Wine PIlls

Ecco perché troppi eventi legati al vino fanno solo male al vino

La maggior parte delle kermesse (non le fiere più grandi) non hanno alcun ritorno per il produttore, che rischia di rincorrere «l’obbligo di presenza», ma al limite solo per l’organizzatore

di Cristiana Lauro

Ormai gli eventi sul vino sono troppi e spesso controproducenti

3' di lettura

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Negli ultimi anni le manifestazioni create per fare promozione di vino sono aumentate. Probabilmente è giunta l’ora di fare una riflessione seria sui costi e l’efficacia degli investimenti da parte delle aziende per tutte le grandi manifestazioni dedicate al settore.

Le numerosissime kermesse che ruotano intorno al mondo del vino creano una sovrapposizione continua di appuntamenti e - insieme al rischio di cannibalizzare la presenza del pubblico - generano una sovraesposizione del prodotto che vanifica l’obiettivo per cui erano state programmate.

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Le aziende fanno sempre più fatica a stare al passo con le continue richieste di partecipazione; il rischio concreto è che gli eventi siano per le aziende degli “obblighi di presenza” senza che ci sia un adeguato corrispondente di corretta ed efficace comunicazione del vino che si vuole fare conoscere.

Metto pertanto in dubbio l’efficacia dal punto di vista della comunicazione e sui consumi che - dati alla mano - sono in calo e la notizia non è da prendere sotto gamba.

Il consumatore si sta allontanando dal vino per una serie di motivi fra i quali focalizzerei il prezzo, i recenti trend salutistici in espansione e sempre più rivolti a una direzione “alchol-free” soprattutto delle nuove generazioni e - non ultimo - il fatto che il vino venga comunicato in modo troppo elitario, a uso e consumo di una ristretta cerchia di fruitori.

La maggior parte degli eventi che si propongono di promuovere tutto ciò che ruota attorno all’argomento e al prodotto non hanno alcun ritorno per il produttore. Si tratta semplicemente di scatole vuote da finanziare che portano beneficio soltanto agli organizzatori spesso supportati dalla politica locale. Il discorso vale per la maggioranza delle manifestazioni che si rivolgono al consumatore finale (B2C, Business to Consumer) e non a quelle B2B (Business to Business, come nel caso delle fiere tipo Vinitaly, Prowine e da ultimo, in forte crescita di interesse, Wine Paris).

Non va decisamente meglio il discorso intorno a riconoscimenti e premi vari (che suggerisco di chiamare “awards” per essere sempre à la page). Anche in questo caso il numero di onorificenze, targhe, coppe e medaglioni è parte integrante di ogni piccolo evento organizzato, con un risultato chiaro: distribuzione infinita e dispersiva di riconoscimenti inservibili da un lato e consumatori confusi - oltre che sempre meno interessati - dall’altro.

Parlando di fiere, se diamo a quelle ben organizzate il ruolo di mettere a disposizione dei produttori il maggior numero di potenziali nuovi clienti, la capacità e l’esperienza di Prowein (a Düsseldorf) e Vinitaly (a Verona) sono ancora attualmente le migliori sulla piazza. Attenzione però perché il mondo cambia stile e direzione in un batter d’occhio e questo andamento non è da prendere sotto gamba. Il successo riscontrato dalle ultime edizioni di Wine Paris (erede della defunta Vinexpo a Bordeaux) segna un modo nuovo di utilizzare gli spazi fieristici tradizionali con l’obiettivo di rivolgere la comunicazione - giovane e dinamica - a un pubblico specializzato, molto preparato e sempre alla ricerca di nuove proposte di qualità. A parte il fatto che un viaggetto a Parigi sia più semplice e godibile che non a Bordeaux o a Düsseldorf, con rispetto parlando.

Per il futuro vedo molto probabile che la formula della fiera classica non corrisponda più all’attuale modello di business degli operatori. Di sicuro la soluzione non si intravede nei numerosi eventi locali in giro per le città durante il corso di tutto l’anno. Tuttavia rilevo che Vinitaly rimane un evento molto rispettato a livello internazionale ed è importante che l’Italia continui ad avere una bandiera fieristica sul vino; lo vedo anche come segnale istituzionale e politico. È bene, pertanto, che questa fiera a Verona resti viva e in salute; casomai suggerirei ai produttori di limitare la partecipazione a eventi locali e cittadini. Ma vedo intorno che la direzione della filiera vitivinicola è già quella.

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