Ecco perché troppi eventi legati al vino fanno solo male al vino
La maggior parte delle kermesse (non le fiere più grandi) non hanno alcun ritorno per il produttore, che rischia di rincorrere «l’obbligo di presenza», ma al limite solo per l’organizzatore
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Negli ultimi anni le manifestazioni create per fare promozione di vino sono aumentate. Probabilmente è giunta l’ora di fare una riflessione seria sui costi e l’efficacia degli investimenti da parte delle aziende per tutte le grandi manifestazioni dedicate al settore.
Le numerosissime kermesse che ruotano intorno al mondo del vino creano una sovrapposizione continua di appuntamenti e - insieme al rischio di cannibalizzare la presenza del pubblico - generano una sovraesposizione del prodotto che vanifica l’obiettivo per cui erano state programmate.
Le aziende fanno sempre più fatica a stare al passo con le continue richieste di partecipazione; il rischio concreto è che gli eventi siano per le aziende degli “obblighi di presenza” senza che ci sia un adeguato corrispondente di corretta ed efficace comunicazione del vino che si vuole fare conoscere.
Metto pertanto in dubbio l’efficacia dal punto di vista della comunicazione e sui consumi che - dati alla mano - sono in calo e la notizia non è da prendere sotto gamba.
Il consumatore si sta allontanando dal vino per una serie di motivi fra i quali focalizzerei il prezzo, i recenti trend salutistici in espansione e sempre più rivolti a una direzione “alchol-free” soprattutto delle nuove generazioni e - non ultimo - il fatto che il vino venga comunicato in modo troppo elitario, a uso e consumo di una ristretta cerchia di fruitori.








