Wine Pills

Non tutto il vino migliora invecchiando, meglio non rischiare. Ma cosa tenere (anche tra bianchi e bollicine)?

Se un vino nasce male difficilmente migliorerà e la maggior parte sono prodotti per non restare troppo in bottiglia. Certo poi ci sono le eccezioni: ecco come capire cosa salvare tra i regali di Natale

di Cristiana Lauro

Il vino migliora sempre invecchiando? Ecco cosa bere subito

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Ridimensioniamo subito un’idea assai diffusa, quella che il vino migliori automaticamente con l’invecchiamento. Non è vero! Se un vino nasce male, morirà male. Un po’ come per gli esseri umani che se partono storti, con un brutto carattere, difficilmente gli anni li raddrizzeranno (e, per quanto ne sappia, nemmeno la psicanalisi sa fare i miracoli). Un vino mediocre, col tempo, non sboccia: appassisce. Fine della poesia.

Questa verità va ripetuta forte e chiara soprattutto ora, sotto consegna dei regali natalizi; le famose bottiglie di provenienza casuale per te “che te ne intendi”. Pacchi aziendali contenenti rossi granitici, bianchi anonimi e l’immancabile etichetta scintillante che promette meraviglie ma finirà dimenticata in cantina fino alla prossima ristrutturazione. È qui che nasce il dilemma: cosa posso conservare davvero? E per quanto tempo?

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Partiamo dal punto dolente: la maggior parte dei vini non è concepita per l’invecchiamento. È fatta per essere bevuta entro due o tre anni. Vivono, brillano e poi muoiono. Se li conserviamo confidando nel colpo di scena finale, l’unico finale sarà un odore di buccia di mela corrugata e una tremenda delusione esistenziale. Quindi, se a Natale vi regalano un rosso morbido, un Primitivo conviviale, un Chianti qualsiasi o un bianco da scaffale democratico: stappateli e beveteli subito, senza ansie. È l’unica scelta sensata. I grandi rossi da invecchiamento sono altri e a dire il vero qualcuno di loro non è mai pronto. Sul resto non ha senso insistere troppo. Non oltre i cinque anni direi per la maggior parte, anche tra i più “blasonati”, a meno che non si tratti di riserve, di Brunello di Montalcino, di Barolo, di Chianti Classico riserva o Gran Selezione, di Amarone, di Taurasi, giusto per fare alcuni esempi.

Poi sfatiamo un pregiudizio coriaceo: “I bianchi non invecchiano, vanno bevuti giovani”. Non è così. Alcuni bianchi diventano molto interessanti col tempo e più facilmente abbinabili a tavola, soprattutto se provengono da zone vocate: Riesling tedeschi e austriaci, Chenin Blanc della Loira, certi Verdicchio, qualche bianco Friulano molto ben fatto, i grandi Chardonnay, i Fiano di Avellino, gli altoatesini davvero seri (sì, anche un Pinot Bianco strutturato può sorprendere). Hanno acidità, struttura, nervo.

E gli spumanti Metodo Classico e Champagne? Stessa logica, con un elemento in più da considerare: la carbonica. Non so voi, ma io non amo l’effetto necrologio. Quando apro uno spumante il tappo deve avere dignità, se fa “pluff!” siamo già nel reparto geriatria. Il perlage è fondamentale: altrimenti perché sottoporre il vino a tutta la complessità e tecnologia della spumantizzazione?

Gli Champagne e i Metodo Classico non millesimati, secondo me, non dovrebbero superare i tre anni di riposo in cantina (salvo rare eccezioni, che confermano una regola empirica più che scientifica). Per i millesimati, invece, è utile guardare il tempo sui lieviti, cioè l’intervallo fra l’annata indicata in etichetta e il dégorgement. Quel dato può essere un’indicazione per un’analoga permanenza successiva in cantina, ben conservati: dieci anni sui lieviti, dieci anni in bottiglia. Vale soprattutto per spumanti con acidità marcata e perlage finissimo. Anche in Italia, in Franciacorta o in Trento Doc, ci sono Metodo Classico che reggono benissimo gli anni, senza complessi d’inferiorità rispetto a Champagne molto più costosi.

Chiudiamo con i fortificati: Porto, Madeira, i nostri ottimi Marsala. Nessun problema. Il processo ossidativo l’hanno già affrontato, e questo li rende straordinariamente longevi, anche una volta aperti.

In conclusione: prima di Natale fate pace con l’idea che non tutti i regali si conservano e non tutto ciò che si conserva diventerà un capolavoro. Il principio “più vecchio è più buono” funziona per certi formaggi e per i nonni saggi, non per i vini medi. La vera eleganza, la classe anche nel bere, è sapere cosa aprire subito e cosa lasciare riposare.

Non complicatevi la vita con bottiglie che non chiedono di invecchiare perché un vino che non ha tempo da perdere se aspetta troppo poi si vendica presentandovi conto e conguaglio in un’unica, scomodissima soluzione.

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