Disney, bene parchi e streaming ma pesa l’incertezza sui visitatori
L’azienda mette in guardia sull’impatto delle tensioni geopolitiche sui numeri dei clienti dei parchi a tema. In dirittura la nomina del nuovo ceo
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Mentre al quartier generale della Walt Disney si preparano a decidere il nome di chi siederà sul trono dopo Bob Iger, i conti del primo trimestre fiscale del 2026 (fra ottobre e dicembre 2025) inviano un segnale chiaro: la “Magic Kingdom” è oggi un’azienda dai conti in spolvero, ma al centro di una tensione in direzioni opposte: sospesa tra la forza d’urto dei suoi parchi a tema e le incertezze di una geopolitica che bussa prepotentemente anche alle porte di Disneyland.
I numeri diffusi raccontano comunque di un gigante in salute: 26 miliardi di dollari di fatturato (+5%) e un utile netto di 2,4 miliardi. L’utile rettificato è 1,63 dollari per azione, sopra le attese di Wall Street. Il vero motore del gruppo è la parte “experiences”. La divisione che include parchi e crociere, ha toccato il record di 10 miliardi di dollari di ricavi (+6%) e 3,3 miliardi di reddito operativo (+6%). A spingere sono un +1% di presenze nei parchi Usa e un +4% di spesa pro capite, oltre a maggiori prenotazioni in crociera.
Non è un caso che Josh D’Amaro, il manager che supervisiona questa macchina da profitti, sia considerato dagli analisti il candidato interno più probabile a succedere al ceo Iger. Eppure persino nel regno di Topolino iniziano a soffiare quelli che l’azienda definisce «venti contrari per i visitatori internazionali». La società ha messo in guardia su una crescita più «modesta» nel breve termine, complici le tensioni tra l’amministrazione Trump e partner storici come Messico e Canada, che hanno già contribuito a un calo del 6% dei turisti stranieri negli Usa.
Mentre Bob Iger, tornato alla fine del 2022 per rimediare al fiasco della precedente successione – che aveva visto nel ruolo di ceo Bob Chapek – si dichiara «incredibilmente orgoglioso di tutto ciò che abbiamo realizzato negli ultimi tre anni», la sfida per il prossimo ceo è attesa, secondo indiscrezioni, al redde rationem in settimana. E se D’Amaro vanta i successi dei parchi, la sua rivale Dana Walden può esibire la rinascita dello streaming. Disney+ e Hulu hanno visto il reddito operativo balzare del 72%, raggiungendo i 450 milioni di dollari, grazie a successi come “Zootropolis 2” e il nuovo capitolo di “Avatar”.
In questo quadro però il crollo del 35% dell’utile operativo della divisione Entertainment (comprensiva anche della parte Tv e film) ha impattato sul titolo, arrivato a perdere fino all’8% nel corso della seduta, appesantito anche dalle previsioni incerte sui visitatori internazionali dei parchi a tema.



