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Dagli scarti del pomodoro si ricavano molecole benefiche antiossidanti

Enea e Università della Tuscia: la sansa del pomodoro Sun Black contiene composti benefici come antociani e flavonoidi con percentuali che variano dal 16,5% al 36,5% rispetto alle altre varietà studiate

di Davide Madeddu

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2' di lettura

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Dagli scarti del pomodoro le molecole antiossidanti. I risultati (pubblicati sulla rivista Food Chemistry) di uno studio svolto dall’università della Tuscia con i ricercatori dell’Enea per la prima volta «mettono a confronto le diverse proprietà nutrizionali e funzionali delle sanse del pomodoro San Marzano (buccia e semi che equivalgono al 20% del peso) ottenute dalle due varietà San Marzano e Sun Black, quest’ultima dalla caratteristica pigmentazione viola, e dalla variante Colorless fruit epidermis con la buccia trasparente.

«Abbiamo dimostrato che da questi prodotti di scarto è possibile ottenere una polvere di pomodoro nutrizionalmente comparabile a quelle in commercio - sottolinea Maria Sulli del laboratorio Biotecnologie Green dell’Enea e coautrice dello studio insieme al collega Gianfranco Diretto e a Barbara Farinon, Martina Felli, Daniele V. Savatin, Andrea Mazzucato, Nicolò Merendino e Lara Costantini dell’Università della Tuscia (Viterbo) - ma con un elevato contenuto di molecole bioattive antiossidanti, come flavonoidi e antociani, note per l’efficacia nel prevenire l’insorgenza di gravi malattie e l’invecchiamento precoce».

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Dallo studio emerge che la sansa del pomodoro Sun Black «ha rivelato un’abbondanza di composti benefici come antociani e, in generale, flavonoidi con percentuali che variano dal 16,5% al 36,5% rispetto alle altre varietà studiate, che la rendono particolarmente promettente come ingrediente funzionale in pasta, pane e biscotti, perché in grado di arricchirli di molecole antiossidanti, fibre alimentari e minerali».

Un risultato importante, sottolineano i ricercatori, che potrebbe dare un contributo ad arricchire la filiera alimentare.
«Le polveri di pomodoro da noi ottenute a partire dalle sanse - argomenta Lara Costantini del laboratorio di Nutrizione Cellulare e Molecolare dell’Università degli Studi della Tuscia e coordinatrice del progetto - mostrano importanti caratteristiche che potrebbero migliorare il profilo nutrizionale e antiossidante di molti alimenti in commercio. Al momento stiamo lavorando per analizzare la loro integrazione in diversi alimenti e la loro funzionalità in vivo tramite un trial clinico».

Non è comunque tutto. Nello studio i ricercatori hanno valutato anche la possibile efficacia degli estratti prodotti a partire dagli scarti contro il batterio P. syringae e il fungo F. graminearum, «noti per i danni che provocano ai raccolti di pomodoro». «Considerato che in agricoltura vi è una forte necessità di fornire alternative sostenibili al controllo delle malattie causate da fitopatogeni - sottolinea Sulli - e che i fenoli possono avere anche un’attività antimicrobica e antimicotica, valuteremo in ulteriori studi una possibile applicazione come biopesticidi di questi prodotti di scarto».

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