Lettera al risparmiatore

De’Longhi, l’obiettivo è accelerare il business in Asia e Nord America

L’M&A aiuta i ricavi. L’uscita dalla pandemia limita l’uso domestico dei prodotti del gruppo, ma la società ribatte che si tratta di trend strutturali

di Vittorio Carlini

5' di lettura

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Da un lato l’Europa (circa il 69% dei ricavi totali) che resta essenziale per lo sviluppo di De’Longhi. Dall’altro il Nord America (fondamentalmente gli Usa) e l’Asia (soprattutto la Cina) su cui il gruppo punta per accelerare il business.

È la sintesi di una delle strategie a sostegno dell’attività aziendale. Un programma che trova, nel piano d’impresa al 2023, la sua rappresentazione numerica in un grafico preciso. Quello in cui sono riportate le stime di crescita media annua dei ricavi nelle varie aree geografiche (a cambi costanti e considerando la neo acquisita Capital Brands). In Europa l’incremento è a singola cifra percentuale; per l’Asia/Pacifico /Americhe, invece, si passa alla doppia cifra percentuale. Nell’area Medio Oriente/Africa la previsione, infine, indica nuovamente un rialzo a media singola cifra percentuale.

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America del Nord

Insomma: un focus è sull’America Settentrionale, in particolare gli Usa. L’accento è posto, in primis, sui prodotti legati al caffé. Il progetto, facendo leva su macchine premium e che consentano l’uso del latte, è di sfruttare il trend del consumo casalingo. Non solo. Altro settore è quello del cibo “nutrizionale”. In questo caso è ai frullatori e miscelatori di Capital Brands che è richiesto di recitare il ruolo da protagonisti. Il tutto sarà, infine, sostenuto dagli sforzi sul fronte di pubblicità e marketing. Qui il gruppo, a ben vedere, non offre indicazioni specifiche di spesa sugli Usa. In generale gli investimenti aziendali in Media marketing e promotion, nel 2020, sono stati pari al 12,4% dei ricavi (293 milioni). L’obiettivo, al 2021, è incrementare la percentuale di 100 punti base. Detto ciò non sarà una sorpresa se parte importante di questi esborsi verrà indirizzata verso l’America e la Cina.

I BILANCI A CONFRONTO

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Impero di Mezzo

Già, la Cina. Il gigante asiatico è l’altro mercato su cui il gruppo punta per accelerare il business. Il focus, in questo caso, riguarda (ad oggi) le macchine per il caffé. Nell’Impero di Mezzo infatti, da una parte, la penetrazione delle grandi catene americane del “coffee” (ad esempio Starbucks) ha fatto da apripista; dall’altra, la crescita della classe media agevola l’espansione del mercato dell’espresso fatto in casa. Al di là di ciò una peculiarità del business in Cina è, rispetto alla distribuzione, la prevalenza dell’e-commerce. Circa il 70% dei volumi del gruppo sono venduti online. Una condizione che induce De’Longhi a spingere gli investimenti nelle infrastrutture digitali. Un esempio? Il rafforzamento della propria presenza sulle piattaforme dei colossi cinesi del commercio elettronico.

Il nodo valutario...

Tutto facile come bere un bicchiere d’acqua, quindi? La realtà è più complicata. Negli ultimi mesi, seppure la dinamica recentemente ha perso un po’ di smalto, il dollaro si è indebolito rispetto all’euro. Un fattore che può impattare l’export verso gli Usa e quindi la stessa accelerazione del business. De’Longhi, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici, non condivide il timore. Dapprima, viene sottolineato, il gruppo da tempo realizza politiche evolute di copertura sui cambi. Inoltre, dice sempre l’azienda, il posizionamento sulla fascia alto di gamma, unitamente alla qualità dei prodotti, fa sì che la domanda dei medesimi non sia influenzata da eventuali dinamiche inflattive legate ai cambi.

...e quello dei dazi

Al di là di ciò, tuttavia, può ulteriormente obiettarsi che alcuni prodotti di De’Longhi rientrano nelle restrizioni sui dazi doganali volute dall’ex presidente Usa Donald Trump che sono tutt’ora in vigore. Vero, dice l’azienda la quale però ribatte: in primis queste restrizioni riguardano solo la produzione realizzata in Cina la quale solo in parte è indirizzata verso gli Usa; inoltre, da un lato il fenomeno ha coinvolto l’intero settore e, dall’altro, la caratteristica di prodotti premium ha consentito di traslare il maggiore costo sul listino finale. In conclusione De’Longhi non vede particolari problemi su questo fronte.

I RICAVI PER TIPOLOGIA DI PRODOTTI

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I prodotti...

Fin qui alcune suggestioni riguardo l’espansione geografica. Tuttavia altro focus aziendale, unitamente all’attenzione per l’M&A, è anche sui segmenti di prodotto. Alla fine del 2020 il loro peso sui ricavi di gruppo era così diviso: il “caffé” e la “preparazione e cottura cibi” incidono rispettivamente per il 51,7 e il 27,6%. L’area “Comfort e cura della casa” vale, invece, il 15,7% del fatturato. Gli “altri prodotti” generano, infine, il 5% dei ricavi. I numeri, con chiarezza, indicano la prevalenza del mondo del caffé. Una situazione, al netto della volontà di crescere in tutti i segmenti, destinata ad eccentuarsi? La risposta è negativa. De’Longhi considera che l’attuale peso relativo del “coffee” ha, in linea di massima,la giusta rilevanza.

...e loro stime di crescita

Ciò detto la società, nel piano d’impresa 2021- 2023, indica le stime della crescita media annua dei ricavi (inclusa Capital Brands e a cambi costanti) delle singole aree di prodotto. Così: il “Confort & Home care”si accontenta del rialzo a bassa singola cifra percentuale; per il caffé e il “Cooking & Food preparation” è previsto, invece, l’incremento a doppia cifra percentuale.

Simili andamenti vanno ovviamente sostenuti da strategie commerciali ed industriali. Nel complesso possono cogliersi alcuni “fil rouge”. In primis c’è la volontà di sostenere, ed ampliare, la diffusione e forza dei diversi marchi. Inoltre, soprattutto rispetto al caffè e alla preparazione dei cibi, l’obiettivo è spingere per l’appunto soluzioni alto di gamma, anche tecnologicamente avanzate.

Un esempio? La realizzazione della connettività tra le macchine per il caffé con gli smartphone. Una condizione che, da un lato, ne agevola l’uso; e, dall’altro, costituisce un importante appeal, soprattutto tra i consumatori più giovani.

A fronte di ciò non stupisce che il gruppo investa annualmente circa il 2,5% dei ricavi nella Ricerca e Sviluppo e che, a Treviso, sia stato recentemente realizzata una nuova sede dell’Innovation center.

LA DINAMICA DELL'EBITDA ADJUSTED

Dati in milioni normalizzati

LA DINAMICA DELL'EBITDA ADJUSTED

Il caro-commodity

Ma non è solo questione d’innovazione. L’attenzione del risparmiatore è volta anche al tema delle materie prime. Nel 2021 le commodity, come rame o petrolio, sono salite. Un trend che, aumentando i costi di produzione, rischia d’impattare negativamente la marginalità di De’Longhi.

Il gruppo, pure conscio della situazione, professa fiducia. La società, rimarcando che l’obiettivo è la difesa della marginalità, sottolinea che parte importante della produzione è realizzata in casa. Una condizione che, attraverso il continuo miglioramento dell’efficienza operativa, consente, viene spiegato, di assorbire parte del rialzo del costo del venduto. Non solo. De’Longhi aggiunge che proprio il posizionamento dei suoi prodotti sulla fascia premium permette di traslare l’eventuale caro-materie prime sul prezzo finale.

LA DINAMICA DEI FLUSSI DI CASSA

Dati in milioni

LA DINAMICA DEI FLUSSI DI CASSA

Prospettive della domanda

Quel prezzo che, evidentemente, non è una leva che si intende sfruttare per spingere i ricavi. Vale a dire: il gruppo punta sul “mix product” (in altre parole il portafoglio dell’offerta da continuare a innovare e diversificare) al fine di espandere il business.

Ciò detto, però, può farsi il seguente ragionamento. Nel 2020 una grande spinta alla domanda dei prodotti dell’azienda è arrivata dallo “stay at home” conseguente alla pandemia. Si tratta di una condizione che, è auspicabile, sparirà nel 2021. Questa dinamica, unita al fatto che ad esempio in Italia il blocco dei licenziamenti farà aumentare la disoccupazione e ridurrà la capacità d’acquisto delle famiglie, rischia di schiacciare la domanda per i prodotti aziendali.

Il gruppo,pure consapevole del tema, esprime ottimismo. La crescita del settore (soprattutto del caffè), viene spiegato, era già in atto prima dello scoppio della pandemia. Il virus ha solo accelerato una dinamica pre-esistente. Oltre a ciò, aggiunge De’Longhi, anche quando l’emergenza sanitaria verrà meno, alcuni cambiamenti (come la maggiore diffusione dello “smart working”) resteranno. Il che aiuterà il business. Infine, conclude l’azienda, l’eventuale minore capacità di spesa in un Paese potrà essere controbilanciata dalla crescita economica in un altro. La presenza internazionale, insomma, limita il rischio.

A fronte di ciò De’Longhi conferma, tra le altre cose, la previsione del margine dell’ Ebitda adjusted in aumento in percentuale sui ricavi tra i 40 e i 100 punti base entro il 2023 (includendo Capital Brands) rispetto al valore reported raggiunto dalla società nello scorso esercizio.

Per approfondire

L’andamento del titolo
L’analisi tecnica del titolo
Finlabo research

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