Riassetti

Delfin, ecco il piano delle banche per il riassetto

In via di definizione la linea di 11 miliardi a Leonardo Maria Del Vecchio. Le tre garanzie richieste: pegno, cedole e piano industriale

di Marigia Mangano

Leonardo Maria Del Vecchio.   (ANSA/Massimo Percossi)

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I punti chiave

  • La linea da 11 miliardi e l’impegno di 3,2 miliardi di ogni istituto
  • Lo sblocco dei dividendi
  • Le garanzie richieste

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L’accordo tra Leonardo Maria Del Vecchio e le banche sul finanziamento da 11 miliardi a servizio del riassetto di Delfin è già agli atti. Il via libera dell’assemblea degli azionisti della finanziaria alla distribuzione per tre anni dell’80% degli utili rappresentava la condizione più importante dell’operazione. Incassato quello, raccontano alcune fonti, l’intesa sarebbe praticamente chiusa. Con il finanziamento Leonardo Maria Del Vecchio rileverà le quote di Luca e Paola, in tutto il 25% di Delfin, e salirà al 37,5%, diventando il primo azionista della finanziaria a capo dell’impero Essilor Luxottica.

L’impegno delle banche

Nel dettaglio, secondo quanto ricostruito da Il Sole 24 Ore, la linea sarà suddivisa tra tre banche, UniCredit, Bnp Paribas e Credit Agricole. Al momento ci sarebbe la disponibilità di coprire l’intero fabbisogno con un impegno di ciascun istituto di circa un terzo del totale, dunque circa 3,3 miliardi a testa. Tuttavia l’operazione è fluida e una parte, intorno a 2 miliardi di euro, potrebbe vedere impegnate anche altre banche che hanno manifestato interesse a essere parte dell’operazione. Tra queste, secondo indiscrezioni, figurerebbero Bpm, Goldman, Deutsche bank e Soc Gen.

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Tre garanzie chiave

Lo schema dell’intesa ruota intorno a tre garanzie chiave. La prima, probabilmente la più importante, era il via libera dei soci alla distribuzione di cedole più generose, e dunque quell’80% degli utili Delfin approvato dall’assemblea di ieri. Inoltre sarebbe previsto il pegno sul pacchetto del 25% che Leonardo Maria Del Vecchio rileverà in prima persona o attraverso il veicolo LMDV Fin dai fratelli Luca e Paola.

Il piano industriale e la flessibilità

Infine, le banche avrebbero richiesto un supporto al board di Delfin nel redigere un piano industriale della holding che preveda maggiore flessibilità sulla gestione delle partecipazioni finanziarie in caso di situazioni avverse. Il riferimento è alle quote in Mps(17,5%), Generali (10%) e UniCredit (2,7%) che nello scenario in cui si registrasse un forte calo dei mercati e del valore della holding, oggi intorno a 45 miliardi, devono essere libere di essere valorizzate per ristabilire l’equilibrio complessivo.

Riproduzione riservata ©
  • Marigia Mangano

    Marigia Manganoinviato

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Finanza, automotive, tlc, holding di famiglia, banche e assicurazioni

    Premi: Premio internazionale Amici di Milano per i giovani, 2007, categoria giornalista

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