Space economy

Da Enea e La Sapienza l’orto spaziale per lo sbarco (simulato) su Marte

Denominato Hort3Space sarà dotato di un sistema innovativo di coltivazione idroponica multilivello completamente automatizzato, modulare, dotato di specifiche luci Led e di un braccio robotico integrato

di Davide Madeddu

L’«orto marziano» dell’Enea

2' di lettura

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Al via l’orto marziano per la missione simulata sul Pianeta Rosso. L’iniziativa riguarda la realizzazione dell’orto ipertecnologico denominato Hort3Space e realizzato dai ricercatori dell’Enea con quelli del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale dell’Università La Sapienza di Roma. Si tratta, come fanno sapere dall’Enea, «di un sistema innovativo di coltivazione idroponica multilivello, completamente automatizzato, modulare, dotato di specifiche luci Led e di un braccio robotico integrato».

Nell’orto italiano saranno coltivati vegetali in grado di adeguarsi alle condizioni estreme sia terrestri che spaziali, come il ravanello rosso e il cavolo rosso, entrambi ricchi di antiossidanti, vitamine e minerali.

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I cibi prodotti nell’orto ipertecnologico riforniranno gli astronauti che partecipano alla simulazione dello ‘sbarco’ su Marte, partita ufficialmente con l’inizio del periodo di isolamento, in Armenia. Ossia la missione Amadee-24 organizzata dall’Austrian Space Forum, in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Armena, per aprire la strada alle future missioni di esplorazione dello Spazio.

Allestito all’interno di una camera di coltivazione in una tenda gonfiabile autoportante, Hort3Space permetterà di massimizzare la produzione e di ridurre il consumo delle risorse e il carico di lavoro dell’equipaggio, incrementando al contempo il recupero e il riciclo degli scarti.

Gli esperimenti avviati sull’orto made in Italy, sottolineano i ricercatori dell’Enea, «serviranno a verificare la fattibilità dell’intero processo di coltivazione idroponica automatizzata, a comprenderne i consumi energetici di risorse idriche e fertilizzanti e a studiarne la produttività».

Si tratta dell’ultima iniziativa di un programma che vede l’agenzia impegnata da dieci anni in attività di ricerca finalizzati alla realizzazione di “orti spaziali” con una specializzazione nella realizzazione di «di sistemi ingegnerizzati per la coltivazione di piante in assenza di suolo, di coltivazioni idonee alle condizioni spaziali, come le microverdure, e di varietà vegetali ottimizzate per la coltivazione nello spazio (“ideotipi” spaziali), come il cosiddetto pomodoro “San Marziano” e la lattuga viola».

In corso ci sono poi studi per i «processi di bioconversione degli scarti organici di missione, che una volta trasformati possono fornire nutrienti utili a sostenere la crescita di piante nelle serre spaziali e a produrre fertilizzante o compost direttamente in situ, riducendo al tempo stesso i rifiuti e la fase del loro smaltimento».


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