Disney alla riscossa, streaming in crescita e corsa ai parchi tematici
Il gruppo sorprende i rivali nel direct to consumer superando Netflix con oltre 221 milioni di abbonamenti totali. Ma affiorano cautele sulla guidance
di Marco Valsania
4' di lettura
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Disney suona la riscossa, al ritmo dei numeri del suo terzo trimestre fiscale concluso a fine giugno. Ha battuto le attese di profitto, fatturato e anche e soprattutto di abbonamenti nello streaming, la nuova frontiera prima caldissima e oggi travagliata delle società di media vecchia e nuove. Nel trimestre i suoi servizi direct to consumer, nel loro insieme, hanno riportato dati che mostrano un leggero superamento per la prima volta quelli del pioniere e finora leader Netflix, in affanno dopo due trimestri consecutivi di declini, anche se le metriche utilizzate dai due gruppi non sono facilmente paragonabili. Il titolo Disney, in calo del 30% da inizio anno, nel dopo mercato ha guadagnato fino al 7 per cento. Il Magic Kingdom, da sempre soprannome di Disney, questa volta ha insomma provato a portare un po' di magia tra gli investitori, nella speranza che in futuro non si dissipi come illusione soprattutto proprio sullo streaming, dove le sfide sulla crescita, i costi e la redditività future restano aperte. Oltre a Netflix, anche i recenti numeri dell’altra grande protagonista, la neonata Warner Bros Discovery, in fase di riorganizzazione, sono stati accolti con nervosismo dai mercati
I conti
Ma veniamo ai conti che hanno dato sostanza alla performance del colosso americano e globale di media e spettacolo guidato dal Ceo Bob Chapek. Gli utili per azione, tenuto conto di voci straordinarie, sono stati pari a 1,09 dollari contro gli 0,80 dell'anno scorso e meno di un dollaro attesi. I profitti netti sono lievitati a circa 1,5 miliardi (rispetto a 1,1 miliardi) mentre gli utili operativi sono balzati del 50% a 3,6 miliardi. Le entrate sono cresciute da parte loro del 26% a 21,5 miliardi contro i 21 pronosticati.
Lo streaming brilla più di Netflix
Soprattutto, il gruppo ha riportato un incremento netto degli abbonati al servizio bandiera Disney+ di 14,4 milioni, che ha portato il totale oltre i 152,1 milioni, meglio dei 147 milioni ipotizzati. Sommando gli utenti paganti della piattaforma Hulu (46,2 milioni) e dello sport di ESPN+ (22,8 milioni) il totale è stato di 221,1 milioni, superando i 220,67 riportati dal rivale Netflix nell'ultimo trimestre. Un giallo, però, emerge sulle modalità di calcolo di abbonati e abbonamenti. Disney riporta gli abbonamenti: offrendo pacchetti di più servizi li conta come molteplici subscriptions, una per servizio anche se effettuato dallo stesso utente. Quindi un “bundle” di Disney+, Hulu e ESPN+, le tre principali offerte, è contato tre volte. Netflix, non avendo pacchetti di più servizi, conta invece gli abbonati, che nel suo caso coincidono con gli abbonamenti. In sostanza se è possibile affermare che Disney ha superato Netflix come numero di abbonamenti, non è detto che abbia fatto altrettanto quando si tratta del numero di abbonati, di utenti individuali. Nei documenti di bilancio, a pagina 11, Disney stessa spiega che “quando aggreghiamo il numero totale di utenti paganti attraverso i nostri servizi direct to consumer li chiamiamo abbonamenti”. E aggiunge:“Gli abbonati a pacchetti Svod (streaming video on demand) contano come utenti paganti per ciascun servizio”. Disney non riporta statistiche sui bundle per poterle rendere davvero omogenee. Nel trimestre il segmento nel suo insieme ha inoltre ancora generato perdite triplicate e superiori al miliardo di dollari, a causa di spesa in content. Le entrate sono salite del 19% a 5,1 miliardi. E Disney genera tuttora in media meno entrate per utente rispetto a Netflix.
Scattano rincari del servizio
L'azienda ha anche sollevato il sipario su una nuova struttura di pagamenti per lo streaming a base di rincari e di un'attesa opzione per Disney+ con pubblicità per spingere in attivo il business. Dall'8 dicembre di quest'anno sul mercato Usa sarà lanciato Disney+ con la pubblicità costerà 7,99 dollari al mese, l'attuale prezzo dei servizio senza inserzioni che invece rincarerà del 38% a 10,99 dollari. Un pacchetto di tutti i servizi digitali Disney varierà tra i 13 e i 20 dollari (con pubblcità solo su Espn+ e non su Disney+ e Hulu). Disney ha inoltre ribadito di voler investire circa 30 miliardi di dollari quest'anno in contenuto. Netflix ha da parte sua volta allo studio un servizio con inserzioni a costo inferiore rispetto alla sua offerta attuale, che è già più cara rispetto a Disney (9,99 dollari basic e 15,49 dollari standard). Tutti sono alla ricerca di nuove strade per attirare consumatori, soprattutto nei mercati occidentali e più ricchi e che generano maggiori revenue per abbonato, per trovare maggior disciplina finanziaria e equilibrio tra investimenti e risparmi dopo le grandi “abbuffate” di spesa degli ultimi anni.
Outlook ridimensionato
Una parziale erosione degli obiettivi di crescita, nei media digitali, è però in realtà nelle carte, anche quelle di Disney. Ha limato in media di 15 milioni gli abbonati a Disney+ previsti per il 2024, in precedenza stimati fino a 230-260 milioni e ora in tutto a 215-245 milioni. Disney+ potrebbe perdere utenti in particolare in India, dopo aver rinunciato all'asta per rinnovare i diritti streaming alla lega di cricket che oggi porta in dote al servizio, attraverso la locale Disney+ Hotstar, circa un terzo dei suoi utenti. Disney appare anche destinata a perdere i diritti per le partite di football americano e basket universitario delle Big Ten Conference. Il gruppo, stando al direttore finanziario Christine McCarthy, anticipa adesso 135-165 milioni subscribers per il servizio “core” Disney+ entro il 2024, ai quali aggiungere “fino a 80 milioni” di abbonati a Hotstar.


