Ristoranti

Dal tristellato alla trattoria: ecco qualche consiglio su dove mangiare durante il Vinitaly

All’interno dei padiglioni spazio agli abbinamenti cibo vino con Vinitaly Gourmet Experience, ma anche in città ci sono molti posti da scoprire, per tutte le tasche

di Camilla Rocca

Vinitaly 2026: i numeri della nuova edizione

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Durante il Vinitaly, Verona non ospita soltanto una fiera: concentra in quattro giorni una quota rilevante di domanda internazionale ad alta capacità di spesa, con effetti immediati su ristorazione, hotellerie e servizi premium. L’ultima edizione chiusa con dati ufficiali, quella del 2025, ha registrato 97mila presenze complessive, di cui oltre 32mila operatori esteri provenienti da più di 130 Paesi, pari al 33% del totale.

A questo si aggiunge il “fuori-salone”, con oltre 50mila tagliandi degustazione venduti per Vinitaly and the City, confermando come l’evento abbia ormai una doppia natura: business fieristico e consumo urbano diffuso. L’edizione 2026, in programma a Verona dal 12 al 15 aprile, arriva inoltre con un quartiere fieristico già orientato a rafforzare ulteriormente il profilo internazionale e il matching B2B.

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In Fiera esperienze gourmet

E quest’anno la ristorazione è anche al centro della grande offerta vinicola di Vinitaly, con la nuova “Vinitaly Gourmet Experience” debutta il Ristorante d’Autore di Campagna Amica – La Casa della Cucina Italiana, nuovo format realizzato con Coldiretti, Campagna Amica e Terranostra, pensato per valorizzare il legame tra agricoltura, cucina e territorio. Al Palaexpo (piano 1), si alternano protagonisti di primo piano: si parte con Ciro Scamardella, seguito da Riccardo Monco, quindi il progetto sociale Tortellante sostenuto da Massimo Bottura, per chiudere con i Cuochi Contadini, interpreti della tradizione rurale e della cucina anti-spreco.

Accanto, torna il Ristorante Momenti d’Autore, affidato ai giovani talenti di JRE – Jeunes Restaurateurs Italia, con menu dedicati ai piatti iconici degli chef: Giorgio Bartolucci, Alfonso Caputo, Leonardo Fiorenzani e Agnese Loss. Si amplia anche l’offerta dello street food gourmet, con due aree dedicate tra cucina contemporanea, mixology e proposte regionali.

Tra le presenze più rilevanti, nel padiglione Emilia-Romagna spicca “Cracco a Vinitaly”, con Carlo Cracco, mentre l’area H ospita il ristorante di Piemonte Land guidato da Davide Palluda, espressione della tradizione piemontese.

E fuori dalla fiera? In questo scenario, la scelta del ristorante non è un dettaglio di contorno e spesso i migliori ristoranti dove mangiare a Verona durante il Vinitaly non coincidono necessariamente con i più celebrati in assoluto, ma con quelli che riescono a tenere insieme qualità della cucina, forza della carta vini, affidabilità del servizio e sostenibilità logistica nei giorni di massimo carico per la città. È qui che la ristorazione veronese mostra la sua vera competitività.

Giancarlo Perbellini ai 12 Apostoli - Casa Perbellini

L’indirizzo simbolo della tradizione cittadina. Un luogo che non è soltanto ristorante, ma pezzo di storia veronese: qui, secondo la narrazione più diffusa, ai 12 Apostoli Giorgio Gioco - chef e poeta scomparso nel 2019 - avrebbe immaginato per la prima volta una manifestazione dedicata al vino, in una città da sempre legata agli scambi commerciali e alla cultura enologica.

Giancarlo Perbellini davanti al suo tristellato 12 Apostoli, locale storico di Verona

Le origini del locale risalgono al Settecento, quando dodici mercanti erano soliti ritrovarsi dopo il mercato per concludere affari davanti a un bicchiere. Da allora, il ristorante ha attraversato epoche e generazioni, trasformandosi anche in salotto culturale grazie al premio letterario voluto insieme a Arnoldo Mondadori, che ha portato tra questi tavoli figure come Ernest Hemingway e Gabriele D’Annunzio. Oggi, con la nuova gestione, Perbellini riporta qui la propria visione gastronomica, segnando un passaggio significativo per la ristorazione locale: il primo 3 stelle Michelin in città.

Iris all’interno di Palazzo Soave e il nuovo stellato

Palazzo Soave si affaccia sulla scena dell’ospitalità di alta gamma con un progetto che guarda al futuro ma affonda le radici nella storia, e che a breve aprirà le sue suite a due passi da Porta Leoni. Tra affreschi, luci contemporanee e atmosfere raccolte, si inserisce Iris, ristorante una stella Michelin guidato dallo chef Giacomo Sacchetto, oggi tra le insegne più interessanti della città.

Qui l’esperienza prende forma già al piano interrato, nella cantina del palazzo, vero cuore del progetto: oltre mille referenze e circa seimila bottiglie selezionate dal sommelier Andrea Puliga, con un’impostazione che alterna grandi classici francesi e italiani a etichette più rare e di ricerca. Un patrimonio enologico pensato per accompagnare una cucina che si muove con sicurezza tra territorio e visione contemporanea.

Casa Barca, il bis del Torcolo

Nuova apertura in centro a Verona per Casa Barca, il progetto con cui Luca Barca firma un ideale “bis” del suo storico Ristorante Torcolo, tra le insegne più consolidate della cucina cittadina. Un passaggio quasi naturale per una famiglia di ristoratori attiva da generazioni, che proprio al Torcolo, aperto fin dagli anni Trenta e punto di riferimento per la tradizione veronese, ha costruito la propria identità gastronomica .

Casa Barca

Il nuovo ristorante, situato in Via Dietro Listone, è un’evoluzione del classico Torcolo, che rappresenta la tradizione più iconica, tra bolliti, arrosti e una cantina importante. Casa Barca si presenta quindi come la sua evoluzione più intima: meno istituzionale, più domestica, ma con la stessa ambizione di raccontare Verona attraverso la tavola.

L’antica Bottega del vino

L’Antica Bottega del Vino è da sempre uno dei luoghi simbolo della Verona del vino, più che un ristorante un vero e proprio “salotto” internazionale dove produttori, buyer e appassionati si incontrano soprattutto nei giorni di fiera. Un indirizzo storico, con una delle carte vini più profonde d’Italia e una reputazione costruita su decenni di accoglienza ad alto livello, capace di trasformarsi ogni anno in uno dei punti nevralgici del fuori-Vinitaly.

Antica Bottega del Vino

Negli ultimi anni la proprietà è stata consolidata sotto il controllo delle Famiglie Storiche, un gruppo di produttori simbolo del territorio che ha rafforzato il legame tra il locale e la cultura enologica veronese, mantenendo intatta la vocazione originaria: essere un punto d’incontro stabile tra vino, gastronomia e relazioni professionali.

Buglioni, produttore e ristoratore

Dalla cantina al consumatore: Buglioni è un produttore della Valpolicella che prima di altri (forse perché la famiglia proveniva dal tessile) ha capito quanto fosse importante il canale dell’ospitalità per veicolare i suoi vini. Vini un po’ fuori dal convenzionale - non solo nei nomi (l’amarone Il Lussurioso, il Ripasso Il Bugiardo, il Valpolicella (I’m)Perfetto, il bianco Il Disperato e lo spumante Il Vigliacco) ma perchè attenti all’evoluzione dei gusti e delle modalità di consumo - che per una buona parte vende direttamente nei suoi locali.

Questi riescono a declinare l’abbinamento tra cibo e vino sia con la cucina più classica e impostata sia con la tradizione più goliardica dei cicchetti (in città) o anche con le grigliate (in campagna). Questi gli indirizzi: dal relais in Valpolicella, Dimora Buglioni, con la cucina legata al territorio alla Locanda Buglioni dello chef Marco Zorzan, all’Osteria del Bugiardo, per una cucina in centro storico rinomata per una proposta informale ma estremamente curata, che ne fanno uno dei locali più amati del centro storico di Verona.

Mangiare pesce a due passi dal centro

Nel panorama della ristorazione veronese più informale ma sorprendentemente solida, la Trattoria Al Metano da Anna si è ritagliata negli anni un’identità precisa: cucina di pesce semplice, prezzo accessibile e una posizione che, da sola, vale la sosta.

Affacciata sulla riva dell’Adige, con una veranda che guarda il fiume, la trattoria gioca la sua forza su un equilibrio poco frequente in città: atmosfera rilassata in stile shabby chic e una proposta gastronomica immediata, costruita su materia prima di mare e piatti della tradizione. Il nome curioso – legato alla vicinanza con una storica pompa del metano cittadina – è diventato nel tempo un tratto distintivo più che un limite, contribuendo a renderla riconoscibile in un contesto urbano molto competitivo.

Il nuovo Mangiabottoni per il sociale

Nel centro di Verona prende forma un progetto che unisce cucina e impatto sociale: Il Mangiabottoni, nuova osteria che non si limita alla ristorazione, ma integra un percorso dedicato all’inclusione lavorativa delle persone con disabilità.

L’idea è quella di costruire un luogo accessibile e contemporaneo, dove la cucina diventa uno strumento concreto di inserimento e autonomia. Il progetto si inserisce in una tendenza sempre più diffusa nella ristorazione italiana, quella delle imprese sociali che affiancano alla qualità gastronomica una missione educativa e formativa, trasformando il ristorante in un vero e proprio laboratorio di competenze.

Il Tiramisù di Giulietta: con vista sul balcone

Il Tiramisù di Giulietta trasforma il dolce italiano più famoso al mondo in un’esperienza “da passeggio”, servita in vasetto e pensata per essere gustata mentre si osserva il cortile della casa di Giulietta. La posizione, infatti, è uno dei punti di forza del format, con affaccio diretto sul flusso di visitatori che ogni giorno riempie Via Cappello e il suo cortile simbolico.Il protagonista resta naturalmente il tiramisù, proposto in più varianti, dal classico alle versioni più creative, per questa nuova apertura.

Due stelle per la Famiglia Rana

Infine due proposte per chi preferisce “scappare” dalla confusione della città. Innanzitutto, una delle novità più importanti della guida Michelin 2026: il ristorante Famiglia Rana (sì, quella della pasta fresca di Giovanni Rana, per chi ancora non lo sapesse) ha conquistato due stelle Michelin, entrando nell’élite dell’alta cucina veronese e non solo. Immerso nella campagna di Vallese di Oppeano, a pochi chilometri dalla fiera, lo consigliamo per un’esperienza gastronomica molto scenografica e contemporanea, con forte attenzione a tecnica, ricerca e prodotto.

Ristorante Famiglia Rana, alle porte di Verona

Alla guida c’è lo chef Francesco Sodano, arrivato nel 2024 e artefice della rapidissima ascesa del locale da una a due stelle. La sua cucina unisce radici campane, sensibilità mediterranea e tecnica moderna, con menu degustazione molto creativi e un’impronta fortemente personale.

Ristorante Vior, per mangiare alla tavola di Cangrande Della Scala

Appena fuori Verona, a Cerea e a pochi chilometri dalla fiera, si trova un luogo che unisce storia, architettura e cucina contemporanea: il Casino di caccia di Cangrande della Scala, oggi parte del complesso di Villa Ormaneto, dimora rurale legata alla tradizione scaligera e reinterpretata come spazio di ospitalità diffusa.

All’interno della villa trova spazio il ristorante Vior, insegna dedicata alla cucina tipica del territorio, che con lo chef Gianluca Da Rin Perette lavora su una rilettura contemporanea della tradizione veronese e veneta. Qui la dimensione rurale e quella nobiliare si sovrappongono, anche nei piatti.

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