Cucinelli, la sfida globale della crescita del marchio passa per i negozi fisici
Post lockdown. Il cliente, che pure seleziona il capo online, torna all’acquisto nella boutique e la società vuole sfruttare il fenomeno. Il rischio geopolitico
di Vittorio Carlini
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Da un lato la sfida dell’espansione del marchio, la quale passa un po’ per tutti i mercati e senza una priorità su uno specifico Paese. Dall’altro la volontà di sfruttare il canale distributivo fisico che, dopo i lockdown, è tornato in auge tra la clientela. Sono tra i focus di Brunello Cucinelli a sostegno del business.
Quest’ultimo nel primo semestre del 2022 è stato contraddistinto da ricavi e redditività in aumento. Le vendite nette si sono assestate a 415,4 milioni, in rialzo del 32,4% rispetto allo stesso periodo del 2021 (+28,3% a cambi costanti). L’Ebitda, dal canto suo, è risultato di 120 milioni (+48,8%) mentre il rapporto percentuale tra Mol (pre Ifrs 16) e ricavi è del 18,1%. Un dato, quest’ultimo, che è in salita sia rispetto a metà anno dello scorso esercizio (12,7%) sia rispetto al 30/6/2019 (17,1%). Infine l’utile operativo: l’Ebit è aumentato a 57,8 milioni. Anche in questo caso la marginalità (Ebit margin) è maggiore non solo se confrontata con il 2021 ma anche con il 2019.
Il mondo reale
Al di là dei numeri di conto economico Cucinelli, di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici, ha tra le priorità, per l’appunto, quella di sfruttare il ritorno in auge, dopo tanti lockdown, delle boutique fisiche. L’acquirente, è l’indicazione, vuole venire in negozio. Provare il capo, eventualmente acquistarlo, interagendo con lo staff della stessa buotique. Sia chiaro: l’integrazione tra il digitale e il canale fisico resta essenziale. Persiste l’importanza di servizi quali, ad esempio, la prenotazione via internet di un appuntamento in un determinato negozio. Ciò detto, però, nel 60% dei casi l’acquirente visiona il prodotto online e poi va nella boutique per lo shopping. Un comportamento che, da una parte, ribadisce le sinergie tra il mondo digitale e quello reale; ma che, dall’altra, conferma la rilevanza di quest’ultimo. Anche a fronte di ciò la società prosegue, pure restando essenziale il wholesale, nell’espansione del canale distributivo retail. Vale a dire: quello costituito da negozi a gestione diretta (Dos) e spazi di vendita (sempre a gestione diretta) nei department store.
Alla fine del primo semestre del 2022 la ripartizione dei ricavi tra lo stesso retail e il wholesale è la seguente: il primo incide sul fatturato per il 58,6% mentre il secondo per 41,4%. Alla fine dell’esercizio in corso la ripartizione, invece, dovrebbe un po’ modificarsi: circa il 60% è previsto appannaggio del retail e il 40% del wholesale. Insomma: c’è un incremento di peso del canale che comprende i Dos. Un breakdown, quest’ultimo, che Cucinelli considera equilibrato.
Sennonché le prospettive (al netto della volontà di aumentare in valore assoluto le vendite in entrambi i canali) indicano che, nel medio periodo, dovrebbe concretizzarsi l’ulteriore incremento del retail di qualche punto percentuale. La motivazione? Perché, a fronte del numero dei clienti wholesale che rimarrà giocoforza stabile, continuerà invece l’espansione dei negozi a gestione diretta.



