Lettera al risparmiatore

Cucinelli, più negozi a gestione diretta per crescere in Cina

Focus. Il gruppo del lusso non accelera sul fronte dell’e-commerce per evitare che il marchio possa perdere esclusività. Il rischio della ripresa della pandemia

di Vittorio Carlini

(Imagoeconomica)

6' di lettura

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Da una parte preservare, attraverso anche e soprattutto la continua ricerca della qualità e contemporaneità nel prodotto, l’esclusività e unicità del marchio. Dall’altra proseguire, dopo un 2021 in cui i ricavi sono stimati in rialzo del 25% sul 2020, lungo la strada della crescita - definita dall’azienda - “garbata”. Anche con una maggiore articolazione internazionale in Asia, soprattutto in Cina. Sono questi alcuni dei focus della strategia d’espansione di Brunello Cucinelli.

Prima riga di conto economico

Il gruppo, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici, di recente ha pubblicato i dati dei ricavi sui primi nove mesi del 2021. Le vendite nette si sono assestate a 502,6 milioni in rialzo a cambi costanti del 35,4% rispetto allo stesso periodo del 2020. Può obiettarsi: è piuttosto normale che, a fronte dell’annus horribilis qual è stato lo scorso esercizio per il comparto della moda, si concretizzi l’aumento indicato. L’azienda , tuttavia, ha riportato l’incremento del giro d’affari rispetto agli stessi primi nove mesi del 2019, il quali non sono stati coinvolti da lockdown e pandemia. Qui la salita, sempre a parità di valute, è del 12,2%.

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Ciò detto, riguardo alla divisione geografica del fatturato, l’incidenza delle diverse aree (sempre al 30/9/2021) è risultata la seguente: l’Europa e l’Italia incidono rispettivamente per il 30,1 e 14,1%; il peso delle Americhe è del 32,1% mentre l’Asia ha generato il 23,7% del fatturato. Si tratta di una ripartizione che, al netto della volontà di crescere in valore assoluto in tutti i mercati, nel medio periodo può cambiare? La risposta è positiva. La divisione, considerando il mercato domestico all’interno della voce riferita al Vecchio continente, dovrebbe configurarsi nel seguente modo: le Americhe incidono per il 30%, l’Europa per il 40% e l’Asia pesa per il 30%.

È evidente, tra le altre cose, che l’aumento dell’incidenza di quest’ultima regione (ribadendo l’essenzialità anche degli altri mercati) è una delle dinamiche che dovrebbe caratterizzare l’articolazione internazionale di Cucinelli. In particolare la Cina è prevista assumere un più importante peso. Ad oggi l’Impero di Mezzo vale intorno al 15% del fatturato. Nel medio periodo la stima è di arrivare al 21-22%. In che modo? Rispetto al prodotto, allo stile e al gusto, come consuetudine nella strategia aziendale, non c’è alcuna differenza tra i vari mercati. E questo accade anche con la Cina. Riguardo, invece, al canale distributivo, da un lato resta importante il Wholesale; ma, dall’altro, il target è quello di incrementare il numero dei negozi a gestione diretta (Dos). Tanto che, nelle future aperture di Dos, una parte non da poco dovrebbe concretizzarsi proprio nel Paese in oggetto.

Il nodo della politica cinese

Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complicata. Il risparmiatore fa il seguente ragionamento. Tra Occidente e Cina, che peraltro da tempo ha avviato una stretta riguardo agli eccessi della domanda voluttuaria, si è alzato il livello di tensione. Questo può penalizzare la percezione da parte dei cinesi delle imprese Occidentali che operano nell’Impero di mezzo e la loro espansione nel medesimo, compresa Cucinelli.

L’azienda dice di non essere preoccupata dal fenomeno. In primis perché, è l’indicazione, nell’ambito di un sistema - come l’attuale - di economie interconnesse la Cina, nonostante le tensioni, sarà un motore propulsivo globale. Poi perché, viene sottolineato, le dimensioni del gruppo in quello Stato sono ancora limitate e, quindi, c’è spazio per crescere. Infine soprattutto perché Cucinelli ricorda che il suo approccio, simile per tutti i mercati e coerente con la sua visione di capitalismo umanistico, mette al centro dell’agire il rispetto e l’accettazione della cultura del Paese in cui opera. Un modus operandi, conclude la società, che le consente di esprimere ottimismo rispetto all’espansione in Cina.

Ottimismo e pandemia

Già, ottimismo. Nella conference call con gli analisti sui dati dei primi nove mesi del 2021 l’azienda ha espresso grande fiducia sul prossimo futuro socioeconomico. L’uscita dalla pandemia tuttavia, per diverse motivazioni, non è così lineare e definitiva come poteva pensarsi solo poco tempo fa. Il risparmiatore esprime il timore che questo possa impattare sulla crescita economica, e quindi anche dell’azienda. Il gruppo rigetta il timore. Dapprima la società ricorda, ad esempio, il positivo andamento della raccolta ordini uomo-donna della primavera-estate 2022. Si tratta di una dinamica, è l’indicazione, che consente di stimare, a fine del prossimo anno, l’incremento del 10% dei ricavi rispetto al 2021. Non solo. Cucinelli rimarca che i positivi risultati dei primi 9 mesi del 2021 sono stati realizzati in un contesto dove le restrizioni o limitazioni, che potrebbero -seppure nessuno lo auspica -replicarsi in futuro, erano ben presenti. Di conseguenza il gruppo, da un lato, ribadisce il suo ottimismo; e, dall’altro, conferma l’outlook. Vale a dire, tra le altre cose: a fine 2021 un Ebitda margin intorno al 13% (cioè ben superiore al 2020 e qualche punto percentuale in meno rispetto al 2019) , il magazzino a circa il 30% dei ricavi e il rosso della Posizione finanziaria netta ex Ifrs 16 a circa 65 milioni (erano 93,5 milioni al 31/12/2020). Rispetto invece al 2021 e 2022 è attesa la crescita, in entrambi gli anni, dei ricavi del 10% e l’Ebitda che si riequilibra nel biennio.

I canali distributivi

Fin qui alcune suggestioni sulle dinamiche contabili e la strategia di espansione. Il risparmiatore, tuttavia, volge lo sguardo anche alla distribuzione. Cucinelli, su questo fronte, divide i ricavi tra canale Retail e Wholesale. Appannaggio del primo sono: i cosiddetti negozi a gestione diretta (al 30/9/2021 si assestano sul numero 113) e gli spazi, sempre a gestione diretta, all’interno di grandi magazzini alto di gamma (42 a fine settembre scorso). Il Wholesale, invece, riguarda la presenza dei prodotti del gruppo in luxury department store non direttamente gestiti dal gruppo del cashmere. Ebbene: al netto che il Retail e il Wholesale sono saliti in termini assoluti sia rispetto allo stesso periodo del 2020 che del 2019, il Retail ha aumentato la sua incidenza sui ricavi di entrambi gli anni. L’indizio che Cucinelli punta con maggiore forza sul quest’ultimo canale distributivo? La risposta è negativa. Da un lato la dinamica è l’effetto dell’onda lunga delle aperture di Dos nel 2020 e ’21; e dall’altro, dice Cucinelli, la strategia prosegue come sempre. Così è prevista, ogni anno, l’apertura netta di circa due nuove boutique a gestione diretta e 2-3 ampliamenti di negozi già esistenti. Certo: sul medio periodo l’incidenza del Retail, anche e soprattutto per strategie quali quelle in Cina, dovrebbe aumentare. Ma non in maniera così significativa: l’importanza del Wholesale rimane intatta. Questo, ponendo i prodotti a fianco di altri marchi, consente a Cucinelli (anche) di monitorarne la contemporaneità.

Tecnologia ed esclusività

Già, la contemporaneità. Cui si unisce la continua ricerca dell’esclusività, del gusto, dell’artigianalità e dell’alta qualità. Sono focus rilevanti di Cucinelli i quali, peraltro, spiegano (anche) l’approccio del gruppo all’e-commerce. I ricavi diretti online valgono il 5-6%. Considerando le vendite in rete dei multibrand si arriva intorno al 15%. Ebbene la società non vuole accelerare su questo fronte.

Certo: durante la pandemia, giocoforza, la digitalizzazione ed informatizzazione dei processi è stata rafforzata (ad esempio può ricordarsi l’investimento per il passaggio della boutique online sul cloud) . Tuttavia, deve sottolinearsi, la tecnologia è sì utile, ma resta comunque uno strumento sempre e solo da affiancarsi al canale fisico di vendita (e quindi, all’esperienza personale nell’acquisto). In altre parole: Internet, con la sua ubiquità, dev’essere maneggiato con cautela. Pena: il rischio di diluire il brand.

Materie prime e supply chain

Infine le materie prime. Qui il risparmiatore sottolinea i recenti gravi problemi sulle filiere globali di approvvigionamento e di distribuzione. Un contesto che, ad esempio, può fare aumentare i costi di trasporto o creare lo shortage sul fronte della materia prima. Il gruppo, sul tema in oggetto, non vede particolari problematiche. In primis, viene ricordato, la lavorazione del cashmere richiede l’acquisizione della materia prima con 1,5-2 anni d’anticipo. Quindi: fino al 2022 non c’è alcuna questione di potenziale shortage. Rispetto, invece, ai maggiori costi logistici questi, se si concretizzeranno, saranno eventualmente trasferiti sul listino finale nelle future stagioni. Ad oggi però, conclude Cucinelli, non c’è alcuna indicazione in tal senso.

FOCUS

Investimenti e pubblicità
La società sottolinea che gli investimenti in advertising, nell’esercizio in corso, sono previsti al 5,4-5,7% dei ricavi. Si tratta di esborsi che riguardano i canali tradizionali, senza però dimenticare anche quelli digitali

Per approfondire

L'andamento del titolo

L'analisi tecnica del titolo

L'analisi di Finlabo research

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