Dalla Romania al Portogallo, saltando la Francia: ecco le nuove frontiere (buone e convenienti) del vino europeo
Mentre molti continuano a bere con la mappa delle vigne ferma agli anni 70 e 80, il vino nell’Europa di oggi parla nuove lingue, cambia latitudini a causa del cambiamento climatico e, dettaglio tutt’altro che marginale, spesso costa meno
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Quando si parla di vino oltre i nostri confini, il pensiero del bevitore mediamente evoluto corre dritto in Francia. Un riflesso pavloviano comprensibile, certo, ma anche limitante: la mitologia condivisa resta saldamente parcheggiata tra Borgogna e Bordeaux, quando varrebbe davvero la pena spostare lo sguardo altrove.
Nel frattempo il resto del continente ha smesso da tempo di fare il comprimario e ha iniziato a riscrivere la sceneggiatura, spesso con prezzi meno ansiogeni e con identità territoriali tutt’altro che secondarie.
Oggi - complice il cambiamento climatico che ridisegna le mappe della viticoltura - conviene alzare lo sguardo oltre l’Esagono. In Paesi come Austria, Grecia, Ungheria e Germania si stanno consolidando esperienze enologiche capaci di dimostrare che l’eleganza non è un monopolio francese. E dietro nomi noti, o semplicemente orecchiati, come Tokaji o Mosella, si nasconde un universo molto più ampio e complesso di quanto finora raccontato.
Se per i bianchi il Centro e l’Est Europa stanno vivendo una stagione di interesse diffuso, sul fronte dei rossi vale la pena osservare con attenzione la Spagna - che non produce soltanto Cava - e il Portogallo, senza dimenticare incursioni sorprendenti perfino in Romania. La Svizzera? Interessante, certo. Ma resta il luogo dove continuano a essere più puntuali gli orologi che proporzionati i prezzi delle bottiglie.
Quanto alla Germania, oltre alla già citata e purtroppo costosa Mosella, meritano attenzione i Riesling del Baden e del Palatinato: freschi, affilati, eleganti.








