono a segno le performance peggiori con Kering ed Hermes che crollano sul CAC 40 . La prima cede il 9,6%; la seconda segna -10,54%. Su entrambe pesano i conti relativi al primo trimestre che non sono stati particolarmente brillanti. Le vendite colpiscono anche Lvmh .

Andando con ordine, Kering ha reso noto che il giro d’affari dei primi tre mesi dell’anno si è attestato 3,56 miliardi di euro, in calo del 6% a cambi correnti o stabile su dati comparabili rispetto allo stesso trimestre del 2025. A pesare il marchio Gucci che ha realizzato un fatturato di 1,35 miliardi di euro nel primo trimestre, in calo del 14% a dati correnti e dell'8% a parità di perimetro rispetto al primo quarter dell'annata precedente. A livello geografico nel primo trimestre il fatturato retail della regione del Medio Oriente è diminuito dell'11%, dopo essere aumentato nei primi due mesi dell'anno, risentendo dalla fine di febbraio del conflitto, «motivo di preoccupazione per il gruppo».

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«In un contesto geopolitico e macroeconomico che rimane incerto, il gruppo punta sull'agilità e sulla rigorosa esecuzione, dotando ciascuna delle sue maison di una strategia di brand più strutturata e sostenibile, nonché del supporto operativo essenziale per accelerarne lo sviluppo», si legge nella nota dei conti in cui si evidenzia che «nel 2026, Kering proseguirà il suo percorso di miglioramento con l'obiettivo di tornare a crescere e migliorare i margini», rimandando i dettagli al Capital Market Day di giovedì. Gli analisti di Jp Morgan ribadiscono la valutazione Sell sul titolo, lasciando invariato il prezzo obiettivo a 235 euro. In particolare, nonostante Kering abbia dichiarato di aver registrato una forte domanda per i prodotti di Gucci in Nord America, gli esperti ritengono che si tratti probabilmente di una tendenza comune a tutti i marchi del lusso, più che specifica di Gucci, evidenziando invece cali a doppia cifra in tutte le altre regioni. Sulla stessa linea d’onda Citi: “Nonostante la guidance sia stata confermata, la tempistica per un rilancio di Gucci resta incerta e probabilmente graduale, in un contesto macroeconomico difficile e di persistenti tensioni geopolitiche”, spiegano i broker. Infine Bernstein che pur confermando il giudizio Neutral, ha rivisto al ribasso il prezzo obiettivo da 220 a 235 euro.

Poco convincenti anche i conti di Hermes diffusi questa mattina a mercati ancora chiusi che ha visto un calo dell'1,4% dei ricavi nel primo trimestre a 4,07 miliardi di euro scontando un impatto negativo dei cambi (-290 milioni di euro). Nel trimestre precedente il gruppo aveva riportato un +9,8% annuo nei ricavi. A tassi costanti il fatturato avrebbe registrato un incremento del 5,6%. Sotto il profilo geografico le vendite hanno frenato soprattutto in Asia in termini di valore (-4,5% complessivo con -3,9% Giappone e -4,6% Asia-Pacifico) ma anche in Francia (-2,8%). Nei prodotti il calo è dovuto in particolare a al segmento Accessori e "Ready-to-wear" e agli orologi.

Dalle sale operative fanno notare come i conti siano stati inferiori alle attese a causa dell’impatto del conflitto con l’Iran sui consumi, in particolare in Medio Oriente e in Francia, dove il calo dei flussi turistici ha inciso sugli acquisti di beni di alta gamma. Nel dettaglio la regione che include il Medio Oriente ha registrato un calo delle vendite del 5,9% nel periodo, mentre i ricavi in Francia — meta importante per i turisti — sono diminuiti del 2,8%, penalizzati dalla minore spesa turistica. Il direttore finanziario Eric du Halgouet ha affermato che i negozi Hermès in Francia, Svizzera e Regno Unito hanno visto meno clienti provenienti dal Medio Oriente. L’Italia, anch’essa colpita, si è dimostrata più resiliente. Da inizio anno il titolo ha perso circa il 16%. A caldo secondo gli analisti di Citi Hermès sembra aver registrato un avvio d’anno piuttosto debole. Nel dettaglio il profilo del primo trimestre ricorda quello del 2025, quando a un inizio debole nei primi tre mesi è seguita un’accelerazione sequenziale nel corso dell’anno, scrivono gli analisti. Citi prevede revisioni al ribasso delle stime di consenso per ricavi ed ebit per quest’anno. Ciononostante, secondo i broker, “la società è ben posizionata per il 2026”.

Sempre su Hermes in un report gli analisti di Ubs evidenziano come non sia stata fornita alcuna guidance formale, come di consueto. “Nel medio termine”, scrivono gli esperti, “nonostante le incertezze economiche, geopolitiche e monetarie a livello globale, il gruppo conferma un obiettivo ambizioso di crescita dei ricavi a tassi di cambio costanti”. Dal report gli analisti sottolineano che la società ha registrato “un inizio d’anno relativamente debole, a fronte di aspettative già in parte riviste al ribasso: la crescita del +6% a cambi costanti è risultata inferiore al consenso del +7% e probabilmente anche al livello leggermente più elevato (circa il 9%) atteso dal buy-side”.

Sebbene la società citi un impatto di 1,5 punti percentuali dovuto al conflitto in Medio Oriente,” osserviamo che la qualità dei risultati (pelletteria sopra la media, pret-a-porter molto debole ma forte performance di sete e tessili nonostante la debolezza precedentemente segnalata del consumatore aspirazionale) è destinata ad alimentare ulteriormente il dibattito sulla resilienza del modello di business della società e, di conseguenza, sul tasso di crescita terminale, esercitando probabilmente ulteriore pressione sui multipli. Ci aspettiamo revisioni al ribasso delle stime di consenso nell’ordine di una cifra percentuale bassa, ma il titolo è verosimilmente destinato a rimanere debole a causa di un ulteriore de-rating”.

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