Big Tech

Dai frigoriferi ai chip AI: così Samsung è arrivata a valere mille miliardi

Un traguardo che dimostra la capacità del gruppo di innovare contemporaneamente nei semiconduttori, negli smartphone, nei display e nell’elettronica di consumo

di Biagio Simonetta

 REUTERS

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A pensarci bene, era la grande assente. Perché per grado di innovazione, presenza sul mercato e storicità, Samsung non può che appartenere al club delle più grandi aziende tecnologiche globali. E adesso, nel club, c’è anche dal punto di vista finanziario, dato che è entrata nel ristretto club delle aziende da mille miliardi di dollari di capitalizzazione. Le famose trillion dollar company.

Un traguardo che arriva dopo un anno in cui il titolo ha più che quadruplicato il proprio valore, spinto soprattutto dalla domanda di chip legati all’intelligenza artificiale. Eppure, ridurre la crescita del gigante sudcoreano al solo boom dell’AI (dove domina per la produzione dei chip di memoria) rischia di essere limitativo. Perché il gruppo è uno dei pochi colossi tecnologici globali ad avere una presenza industriale e commerciale trasversale, capace di spaziare dai semiconduttori agli smartphone, passando per televisori, elettrodomestici, display, batterie e infrastrutture elettroniche.

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La soglia del “trillion” di dollari, raggiunta in Asia in precedenza soltanto da Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (al secolo TSMC), arriva in un momento in cui Samsung è tornata centrale nella filiera tecnologica globale. La divisione semiconduttori ha registrato utili record nel primo trimestre del 2026 grazie agli ordini legati ai data center AI, mentre il mercato continua a scommettere su una domanda sostenuta di memorie avanzate come DRAM e NAND.

Samsung è oggi il maggiore produttore mondiale di questi chip di memoria, una componente diventata strategica nell’era dell’AI. I grandi modelli linguistici richiedono enormi quantità di memoria ad alte prestazioni..

Allo stesso tempo, Samsung resta un gruppo che continua a innovare in segmenti molto diversi tra loro. Negli smartphone, la linea Galaxy è stata tra le prime a spingere sui pieghevoli su larga scala. Nei display, l’azienda ha avuto un ruolo pionieristico nello sviluppo degli OLED. Nell’elettronica di consumo, continua a essere uno dei marchi più presenti nelle case, dai televisori agli elettrodomestici connessi e agli aspirapolvere. È questa capacità di presidiare contemporaneamente hardware, produzione industriale e tecnologie avanzate che rende Samsung un caso quasi unico nel panorama tecnologico contemporaneo.

Negli ultimi anni il gruppo sudcoreano ha inoltre rafforzato il proprio peso geopolitico e industriale. Anche perché rappresenta oggi una delle poche alternative reali alla concentrazione produttiva di chip avanzati a Taiwan. Non a caso, secondo Bloomberg, anche Apple avrebbe avviato discussioni esplorative per utilizzare Samsung nella produzione di processori negli Stati Uniti, come possibile alternativa o integrazione rispetto a TSMC.

Il traguardo della capitalizzazione record arriva comunque in una fase non priva di criticità. La divisione mobile e quella dei display stanno affrontando l’aumento dei costi dei materiali e dei componenti, mentre i forti profitti generati dall’AI stanno alimentando tensioni sindacali interne, con i lavoratori che minacciano uno sciopero generale.

Nel club delle trillion dollar company, però, il gigante sudcoreano è forse una delle poche realtà industriali che negli ultimi vent’anni ha dimostrato di saper innovare contemporaneamente nel consumo di massa, nella produzione avanzata e nell’infrastruttura tecnologica che alimenta l’economia digitale globale. E non è poco.

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