Cripto

Official Trump: la memecoin che ha fatto guadagnare a Trump 12 miliardi in due giorni

Sebbene Trump e le sue entità non possano vendere immediatamente tutti i token della memecoin “OFFICIAL TRUMP” (soggetti a un programma di sblocco triennale), il valore nominale degli asset ammonta già di 12 miliardi di dollari

di Vito Lops

(REUTERS/Carlos Barria)

5' di lettura

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Mancano poche ore all’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca. Mentre gli investitori dei mercati tradizionali attendono di capire se emetterà ordini esecutivi su tematiche politicamente cruciali come immigrazione e dazi, gli investitori del mondo crypto sono in fibrillazione. Perché il prossimo 47° presidente degli Stati Uniti ha nel frattempo lanciato la sua personale memecoin, chiamata “Official Trump”. Per farlo ha “scelto” la blockchain di Solana che nel mercato crypto si è ritagliata il ruolo di infrastruttura ideale per il trading decentralizzato di “memecoin” creando un’applicazione dedicata chiamata Moonshot.

In poche ore tra i criptoinvestitori è partita la “fomo” (fear of missing out), quella paura di perdere il treno che spinge a comprare a qualsiasi prezzo con l’aspettativa che l’asset (di cui si spesso si ignora se abbia o no dei fondamentali) continui semplicemente a salire perché con il passare del tempo altri saranno disposti a comprarlo ad un prezzo più elevato. Memecoin fanno quindi rima con speculazione e non con investimento. Una sorta di lotteria alimentata dalla speranza di arricchirsi rapidamente. Senza badare ai rischi.

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Tutto pronto per l'insediamento di Trump, Campidoglio blindato

Il prezzo di Official Trump (il simbolo del token è $Trump) è balzato da 18 centesimi a 75 dollari in poco più di un giorno facendo segnare un balzo stellare del 41.500%. La capitalizzazione del token personale del presidente degli Stati Uniti è balzata a 15 miliardi. Nella classifica delle memecoin è al momento seconda dopo Dogecoin (che capitalizza 65 miliardi). Gli altri progetti più popolari in tal senso sono Shiba Inu (12 miliardi), Pepe (6 miliardi) e Bonk (5 miliardi). Dogecoin è la memecoin preferita da Elon Musk che in passato con diversi tweet ha contribuito ad innescare dei pump speculativi sul prezzo. Ma cosa sono le meme coin? Hanno un reale valore al di là della speculazione?

Cosa sono le memecoin

Sono criptovalute ispirate a meme, battute o fenomeni virali di internet. Spesso vengono create senza una particolare tecnologia innovativa, ma piuttosto come un modo per sfruttare la popolarità di un meme o di una community. Tra le più famose ci sono Dogecoin (nata come scherzo basato sul meme del cane Shiba Inu) e Shiba Inu, che si è affermata come una risposta diretta a Dogecoin. La loro creazione è spesso motivata da umorismo o dalla voglia di cavalcare l’onda di un trend. Il loro valore deriva in gran parte dal supporto e dalla speculazione della community, piuttosto che da un’innovazione tecnologica. Il prezzo è sostenuto dalla domanda e dall’hype. Alcuni progetti sono stati creati solo per truffare gli investitori (i creatori vendono tutte le loro partecipazioni quando il prezzo è alto, lasciando gli altri senza valore). Alcune memecoin hanno creato comunità molto attive e uniche, che le utilizzano come strumento di branding o marketing.

Come funziona la memecoin di Trump

Dalle informazioni consultabili sul sito ufficiale, il token $TRUMP ha un’offerta totale limitata a 1 miliardo di token, con 200 milioni disponibili inizialmente. L’80% dell’offerta è detenuto dall’affiliata della Trump Organization, CIC Digital, e da un’entità co-gestita chiamata Fight Fight Fight LLC, soggette a un programma di sblocco triennale, il che significa che non possono vendere tutte le loro partecipazioni immediatamente. Sebbene Trump e le sue entità non possano vendere immediatamente tutti i token (soggetti appunto a un programma di sblocco triennale), il valore nominale dei suoi asset in $TRUMP ammonta già di 12 miliardi di euro.

In precedenza CIC Digital LLC ha gestito la vendita di Nft (Non fungible token) a marchio Trump, sneaker e altri articoli di merchandising che si stima avrebbero generato entrate per 7 milioni di dollari lo scorso anno. Un disclaimer specifica che i token Trump sono destinati a fungere da «espressione di supporto e coinvolgimento con gli ideali e le convinzioni incarnati dal simbolo $TRUMP” e non sono “intesi come, né come oggetto di, un’opportunità di investimento, un contratto di investimento o un titolo di alcun tipo».

La nuova inziativa rappresenta l’ultima di una lunga serie di iniziative commerciali e prodotti legati al mondo delle criptovalute associati a Trump, dopo aver già emesso più NFT e la piattaforma di finanza decentralizzata World Liberty Financial.

Conflitti di interesse

In questa fase è sicuramente prematuro trarre un giudizio finanziario sull’operazione, a parte l’ovvia considerazione che chiunque emetta una memecoin che poi abbia successo, avendo in pancia già dei token preminati, ne può trarre importanti guadagni. La mossa di Trump però, senza precedenti nella storia politica americana, solleva interrogativi sui potenziali conflitti di interesse e sulle implicazioni etiche di un tale coinvolgimento. Trump non solo ha lanciato una memecoin, ma è anche noto per possedere un portafoglio di criptovalute che include asset come Ethereum (ETH) e Polygon (MATIC). Inoltre è evidente che il presidente degli Stati Uniti possa esercitare un’influenza diretta o indiretta in nomine politiche le cui decisioni potrebbero avere un impatto futuro sull’andamento del suo portafoglio.

Squadra pro-crypto

Quel che è certo è che Trump «vuole trasormare gli Usa nella capitale mondiale delle criptovalute». In linea con questo obiettivo sta costruendo una squadra pro-crypto all’interno della sua amministrazione. A cominciare da Paul Atkins, noto sostenire del settore che fra poche ore sostituirà Gary Gensler nella carica di segretario della Sec, l’autorità che regolamenta i mercati finanziari negli Stati Uniti. La sua nomina è vista come un segnale di un possibile cambiamento nell’approccio regolatorio degli Stati Uniti verso le criptovalute, con l’obiettivo di creare un ambiente più favorevole per l’industria. E poi c’è David Sacks, ex direttore operativo di PayPal e co-fondatore di Craft Ventures. Sacks è stato designato come “zar” della Casa Bianca per l’intelligenza artificiale e le criptovalute. Un altro ruolo importante è stato affidato a Howard Lutnick, ad di Cantor Fitzgerald. Ricoprirà la carica di segretario al Commercio. Lutnick è un sostenitore delle criptovalute e ha espresso il desiderio di rendere il Bitcoin liberamente scambiabile a livello mondiale, in linea con l’orientamento pro-crypto dell’amministrazione entrante.

I rischi di creare confusione con Bitcoin

C’è anche molta attesa per il possibile inserimento di Bitcoin, la principale criptovaluta, tra le riserve strategiche di Stato insieme a oro e petrolio. Sarebbe un gran balzo in avanti per la reputazione di Bitcoin, definito nei giorni scorsi anche dal presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, «oro digitale che non fa concorrenza al dollaro». Bitcoin è un protoccolo informatico nativo nel web. E’ la prima criptovaluta, ideata nel 2008. Una blockchain decentralizzata che consente transazioni peer-to-peer senza intermediari.

Non ha padroni, a differenza delle altre criptovalute e a maggior ragione delle memecoin. Si tratta del protocollo informatico Btc, open-source e a disposizione di tutti. Proprio per questi aspetti, assenza di pre-mining, massima decentralizzazione, fornitura finita (massimo 21 milioni di unità), sicurezza (è la blockchain con il più elevato hashrate) e longevità (15 anni di vita), Bitcoin è l’unica criptovaluta candidata a ricoprire il poenziale ruolo di riserva di valore. Gli altri token, quand’anche avessero o trovassero in futuro un’utilità che sia differente dalla speculazione in senso proprio, andrebbero comunque distinti da Bitcoin. Con le ultime mosse di Trump, compresa la creazione di una sua personale memecoin, c’è il rischio che si crei confusione all’interno di un settore dove lo sforzo di fare educazione finanziara è ancora maggiore, viste le complessità tecnologiche, rispetto ad asset tradizionali come azioni e obbligazioni.

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