Lettera al risparmiatore

doValue, non solo crediti in sofferenza: la sfida è diversificare

La società punta ad aumentare i servizi su inadempienze probabili o prestiti non problematici. Focus sulla innovazione. Il nodo della concorrenza

di Vittorio Carlini

5' di lettura

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Da una parte continuare a risalire la catena del credito, aumentando e diversificando il business nelle tipologie di prestiti meno problematici (fino ad arrivare, in futuro, anche ai performing - stage 2). Dall’altra, spingere su digitalizzazione e informatizzazione dell’attività. Sono tra le priorità di doValue a sostegno dello sviluppo aziendale.

Oggetto sociale

Già, l’azienda. La società, di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici, fornisce una molteplicità di servizi. In primis c’è l’ “Npl servicing”. Cioè: amministrazione, gestione e recupero per conto terzi di sofferenze, in via giudiziale o stragiudiziale. Poi ci sono, sempre per conto terzi, le aree degli “Utp servicing” e dell’ “Early arreas e performing loans servicing”. La prima riguarda la gestione e ristrutturazione di inadempienze probabili con l’obiettivo di favorirne il ritorno allo status di performing. La seconda, invece, attiene al management di prestiti non problematici o in arretrato inferiore a 90 giorni. Non solo. Devono ricordarsi il “Real estate servicing” (amministrazione, tra le altre cose, delle garanzie immobiliari dei prestiti) e il “Master legal” (gestione delle procedure giudiziali). Infine: i cosiddetti “Dati e servizi ancillari”. Cioè: dai services a supporto delle cartolarizzazioni al co-investimento in portafogli di crediti fino alla raccolta di dati e informazioni.

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SEMESTRI A CONFRONTO

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Innovazione

Già, dati e informazioni. Questi rappresentano un fronte caldo per il business di doValue. La società, nel busines plan 2022-2024, ha previsto che dei 55 milioni d’investimenti cumulati per il progetto “doTrasformation”, intorno al 10% siano indirizzati su innovazione e informatizzazione. In tal senso può, ad esempio, ricordarsi la spinta sul cosiddetto “text mining”. Vale a dire: l’analisi, per titoli e parole chiave - anche con l’Intelligenza artificiale -, dell’ incartamento di un credito. Si tratta di un impegno il quale, da una parte, richiede la digitalizzazione di un sempre maggior numero di documenti; e che, dall’altra, consente di ridurre i tempi, aumentandone l’efficienza, della gestione della posizione creditizia. Di più. Altro sforzo del gruppo riguarda le piattaforme dati. L’obiettivo è realizzare un’unica struttura, in grado di fornire ed incrociare le informazioni legate alle tre aree d’operatività aziendale: penisola Iberica, Italia e mondo ellenico (cui fa capo la stessa Cipro). A ben vedere sia la Spagna che la Grecia sono contraddistinte da piattaforme già maggiormente strutturate. Più indietro, invece, il Belpaese. Ciò detto, però, l’aggregazione delle tre strutture dovrebbe concretizzarsi entro l’anno. Successivamente, contestualmente alla continua evoluzione delle medesime, la data platform andrà a regime nel 2023.

Insomma: l’impegno sulla tecnologia è rilevante. Un focus che, oltre ad agevolare - nelle intenzioni del gruppo - il passaggio di doValue da un business model “labour intensive” ad un altro guidato dalla tecnologia, è funzionale allo stesso programma denominato “doTrasformation”. Qui l’azienda ha previsto diverse iniziative: dalla centralizzazione della governance alla creazione di hub per il back-office (gli uffici di supporto It caleranno da 5 a 3) fino alla semplificazione dell’organizzazione (entro il 2023 ci sarà un unico fornitore nella cyber security). Il tutto è finalizzato, tra le altre cose, ad aumentare i ricavi per unità di Gross book value gestito e migliorare la produttività. In generale doValue dice di essere in linea con la tabella di marcia del progetto. Tanto che l’azienda conferma, dal 2024, 25-30 milioni di sinergie l’anno. Mentre quelle sul 2022 sono intorno ai 3 milioni.

Ma non è solo questione di digitalizzazione o trasformazione operativa. C’è anche la volontà di continuare a risalire lungo la catena del credito. Il gruppo, al momento dell’Ipo, era focalizzato essenzialmente sui servizi aventi ad oggetto i Non performing loan (Npl). Al 30 giugno 2022 la ripartizione del Valore lordo del portafoglio è la seguente: l’80% è da attribuirsi agli Npl mentre il 13% è appannaggio dei Reos (valorizzazione di asset real estate in scia alle azioni di recupero del credito); il 6%, poi, è riconducibile alle inadempienze probabili (Utp) e, infine, l’1% riguarda gli Early arreas. È evidente, insomma, la diversificazione realizzata nel tempo. Una maggiore articolazione, conseguente anche all’espansione internazionale, che tra le altre cose, da un lato, riduce il profilo di rischio del business; e, dall’altro, consente di realizzare maggiori sinergie e conseguire commissioni più elevate.

Si tratta di un andamento che prosegue? La risposta è positiva. Nel breve periodo, è l’indicazione di doValue, è probabile che, stante la dinamica congiunturale e la crisi energetica, il mondo degli Npl continui ad avere un ruolo centrale. Più nel medio periodo però, e al netto di eventi eccezionali, il gruppo indica che il Gross Book Value potrebbe evolversi nel seguente modo: i Non performing loan dovrebbero arrivare ad incidere intorno al 50% mentre gli Utp sono stimati a circa il 25%. Il rimanente, infine, sarà appannaggio delle altre attività.

GROSS BOOK VALUE E RICAVI PER AREE GEOGRAFICHE

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GROSS BOOK VALUE E RICAVI PER PRODOTTI

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La concorrenza

Tutto facile come bere un bicchiere d’acqua, quindi? La realtà è più complicata. Il risparmiatore sottolinea che, nel settore d’attività di doValue, c’è sempre maggiore concorrenza. Una condizione che incide sul valore delle commissioni, impattando il business aziendale. La società, pure consapevole della questione, invita ad un’analisi più articolata. In primis, viene sottolineato, il tema in oggetto non è presente in Grecia che è un Paese molto profittevole e, rispetto alla concorrenza, stabile. Nella stessa penisola Iberica poi, dice sempre doValue, è vero che il mercato è frammentato ma il buon posizionamento del gruppo permette di gestire la situazione. Infine: l’Italia. In effetti,è l’indicazione, il mercato domestico è contraddistinto da forte competizione. Ciò considerato, tuttavia, la società indica, da una parte, di avere più che controbilanciato il fenomeno con la maggiore performance degli Npl; e, dall’altra, di vantare una posizione di leadership la quale, garantendole un solido potere contrattuale, consente di ridurre la pressione sulle commissioni. In conclusione, quindi, doValue non vede particolari problemi sul tema in oggetto.

Spagna e prospettive

Il risparmiatore, però, volge lo sguardo verso un altro fronte. Quello del business in Spagna. Qui doValue non è stata confermata nell’importante contratto con Sareb. Una situazione che, al di là dell’annunciata riorganizzazione del business locale in scia alla riduzione degli asset in gestione, induce preoccupazione in capo all’investitore. doValue rigetta il timore. Dapprima, è l’indicazione, l’eventualità del mancato rinnovo era nota al mercato. Poi, dice sempre la società, questo è stato causato dalla precisa volontà di doValue di non presentare offerte che non avrebbero garantito la giusta redditività. Inoltre, viene spiegato, il gruppo nel mercato iberico, da una parte, è ben posizionato per cogliere le opportunità di crescita; e dall’altro, come mostra il lancio delle business unit per Pmi e Legal service, investe nella diversificazione e crescita del business. A fronte di un simile contesto doValue, anche in scia alla stima fino a 15 milioni di costi di ristrutturazione, prevede sì, per l’area Iberica, un Ebitda margin adjusted a fine 2022 inferiore a quello del 2021 (25%). Poi, però, già nel 2023 ci sarà la ripresa con il ritorno dell’indicatore, nel 2024, sui livelli dello scorso anno.

Dall’area iberica a quella ellenica. Quindi Grecia e Cipro. Qui l’Ebitda margin adjusted nel 2021 è stato del 54%. L’obiettivo del gruppo è proseguire nell’acquisizione di nuovi mandati e spingere l’espansione del business. Il tutto mantenendo l’alta marginaltà. Il rapporto normalizzato tra Mol e ricavi, a fine del 2022, è previsto rimanere comunque oltre il 50%.

Infine: l’Italia. Il mercato domestico è tra quelli dove, seppure il focus sugli Npl rimanga molto rilevante, il gruppo punta con forza sulla diversificazione del business. Alla fine del corrente esercizio l’Ebitda margin adjusted è previsto stabile.

A fronte di un simile contesto, quali allora le prospettive dell’intero gruppo a fine 2022? La società, dapprima, conferma la previsione di ricavi lordi consolidati compresi tra 555 e 565 milioni. L’Ebitda, senza costi non ricorrenti, dovrebbe invece assestarsi tra 190-195 milioni. C’è poi l’acquisizione di nuovi contratti da parte del gruppo. In media l’azienda, nel business plan 2022-2024, ha previsto il valore di 13-14 miliardi l’anno. Ebbene: il gruppo, su questo fronte, confida di raggiungere l’obiettivo per il 2022.

EBITDA NORMALIZZATO

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